L I V E – R E P O R T


Articolo di Claudia Losini

“Ma perché vi fate chiamare festival di musica elettronica, se non c’è l’elettronica?”
Nei commenti alla pagina del festival, quest’anno, si sono lette tante domande di questo genere.
Premesso che da circa 3 o 4 anni il festival ha cambiato direzione, spostandosi dall’elettronica in senso stretto del termine al genere avant-garde pop, quella di quest’anno è stata una scelta che determinerà il futuro di ClubtoClub, che in 19 anni ha modificato spesso la sua espressione, mai perdendo però la sua natura di festival che sponsorizza la musica del futuro.

A partire da MorMor, già conosciuto per la partecipazione al Primavera Sound, un talento emergente che canta con raffinata dolcezza la malinconia di vivere.
E Kelsey Lu, che può essere paragonata senza esitazioni a Solange Knowles. Figlia di musicisti, è pianista e violoncellista, ma quello che colpisce sul palco è la sua presenza che ammalia tutti quanti: la sua voce, perfetta quasi allo sfinimento, ci regala un momento di sospensione temporale, in un’esibizione magnetica in cui difficilmente riuscivi a perdere la concentrazione dal suo volto, dai suoi capelli, dalle sue movenze.

Ph Daniele Baldi

Questi due artisti, già da soli, sono l’icona di un profondo sradicamento dell’evento autunnale torinese dalle canoniche sonorità techno ed elettroniche, per aprirsi, finalmente, a un pubblico molto più ampio, interessato alla dimensione live più che al clubbing.

E come non nominare James Blake, il nome di punta di questa edizione? Headliner del venerdì, incornicia con la sua voce triste e le sue melodie una serata dedicata alle “voci splendide”. Pienone, nemmeno a dirsi, per la sua esibizione.

La serata di sabato è stata segnata dalla presenza dell’etichetta “Italians do it better”, con la band Desire, capitanata proprio dalla direttrice della label, e i Chromatics con il loro atteso ritorno sulle scene italiane (non presenziavano addirittura dal 2012). Donne protagoniste, quindi, senza sbandierare troppo la parità di genere.
I Desire portano sul palco un omaggio a tutto quello che è il mondo fashion, a partire proprio da Mega Louise, che si presenta sul palco con un calice di champagne, avvolta da un impermeabile di vernice che svela un tubino nero. Quasi come se fossimo in un film francese, il gruppo gioca con l’iconografia anni 80 e la patinatura da magazine, in un live forse tra i più inaspettati del festival.
I Chromatics cavalcano l’onda 80s con il loro synth pop, che nell’ultimo album permea tutte le canzoni, ma al ClubtoClub portano tanta nostalgia, suonando quasi unicamente i pezzi di Kill for love, e facendo sciogliere il pubblico, accorso proprio per essere saziato dalle loro grandi hit.

Ph Andrea Macchia

L’altra grande parte del festival la ricoprono le batterie: i Battles, altro grande ritorno dopo il ClubtoClub 2013, nonostante l’impianto audio che disperde e fa rimbombare, riescono a sembrare come sempre 6 elementi, anche se sul palco sono soltanto in 2.

La grande rivelazione, però, sono i The Comet is coming: anche qui chi l’ha vinta su tutti è il batterista. Peccato per la location: il sassofonista veniva spesso coperto dalla cassa e il live, che poteva essere perfetto, si perde tra gli echi della sala principale del Lingotto.

Ph Andrea Macchia

Una menzione d’onore va ai torinesi SPIME.IM: una sinergia tra visual immersivi e sonorità distorte, create utilizzando uno strumento, il Remidi, che, attaccato ai loro polsi, permette di creare effetti sonori muovendo il braccio o la mano. Avrebbero meritato il palco alle 4 del mattino, purtroppo l’orario (le 21), proprio prima di Desire e Chromatics, non ha agevolato l’immersione in un questo mood dissonante, sarebbero stati perfetti a notte inoltrata, dopo Floating Points, per avere più equilibrio nello sviluppo della line up.

Chi lamentava la poca presenza dell’elettronica forse non avrà sentito il live di Floating Points, o i set di Romy, dei Nu Guinea e di Flume. Ma anche, la ormai classica esibizione di Kode9, che, nonostante gli organizzatori provino a celare dietro punti interrogativi e “Surprise Act”, è diventato una costante presenza del festival. Un set di tutto rispetto, d’altronde, che ha portato il pubblico alla chiusura del sabato.

Ph Andrea Macchia

Tanta musica live, quindi, tante voci nuove da scoprire, molte sperimentazioni e meno “tamarri”: se è questa la nuova strada che sta percorrendo il ClubtoClub, eliminando pian piano quella fetta di persone disinteressate alla musica, che possono trovare in altre situazioni cittadine il loro divertimento, per iniziare a respirare un’aria più da vero e proprio festival internazionale.
Certo, prima di poter essere paragonato ai veri festival ci vuole ancora un po’ di lavoro, di prove, di percorsi alternativi, ma la storia del ClubtoClub ci ha insegnato che per evolversi bisogna rischiare, stravolgere, a volte anche scioccare.
E quest’anno c’è riuscito, ancora una volta.

L’anno prossimo sarà l’edizione C20C: secondo me il vero stravolgimento arriverà al ventennale.