R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Spanò Greco

In questo viaggio musicale ho sognato di portare Robert Johnson qua, in mezzo al Mediterraneo. Ho provato a miscelare la via maestra del blues del Mississippi con le percussioni africane, i suoni ancestrali della mia isola, la Sardegna, con le corde dell’oud e del bouzuki che vibrano sulle coste del Mare Nostrum. Il tutto contaminato da un pizzico di elettronica per farlo rivivere nei giorni nostri. Questo è il mio Crossing”.

Raccogliendo una sfida/invito lanciata dagli amici di The Blues Place di Milano, Francesco Piu ha di recente dato alla luce la settima prova discografica del viaggio iniziato con Blues Journey nel 2007, preceduta da quel The cann o’now session edito in occasione del Record Store Day del 2018 che molti hanno citato tra i migliori lavori dell’anno. La musica di Francesco ha sempre attinto a piene mani nel blues più tradizionale rivestendolo e rivitalizzandolo con sonorità rock, soul e funky e proponendo live sempre molto energici, vitali e “croccanti” come dice lui stesso. In Crossing ha svolto un lavoro certosino confezionando un piccolo gioiello composto da 10 gemme, riuscendo a trovare il giusto punto di fusione tra la tradizione del blues del Delta, la tradizione folk della Sardegna, i suoni scarni della musica nord-africana e quanto di buono l’elettronica potesse offrire.

Che Crossing potesse avere una rilevanza importante e particolare nel panorama blues italiano lo si poteva intuire già dal titolo e, soprattutto, dalla copertina, scelte emblematiche e azzeccate considerando anche la valenza sociale e per certi versi politica che tali decisioni possono comportare. Francesco nell’arco della sua carriera ha fatto della contaminazione e della mescolanza tra vari generi il suo punto di forza, ogni prova discografica decreta una crescita costante, tutti i concerti a cui ho assistito confermano la bontà, la classe e la passione che riesce a trasmettere. Crossing è l’apice della sua carriera, il sunto della sua filosofia musicale che abbraccia a tutto tondo il suo mondo, il suo credo, un inno alla fratellanza e alla universalità che solo l’arte, in questo caso la musica, riesce a portare a termine annullando ogni distanza, non solo geografica, tra il Delta del Mississippi e il nostro Mare di Mezzo. 10 brani per 46 minuti a sugellare un connubio artistico ad alta intensità emotiva dove è difficile trovare punti deboli, cali di tensione o momenti di stasi: dalla prima alla ultima nota è un’estasi continua, una sorpresa senza sosta e una catarsi a cui non ci si vuole sottrarre. Provare per credere. “Accosto il blues alla cucina: il blues è una musica semplice, così come lo è una verdura presa dall’orto. Se è di buona qualità, si può mangiare così com’è, nella sua semplicità, ma nulla vieta di aggiungere un pizzico di pepe o un filo d’olio, di quello piccante che piace a noi, per dare un sapore più ricco ma senza stravolgere niente. Il blues riesce già a colpire l’anima con la sua semplicità… ma delle nuove contaminazioni possono solo dargli una nuova linfa vitale”. Grazie Francesco.

Tracklist:

  1. Come on in My Kitchen
  2. Me and the Devil
  3. Stop Breaking Down
  4. From Four Til’ Late
  5. Stones in My Passway
  6. They’re Red Hot
  7. Crossroad Blues
  8. Hellhound on My Trail
  9. If I Had a Possession over Judgement Day
  10. 10. Love in Vain