L I V E – R E P O R T


Articolo di Stefania D’Egidio

Otto anni di assenza sono lunghissimi per i fans più accaniti della band di Sacramento: l’album più recente, Showroom of Compassion, risale all’ormai lontano 2011, così come l’ultima apparizione sul suolo italico, tanto che la data del 21 ottobre all’Alcatraz di Milano è attesa come l’acqua dopo un periodo di siccità, e di acqua ne scende parecchia sul capoluogo lombardo quel giorno, tanto da farmi temere il peggio.

Il diavolo ci ha messo lo zampino, tra strade allagate, incidenti e blackout improvvisi arrivare in via Valtellina è quasi un’impresa, ma poi la serata prende la piega che non ti aspetti: parcheggi proprio di fronte al locale, credo non mi sia mai successo in diciassette anni di concerti, passi velocemente ai controlli e, come per magia, ti ritrovi dentro a scambiare chiacchiere e impressioni con altri appassionati di musica.
Sala piena, ma non soldout, probabilmente complice il mal tempo il “milanese imbruttito” se ne sta in pantofole sul divano a guardare la tv, tanti invece gli stranieri, qua e là si sente parlare in inglese e in tedesco, presenti anche famigliole con bambini e che ben vengano, altrimenti poi te li ritrovi adolescenti ad ascoltare chissà cosa.
Lo show inizia prestissimo, alle 20.30, senza band di supporto e la cosa mi rallegra non poco: sono anni che mi lamento dei concerti infrasettimanali che si prolungano fino a tarda notte costringendoti l’indomani ad andare a lavoro con l’aspetto di uno zombie.

Un intro suggestivo affidato alle fanfare della colonna sonora di Rocky, la scenografia ridotta all’essenziale, con un telone che evoca gli sterminati boschi degli States, ma che a me ricorda i quadri nel salotto della nonna, e poi l’ingresso della band accompagnato da uno scroscio di applausi. “Alternativi tra gli alternativi” li definiscono e si capisce il perché già dalle prime note, quando Vince DiFiore porta alla bocca una clavietta verde, non ne vedevo una dai tempi dell’ora di musica alle scuole medie.
Non sono più i ragazzotti irriverenti degli anni ’90, per John McCrea lunga barba bianca e occhiali, per Vince capelli brizzolati, ma lo spirito è rimasto intatto, così come l’immensa abilità nel miscelare diversi generi musicali, dal funk al jazz, passando per il rock e il rap.

Etichettarlo come un cantante indierock è a dir poco riduttivo per John: un attimo prima è un crooner alla Frank Sinatra e l’attimo dopo si trasforma in un rapper alla DMC.
Con loro anche le cover hanno un sapore del tutto nuovo e ne faranno diverse durante lo spettacolo, da Perhaps, Perhaps, Perhaps di Osvaldo Farrès a War Pig dei Black Sabbath, in un’insolita chiave funk, e I Will Survive di Gloria Gaynor con la chitarra distorta di McCurdy a rivendicare prepotentemente la sua presenza sul palco.

Se McCrea è il frontman ideale nella sua atipicità, DiFiore è la ciliegina sulla torta con la sua tromba che dà ad ogni canzone quel tocco di velata malinconia che fa tanto musica francese anni ’60: sarà un caso che nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo dello show riecheggi Un Homme et une Femme di Francis Lai?
Alla fine saranno due ore piene di concerto con in mezzo simpatici siparietti, riflessioni sulle nuove dipendenze, compresa quella dai telefonini, e persino un concorso a premi quando fa la sua comparsa un vaso con una pianta che sarà regalata a chi ne indovinerà il nome… ci vorranno cinque minuti buoni prima che qualcuno imbrocchi la risposta giusta: POMPELMO!
Da pollice nero, quale sono, non ci provo nemmeno.

Insomma, che dire, i CAKE saranno pure dei gran caxxoni, ma solo in apparenza, perché dietro i testi bizzarri ci sono riferimenti mica da ridere ai temi della morte, del capitalismo, dell’ecologia e un impegno politico-sociale che si manifesta anche attraverso la scelta di pubblicare una serie di singoli, per il loro settimo album, il cui ricavato sarà devoluto all’ONG Medici Senza Frontiere: chapeau !

Setlist:
Frank Sinatra
Sinking Ship
Meanwhile Rick James
Perhaps,Perhaps,Perhaps
Wheels
Rock’n’roll Lifestyle
Sick of You
Tree Giveaway Intermission
Love You Madly
Sheep Go to Heaven
Mexico
Guitar
I Will Survive
Never There
Short Skirt/Long Jacket
War Pigs
The distance