R E C E N S I O N E


Articolo di Luci

Per Giorgio Gobbo Nettare dell’estate è il debutto da solista dopo 18 anni con la formazione (Piccola) Bottega Baltazar, della quale è cofondatore e voce. Il disco, nato dall’idea di creare qualcosa che si possa suonare in qualsiasi luogo e situazione, contiene brani registrati in gran parte in un’unica ripresa, per mantenere un forte senso di genuinità.
Molti pezzi sono chitarra e voce, oppure voce e un altro strumento (solo in alcuni casi vi è un organico un pochino più numeroso).
Si tratta di un progetto musicale solare, ispirato dalla metà luminosa dell’anno, anche se non mancano accenni intimisti più oscuri, nella consapevolezza che vita e morte sono indissolubilmente unite.
E’ il primo capitolo di un lavoro che, nella seconda parte, sarà dedicato all’inverno.  

Prendendo come riferimento non solo i cantautori folk nordamericani, ma anche scrittori classici del calibro di Withman e Thoreau, Gobbo non si limita a rendere omaggio alla bellezza delle terre in cui vive. Intraprende un viaggio in cui cerca nel suo microcosmo qualcosa di universale che possa arrivare a chiunque ascolti le canzoni.
Camminare a lungo da solo, immerso nel silenzio, oppure organizzare escursioni compagnia; trascorrere giornate sugli altopiani, in mezzo ai boschi, attraversare le Dolomiti, posare il capo fra i prati d’alta quota o rimanere assopito fra le pietraie. Lasciarsi permeare dallo spirito dei luoghi, dalle voci che popolano i grandi spazi aperti, instaurare un dialogo spontaneo interiore con le persone care. Tutto questo ha creato dentro Giorgio un bagaglio di sensazioni e ricordi che nel giro di un anno e mezzo si sono materializzati in musica e parole.
I tredici brani pubblicati indagano con vena sempre profondamente poetica il rapporto e le similitudini che legano la natura dell’uomo al resto del creato. Scopriamo così una declinazione bucolica del sentimento amoroso: “mi piace farmi albero, mi sembra inevitabile che poserai il tuo nido su di me”. E quanto il cantautore padovano senta il lamento di una capra zoppa che solitaria arranca sugli zoccoli molto vicino alla sua condizione umana di incertezza e silenzio. O come la sua anima lieve si rispecchia nello sguardo di un cane che osserva il fuoco.
L’interpretazione di Giorgio in ogni pezzo diventa un notevole valore aggiunto in quanto in essa confluisce tutta l’esperienza del teatro di narrazione da sempre linfa importante della sua creatività. Arriva inoltre nitida la convinzione che le canzoni hanno una forza speciale, possono far stare bene sia chi le compone, che chi le ascolta.

Chitarre acustiche od elettriche, percussioni che incedono aggraziate, la dolcezza del flauto, un violoncello struggente. L’insieme produce note che avvolgono in un’atmosfera delicata, armoniosa, a tratti minimale e malinconica, altre volte ridente e gioiosa.
C’è modo poi di conoscere un luogo nato per gioco (all’interno di un laboratorio di canto per un servizio psichiatrico). Rovolon, località esistente ma trasformata in qualcosa che richiama anche altro (fondendo le parole love e revolution), un posto in cui volare lontano dalla grigia realtà di ogni giorno.
Certo rimane la consapevolezza che arriverà l’inverno, con lunghe e pesanti nevicate, notti infinite, ma il cuore sa che poi finirà e potrà tornare a cantare innamorato.
“Mi piace scoprire cose, condividere due-tre robette che ho imparato dalla vita. Finché posso continuerò”, così dichiara Giorgio. Proprio quello che mi auguro anch’io perché è un’esperienza preziosa, quella di staccare dalla quotidianità per immergermi nel suo mondo fatto di sensazioni autentiche, quasi ancestrali, che aiutano  a riscoprire il valore della vita in tutte le sue forme…

Tracklist:
01. Monte Fior
02. Come vino, come vento
03. Giorni dorati
04. Casa in via Utopia
05. Capra zoppa
06. Anima cane
07. Sogno che tu venga a farmi visita al mattino
08. A Rovolon
09. Al sorgere della luna regina
10. Miele biondo del frumento
11. Irragionevolmente
12. Le cime dei larici
13. Arriverà l’inverno