R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Ancora mi chiedo come un album intitolato letteralmente “Cacca” (Dookie) sia riuscito a vendere oltre 15 milioni di copie nel mondo. Potere del rock e di quei 3 istrionici furbacchioni dalla carica esplosiva che pochi esseri umani possono vantare.
E fu così che Billie Joe Armstrong, Mike Dirnt e Tré Cool diedero inizio alla favola punk rock americana dei Green Day, piantando la bandierina sul pianeta Terra in segno di conquista. E non poteva essere altrimenti con un frontman dal cognome che ha fatto storia.

E hanno fatto storia e segnato un’epoca anche When I Come Around e Basket Case, singoli che hanno fatto impazzire ogni genere maschile e femminile del periodo post grunge e pre brit pop.
Definiti da tutta la critica come icona della generazione anni 90, i ragazzi di Berkeley hanno percorso la loro rotta impostata in direzione del successo cosmico, sfornando a ripetizione dischi come pancakes a colazione.
I successi di Nimrod, Warning e soprattutto American Idiot e 21 Century Breakdown (delle vere e proprie opere rock), li hanno proiettati nelle più alte vette di vendita di tutti i tempi, continuando a macinare fans di tutte le età, sia i fedeli di vecchia data che le nuove leve.
Sono passati gli anni e le difficoltà, i periodi bui di Billie Joe fra droghe e capelli biondo platino, fra collaborazioni soliste (Norah Jones) e la creazione di super gruppi (Foxboro Hot Tubes e The Longshots), ma lo spirito ribelle ed il cuore pulsante a ritmo di buon rock non si è mai spento.
Ed ecco che nel bel mezzo di un 2020 abbastanza macabro a livello musicale (e non solo purtroppo…), arriva come una luce fra le oscure tenebre il nuovo album Father of All…, il seguito di Revolution Radio del 2016.

“Ma cosa avranno ancora da dirci questi 3?” Ho subito pensato appena appresa la notizia del loro nuovo lavoro. La risposta? OK sparatevi nelle orecchie l’omonimo singolo che dà il titolo all’album; “adrenalina pura, ritmo da paura” recitava una famosa canzone dei Litfiba.
Si è questa la sensazione! La batteria di Tré Cool potente, entra in scena fregandosene dei perbenisti e delle nostre profonde paure e ci invita a saltare, a respirare rock, a provare ancora una volta a spingerci più in là dei nostri limiti.
La voce di Billie entra su due piedi, quasi in leggero falsetto, preparandoci all’esplosione di suoni con una rapida sequenza di emozioni. Che inizio! La speranza dopo più di 20 anni di carriera, è trovare pezzi che abbiano qualcosa da dare a chi li ascolta. Il discorso vale un po’ per tutti ovviamente e loro rispondono presente all’appello.

Si passa velocemente alla seconda traccia dal titolo Fire Ready Aim, contornata da keyboards anni 60 e una vaga ricerca del tempo che fu, del bel rock che faceva ballare i ragazzi. Il filone che segue l’intero disco è proprio questo.
La voglia di tornare alle origini di Elvis, del rockabilly ai tempi di Happy Days, la freschezza del nuovo e dell’ancor inesplorato senso di appartenenza ad un genere musicale.
Ed ecco che Meet Me On The Roof e Stab You In The Heart hanno proprio questo scopo; impossibile non battere le mani a tempo e non muovere almeno un pochino le gambe. Ci si fa un giro fra Jerry Lee Lewis e Buddy Holly, un tuffo fra le note di Tom Petty and the Heartbreakers senza però tralasciare l’anima punk pop che ha contraddistinto il gruppo negli ultimi anni.
Il salto temporale tra le epoche arriva senza poter pensarci su troppo con la folgorante Sugar Youth, dove ritroviamo finalmente la band agli esordi, freschi, grezzi e su di giri che sparano a razzo il pezzo.

La sequenza Oh yeah! / Junkies on a high riprende le sonorità alternative di quegli sperduti selvaggi dei Dandy Warhols, con una certa somiglianza ad un loro pezzo dal titolo Nietchze.
Si giunge così alla bandiera a scacchi con Take The Money And Crawl, che pare all’inizio un western di Sergio Leone, ma si trasforma nel più forte dei pezzi di questo inaspettato lavoro.
La verità è che , ad ogni modo, si insomma… è un buon album se partiamo dal presupposto che il meglio è già stato dato alle stampe. Ma in questi casi l’importante è avere qualcosa ancora da dare a chi è da vent’anni che ti segue fedelmente. E a loro modo, i Green Day da dire ne hanno eccome.

Tracklist:
01. Father of all…
02. Fire, Ready, Aim
03. Oh Yeah!
04. Meet Me on the Roof
05. I Was a Teenage Teenager
06. Stab You in the Heart
07. Sugar Youth
08. Junkies on a High
09. Take the Money and Crawl
10. Graffitia