R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Carfì

Si intitola Come Back, ed è l’ultimo lavoro di Emma Frank, per la precisione il quarto album, dopo Ocean Av del 2018, e senza considerare le varie collaborazioni a cui ha partecipato. Un ritorno, letterario nel titolo, pratico e poco teorico nella stesura del disco, ma per capire questo facciamo un piccolo passo indietro, tornando proprio al 2018.

Durante la stesura di Ocean Av, Emma conosce e lavora con Aaron Parks e Franky Rousseau, che contribuirono alla produzione e alla costruzione di un sound ricco di influenze jazz e soul, ma che magicamente sotto la voce di Emma, assunse nuove sfumature. Ed ecco il “ritorno”, nel nuovo disco sono presenti nuovamente entrambi i musicisti, ma quello che apporta maggiormente la sua influenza è proprio Aaron Parks con il suo piano; insieme lavorano su quell’effetto che si viene a creare tra la voce rotonda, calda e calma di Emma, e i fraseggi di Aaron, in un connubio tale da farmi dubitare inizialmente di chi fossero le mani sui tasti bianchi e neri.

L’ascolto di Come Back si compone di nove tracce, all’interno di queste notiamo una differenza sostanziale con il suo predecessore, come se fosse stato spogliato di alcune sonorità che ne arricchivano la struttura, per concentrarsi su una produzione più asciutta, quasi essenziale, in modo da far risaltare l’emotività e la quiete sonora che si sviluppa traccia dopo traccia. Come già detto i protagonisti sono due, la voce di Emma e il piano di Aaron, che nonostante la sua predisposizione jazz riesce ad addomesticare l’istinto all’improvvisazione in fraseggi e melodie morbide, delicate e mai invasive neanche nei momenti in solo. Alcune tracce hanno un carattere più pop, come Either Way con la sua struttura classica e i ritornelli rimarcati dagli accordi di pianoforte, o la più movimentata See You, passando poi per la giusta orecchiabilità della title track Come Back nella quale si riescono a sentire voci che tengono il ritmo, probabilmente perchè registrato in presa diretta, o comunque per volerne preservare la naturalezza dell’espressione, cosa presente anche in Sometimes, dove però si colora di club e di jazz per poi sfumare rapidamente.

La voce di Emma è quella che colpisce fin da subito, è qualcosa di delicato, gioca molto su toni medi, con note ricche di calore, che mantiene anche quando diventa più sottile e si alza nella stanza, come ad esempio a voler introdurre gli archi in Two Hours, in una sorta di naturale passaggio di consegne, o quando gioca all’unisono in Promesis, dandosi manforte con il piano e assumendo una cadenza molto particolare, ma giocando sempre in un range specifico, senza strafare.

Gioca letteralmente nella traccia Dream Team, il brano più particolare anche se in realtà è più una sorta di intro; è composta da una serie di fraseggi vocali e di pianoforte che si intrecciano meravigliosamente, purtroppo troppo breve, e lascia quella sospensione che poi inaspettatamente introduce See You; sembra un po’ sprecata, non perchè questa sia una traccia minore, ma perchè si perde la magia creata, giocando proprio sull’effetto contrasto, passando rapidamente da un momento molto espressivo e da ascolto in religioso silenzio, ad uno molto più ricco, con la già citata See You, che proprio nell’ultima parte, si arricchisce di voci e sovrapposizioni vocali, tornando a sorpresa a richiamare Dream Team e ad alleggerire e rendere il tutto nuovamente molto arioso.

L’ultima traccia Before Yo Go Away, con solo voce e chitarra iniziale, sembra un saluto per chi è voluto arrivare a chiudere l’ascolto del disco (cosa poi non così difficile) ma è solo un’apparenza, infatti va ad arricchirsi in un crescendo molto naturale, dove la chiusura è affidata alla chitarra, restituendoci la classica immagine del plettro che accarezza le ultime corde, quelle emozionali.

Rispetto al lavoro precedente, in Come Back viene esaltato l’aspetto più intimo e interiore, anche attraverso i testi oltre che attraverso la parte suonata, sia pur sempre con una morbidezza che coinvolge e ritroviamo in tutti i brani. Probabilmente la collaborazione ha declinato parecchio questo aspetto o ne ha comunque voluto cogliere il risultato in maniera più approfondita rispetto al disco precedente; non è certo un male, credo sia stato colto semplicemente l’attimo, o la magia che alle volte si crea involontariamente dall’unione di due o più persone, ed il risultato, pur apparendo ad un ascolto distratto, più essenziale, rivela al suo interno un equilibrio compositivo ed emozionale che riesce a coinvolgere l’ascoltatore, avvolgendolo al suo interno.

TRACKLIST

01. I Thought
02. Either Way
03. Two Hours
04. Sometimes
05. Promises
06. Dream Team
07. See You
08. Come Back
09. Before Yo Go Away