L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Silvia Violante Rouge

Dopo aver sentito i Mòn dal vivo niente vi sembrerà più lo stesso. La band romana è già da un paio d’anni una realtà consolidata nella nostra penisola, nel senso che già col loro esordio Zama, datato 2017, aveva fatto parlare di sé in termini più che positivi. 
A gennaio è uscito Guadalupe, che ha mostrato notevoli passi avanti, soprattutto dal punto di vista delle influenze e dello spettro sonoro decisamente allargato. Una scrittura di altissimo livello, che prende gruppi come Daughter e Beach House come punti di partenza ma poi si allarga notevolmente ad abbracciare numerosi territori, dal Jazz al Progressive, dal Folk ad un più lineare Synth Pop, passando per ritmi tribali e caraibici. Due dischi splendidi, pieni zeppi di brani ben costruiti e intrisi di personalità. Fin qui è già tanto, per carità, ma lo stacco con quello che sono capaci di fare dal vivo è assolutamente strabiliante e nulla avrebbe potuto farlo presagire. 

Per la verità quest’estate ne avevo avuto qualche avvisaglia, dopo aver ricevuto messaggi entusiastici di amici che li avevano visti esibirsi al Woodoo e al Rock In Serio. Non ricordo dove mi trovavo in quelle due sere (ad altri concerti, scommetto) ma da lì la curiosità un po’ mi era salita. Il gruppo, che ha recentemente firmato un importante contratto con Radar Concerti per il Booking delle proprie date live, sabato sera è approdato all’Ohibò, per il suo ritorno in territorio milanese dopo l’estate e per l’occasione il locale è bello pieno, con anche un consistente gruppo di gente arrivata direttamente da Roma. 

Yet To Come

In apertura il duo milanese (ma per metà di origine americana) degli Yet to Come, con all’attivo “Identity”, un singolo di tre pezzi. Hanno definito il loro suono come “Lemon Funk” ma in realtà l’impressione è che si debbano ancora chiarire le idee: i brani oscillano tra un RnB venato di Soul e Synth Pop, senza dimenticare qualche influenza della canzone italiana e alcuni inserti Hip Pop. Paul e Majjio, che sono anche marito e moglie, si dividono i ruoli in maniera simmetrica, occupandosi entrambi delle parti vocali, basi e Synth. Gli episodi inediti presentati non sono brutti e a livello vocale, soprattutto Majjio se la cava molto bene. Il problema, semmai, sta nel ruolo fin troppo spropositato delle basi, che riduce al lumicino le parti effettivamente suonate live e l’eccessiva eterogeneità della proposta, frutto di un collettivo che non ha ancora trovato la propria identità. Detto questo, “Identity” risulta un buon lavoro ma l’impressione è che debbano crescere ancora molto. 

Yet To Come

Discorso diverso per i Mòn. A stupire di loro non è solo la padronanza assoluta del palco ma anche l’amalgama che riescono a creare. Una formazione a cinque elementi, con una sezione ritmica molto ben bilanciata (impeccabile Stefano Veloci al basso, mentre il batterista Dimitri Nicastri è uno dei principali responsabili dell’irruenza e della maggiore dinamicità che i vari pezzi acquistano in sede live), un chitarrista, Michele Mariola, che fa un lavoro magnifico, fatto spesso di fraseggi minimali ma essenziali, ma anche di ritmiche irruenti, sempre riuscendo ad evocare un feeling unico. Al centro, entrambi divisi tra Synth, tastiere e parti vocali, stanno Rocco Zilli e Carlotta Deiana. La ragazza è maggiormente coinvolta nelle voci (la vicinanza al sound dei Daughter dipende anche da questo), timbro sottile ma all’occorrenza sprigiona anche potenza e notevole estensione. 


I brani proposti sono quelli dei due dischi, che ormai conosciamo bene, ma l’esecuzione dal vivo riesce quasi del tutto a stravolgerli, aumentando il tiro generale e valorizzando soprattutto le parti strumentali, enfatizzando ancora di più la componente jazzy, con grande abbondanza di tecnicismi e tempi dispari. Le varie “Calypso”, “Fragments”, “Lungs”, “IX”, “Laurel”, vanno a formare un caleidoscopio di ritmi e di colori, un fluire inarrestabile di melodie, spesso all’interno di una struttura musicale varia e poco lineare, un autentico inno alla bellezza che pare incredibile possa essere sprigionata da una band così giovane e dalla carriera appena cominciata. 
Gli applausi scroscianti e ripetuti del pubblico non fanno altro che confermare il giudizio: i Mòn sono al momento uno dei gruppi in assoluto migliori che abbiamo in Italia, già pronti per le platee internazionali che contano. Non è escluso che, se provenissero da un paese musicalmente più sviluppato, le avrebbero già abbondantemente guadagnate…