L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

“Ho lavorato a questo libro per quasi dieci anni” scrive Igort nella postfazione a 5 è il numero perfetto la graphic novel, dalla quale è stato tratto il film dall’omonimo titolo, diretto dallo stesso autore.
Un grande lavoro, nato dopo un periodo di soggiorno in Giappone, dove Igort si era immerso nello studio della grammatica del racconto orientale, ma col desiderio sempre vivo di ripescare nella proprie radici, come si dice un po’ letterariamente. Ed è effettivamente la raffinatezza del prodotto, il segno di una ricerca profonda di un linguaggio non solo verbale di tipo nuovo, un segno diverso, incisivo e che sappia dar conto dell’intimità e delle circostanze, insomma un segno che sappia narrare.

La scelta della bicromia delle tavole, inconsueta per il fumetto, sembra essere il grande contributo che l’esperienza giapponese ha lasciato all’autore. Anche la scelta dei luoghi e della tematica, la Napoli degli anni Cinquanta e della camorra, sono il frutto di una scelta anomala per una graphic-novel. Non già la solita città statunitense o una generica periferia urbana di una metropoli sconosciuta, ma una Napoli riconoscibile, benché non consueta, tempestata di riferimenti iconografici del tempo in cui è ambientata la storia, una Napoli fatta di ombre, perché come ricorda Igort “è l’ombra che disegna gli spazi…” . Ed è evidente che la luce, l’ombra, le immagini sono le scaturigini della storia stessa di Peppino Lo Cicero, il boss sessantenne che si muove nel 1972, protagonista di una torbida vicenda di vendetta e di destini incrociati.
“Non tutto inizia dai testi, per me sono molto importanti le atmosfere”, scrive Igort. La luce, l’ombra, ma anche il tempo sono lì a plasmare la storia e quella coniugazione particolare del tempo che è la nostalgia.
All’autore piace raccontare il tempo che si ferma e che riemerge nei ricordi di Peppino, che assomiglia molto alla figura di certi cavalieri presenti nella sua memoria e che hanno popolato le vicende del lontano West, o almeno quello della letteratura e del cinema.

Ad Igort più che il personaggio realisticamente inteso, sembra interessare la maschera; nella graphic novel un personaggio non è un vero attore e nemmeno un disegno statico, Igort li definisce “maschere che si muovono” e la creazione dei sentimenti è tutta legata all’abilità dell’autore.
“5 è il numero perfetto” è una grandissima graphic novel, ed averla letta dopo averne visto la trasposizione cinematografica, è stato un piacere supplementare. In una chiacchierata con l’autore, nel settembre scorso, ho avuto conferma che il modo migliore per scoprire se un fumetto è di buona qualità, è sfogliarlo velocemente, percependo il segno, il colore (in questo caso la raffinatissima bicromia).
Inutile cercare nel testo i prodromi di una grande storia, nella graphic novel, la percezione può avvenire solo attraverso il colpo d’occhio, il sentore visivo. Una pratica che metto in atto da anni, senza aver mai sbagliato un colpo.
Prendetela tra le mani, fate scorrere le pagine tra le dita, Igort, come lo spietato Peppino Lo Cicero, colpisce al cuore. Sempre.