L I V E – R E P O R T


Articolo di Cristiano Carenzi, immagini di Tommaso Prinetti

Per Lazza il 2019 è stato un anno fondamentale: inizialmente l’uscita del suo secondo disco Re Mida che lo ha confermato al centro della scena Rap italiana, la collaborazione con Guè alla hit Montenapo, il ruolo (a mio parere) da MVP nel Machete Mixtape 4, il re-pack del disco a cui si sono aggiunti un Ep di cinque singoli e un disco eseguito solo con il pianoforte contenente dieci dei brani del progetto iniziale e adesso il tour che inizia con un sold-out all’Alcatraz, nella sua città.

Sembra quindi inutile dire che le attese intorno a questo live sono alte; arrivo al locale un po’ tirato con gli orari e dopo neanche dieci minuti il rapper sale sul palco iniziando come inizia il suo disco, ovvero con Per Sempre, uno dei brani che è stato maggiormente apprezzato dall’ascoltatore medio e infatti il pubblico si scalda immediatamente, segue un altro brano di Re Mida e poi viene dato spazio alla prima collaborazione: Fiori con l’amico di una vita Giaime che sale sul palco con lui per cantarla.

Raccontarvi ogni traccia eseguita risulterebbe noioso per me e per voi e dopo capiremo il perché. Sul palco con lui ci sono Slait e Low Kidd dietro la console e due pianoforti, per ora entrambi inutilizzati. Con i dj esegue altri sette brani tra episodi sia più recenti che del primo disco Zzala e poi esce di scena. A questo punto qualche spettatore inizia a uscire dal locale, il che dice tanto sulle aspettative medie rispetto ad un live della mia generazione ma dopo solo qualche minuto Lazza torna sul palco per la seconda parte del live, incentrata sul pianoforte che da sempre lo accompagna nel suo percorso artistico. Il piano lo suona un signore in camicia e frac mentre lui si concentra sul canto e inizia con l’iconico brano Ouverture a cui seguono quattro brani estratti dalla versione piano dell’ultimo disco (tra cui Catrame, per cui sale anche Tedua sul palco) e chiude con la nuova Ouver2re. Solo ora anche il ragazzo si avvicina al piano per eseguire egregiamente (per quanto possa capirne io di musica classica) il notturno in Do Diesis Minore di Chopin, sul quale è stata appunto scritta la prima strofa di Ouverture. Per qualche minuto il pubblico rimane completamente in silenzio per poi lasciarsi ad un sincero applauso, forse dopo aver letto questo anche gli estranei del genere capiscono che l’altra sera ho assistito a qualcosa che non capita tutti i giorni. Lazza scende nuovamente dal palco, ma solo per qualche minuto.

Inizia ora la terza parte del live, che è stata anche la più ampia; il primo brano che esegue è “Gucci Ski Mask” con Guè pequeno, un manifesto di zarroganza che sembra non lasciare l’ultima parola alla finezza del pianoforte, perché in fondo Lazza è tamarro milanese e ci tiene a ricordarcelo. Segue “Montenapo” ancora con Il Guercio. Tra qui e la fine del concerto mancano ancora dodici brai (prima dei bis), estratti da progetti differenti, e vari ospiti (Nitro, Dani Faiv, Low Kidd, Capo Plaza e Fabri Fibra) ma tra queste mi colpisce particolarmente sentire “I Bambini fanno mob (I.B.F.M.)” di cui personalmente mi ero scordato, oltre a hit di punta come “Portocervo”, “Lario” e la più recente “Million Dollar”. Prima dei bis Lazza, che ha eseguito ogni brano senza playback (pratica, per chi non lo sapesse, molto comune tra i ragazzi della nuova scena) ci tiene a ricordare a quest’ultimi di “imparare a fare il proprio lavoro, coglioni”. Per concludere la festa ripete “Gucci Ski Mask” e “Morto Mai” finché, sudato e stanco, ringrazia e scende per l’ultima volta dal palco.

Due ore e un quarto di concerto, per un totale di 32 brani, ora capite perché all’inizio dicevo che l’elenco sarebbe stato noioso. Una serata difficile da raccontare, un rapper che canta ogni sillaba con una voglia di spaccare pazzesca, il pubblico coinvolto come poche volte mi è capitato di vedere e io che personalmente era davvero tanto tempo che non uscivo così contento e divertito da un concerto.

Lazza ha le carte in regola per diventare un big della scena: scrive e canta bene, ha delle punch-line molto forti e una capacità di esecuzione nei live unica (che come ci ricorda anche lui, è la cosa più importante per un cantante). Nonostante ciò la cosa che più mi piace di questo ragazzo è la naturalezza con cui passa dal raccontarti le sue difficoltà accompagnato dal piano al dirti frasi come “amores perros a parte volevo un ferro e una tipa che ha un ferro sopra le chiappe” con i bassi distorti in sottofondo; chiaramente un ragazzo sensibile ma che non si dimentica né si vergogna di essere un tamarro della piazza. Grazie Lazza della serata, è stato un concerto fuori dal comune, a questo punto mi avvio verso casa sudato e senza voce, ma particolarmente soddisfatto.