R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Lo so che potrebbe sembrare una banalità, ma Adam Ben Ezra, giovane musicista israeliano, polistrumentista e autore, a me sembra proprio uno “schnorrer” della musica e me lo immagino arrivare in uno “shtetl” con addosso tutti i suoi strumenti e incomincia a suonare un “klezmer”. Ora se ai tre termini sostituite quelli di “vagabondo”, di “villaggio” e di “musica” (o più propriamente “strumento musicale”) comprenderete quello che vorrei dire. Certo qui la musica non è “klezmer”, Adam è un bel giovanotto dallo sguardo profondo e con una impressionante predisposizione polistrumentistica, infatti oltre al violino, che studia dall’età di cinque anni, suona anche la chitarra, il pianoforte, il flauto, il clarinetto, le percussioni e credo anche qualcos’altro.

Infine i villaggi non esistono quasi più, ma esiste il “villaggio globale” ed è grazie a questo che posso scoprirlo e ascoltarlo. Hide and Seek è il suo terzo album, un prodotto finale che vede anche la collaborazione di Omer Mor alle percussioni, tastiere, chitarra, e la produzione del newyorkese Isaac DaBom, fatto di ritmi jazz, hip hop mescolati a dosi di “elettronica ben temperata” e cadenze orientaleggianti, un vero e proprio nascondino tra le sonorità, come dice il titolo dell’album.
Apre le danze senza grandi scossoni “Downtown Blues” che si definisce da solo come blues e che, cosa non da poco, mantiene la promessa. Ma già in “Chasing the Rabbit” quel “certo non so che” di orientale, si insinua felicemente grazia ad una chitarra un po’ gitana che fa da controcanto ad piano elegiaco, il tutto sostenuto da dolci ritmiche mai ossessive. Quando poi si passa a “Mamaja” il sapore di quell’oriente che sa di occidente c’è ormai tutto. E via così con “Daldaja”, “Tumbada”, sempre nel solco del vicino oriente ma con gustosi inseriti di jazz e anche di rhythm and blues che rendono il cocktail fresco e gradevolissimo. E’ forse solo con “Walking Song” che le contaminazioni si spostano, a volte si “balcanizzano”, mentre l’onnipresente contrabbasso di Adam Ben Ezra sostiene il racconto musicale.
Dieci brani densi di sapore come un vassoio di arance di Haifa, ma arricchito dalle fragranze di tante culture musicali americane o europee, fino all’ultimo “Sunny Shades” con una chittarra alla Leo Kottke, persino un po’ country, a cui tengono magnificamente compagnia quasi tutti gli strumenti, una macedonia di suoni e di ritmi che sarebbe persino un peccato definire. 

Tracklist:
01. Downtown Blues 
02. Chasing The Rabbit 
03. Mamaja 
04. Hide And Seek 
05. Tumbada 
06. Fair Fight 
07. Daldaya 
08. Walking Song 
09. The Missing Piece 
10. Sunny Shades