I N T E R V I S T A


Articolo di Joshin E. Galani

Il primo video di Gigi Giancursi e Simone Lenzi ha fatto capolino il 21 marzo, in sordina, senza nessuna comunicazione se non il commento su youtube: “Intorno al 2011 Gigi Giancursi e Simone Lenzi registrarono alcune canzoni scritte insieme, che sono rimaste in un cassetto per più di otto anni”. Helsinki è stato il primo brano a vedere la luce, una perla lanciata nel mondo affidata al suo percorso. È poi arrivato Todestrieb ed infine (per ora) Sulle rotatorie. Dalla gioia e curiosità di questa inedita collaborazione di due musicisti che stimo profondamente è nata questa intervista, tra il serio e il faceto. Buona lettura e buon divertimento!

L’ultima volta che ci siamo incontrati è stato nel giugno del 2017 per “I Miller e una notte” a Torino, evento con la direzione artistica di Gigi, che ha visto sul palco diversi artisti tra cui i Virginiana Miller. Un altro filo che vi lega è questa collaborazione risalente al 2011, di cui vi ringrazio, questi video pubblicati li sento come un bellissimo regalo. Quali altre sono le connessioni che vi uniscono?
Simone: Quando ci siamo conosciuti, io e Gigi, io lo guardavo in cagnesco. Parlo di mille anni fa. Lui suonava nei Perturbazione, e il loro batterista aveva fatto una recensione non proprio benevola del nostro primo disco, credo su Rumore.
A quei tempi ci sentivamo tutti depositari di una missione affidataci direttamente dalle Muse. Eravamo ambiziosi, o ridicoli, se preferisci.
Però io e Gigi ci rimanemmo simpatici. Alla fine anche l’amicizia è una questione di pelle, credo.
Ora di tutto quello che all’epoca mi scaldava tanto il cuore francamente non me ne frega più nulla, invece l’amicizia è rimasta, e credo sia di quelle che uno si porta dietro fino alla fine.
Gigi: In realtà conobbi prima sua moglie di lui ad un Tora!Tora! (festival itinerante degli anni ’90), Serafina. Una persona che mi era rimasta impressa perché, in virtù del lavoro che faceva allora, conosceva a memoria tutti i CAP di tutte le città d’Italia. Credo che mi guardasse male anche per quello. Anche se Da Trieste in giù avevamo soltanto menzionato i Codici di Avviamento Postale.
Poi ci siamo conosciuti e il vero amore è sbocciato tra di noi. Per un bel lasso di tempo, la possibilità di trovarci nei pressi di Livorno o di Torino è stata una bellissima abitudine.

Nel 2011 era ancora intatta la formazione originale dei Perturbazione, periodo intercorrente tra l’uscita de “Il nostro tempo rubato e “In circolo – Dieci anni dopo”. Mentre per i Virginiana Miller la fase era tra l’uscita de “Il Primo Lunedì del mondo” e la ristampa di “Gelaterie sconsacrate”. Cosa vi ha portato a far incontrare le vostre arti per questi brani?
Simone: Beh, a quel punto avevamo fatto la pace, e ci apprezzavamo. Nella battaglia per la missione affidataci direttamente dalle Muse, Virginiana e Perturbazione si erano insomma alleati. Che vuoi che ti dica? Bei tempi. Ci divertivamo un mondo.
Gigi: Entrambi condividevamo anche, aggiungo, la difficoltà di portare a termine un brano nella difficoltà di mettere d’accordo molte persone. All’interno di un gruppo il processo compositivo è spesso anche frutto di una mediazione interminabile. Non me ne vogliano i Virginiana Miller.

Il primo brano pubblicato è Helsinki, la freddezza della città e dei sentimenti in quella storia d’amore che, come l’esercizio di equilibrio del pattinatore, bilancia e sbilancia i movimenti per rimanere in piedi. Sullo sfondo le olimpiadi. Ha una bellezza struggente, complici gli archi che impreziosiscono il brano ed il finale con un suono alla Johnny Marr. Trovo questo brano perfetto nel suo genere, so che questa è la tipica domanda che Simone non ama, ma la curiosità è tanta: da dove siete partiti per la stesura dei brani? è stato un lavoro corale?
Simone: Guarda, siamo partiti da un’accordatura in Re, tutto qui. Da un arpeggio. E aveva un’aria di struggente freddezza, non saprei dirti meglio. Allora mi è venuta in mente Helsinki, un correlato oggettivo di un inverno esotico.
Gigi: Simone ama sminuire (o forse riportare alla giusta dimensione) quello che fa. Helsinki, a parte alcuni brevi miei interventi sul ritornello e poche parole, è interamente sua. È una canzone d’amore che parte da un punto di vista originalissimo, secondo me.

Atmosfere musicali completamente diverse per Todestrieb, citazione Freudiana per indicare una pulsione distruttiva. Nel titolo emerge l’amore dell’uso della lingua tedesca di Simone. “Ognuno ha un demone” dice la canzone, qual è il vostro?
Simone: Il mio, per molti anni, è stato quello di mettermi sempre in situazioni in cui finivo sotto scacco, in una assoluta privazione di libertà. Poi sono guarito.
Gigi: Il mio quello di dovere riuscire simpatico a tutti. Per questo ora vi racconto una barzelletta. No, ne sto guarendo anche io.

Terza sorpresa Sulle rotatorie: sbandamenti, strade che non s’incrociano, speranze disattese. Il linguaggio è sempre poetico, la ballata ha un occhio esterno che coglie momenti di vita ed emotivi. Come vivete le rotatorie, in questa primavera 2020?
Simone: A un certo punto, alla fine degli anni ottanta, sparirono gli incroci, ricordi? Costruirono rotatorie ovunque. Credo che fu la Francia a cominciare. In effetti sono più razionali. Ma da quel momento mi è parso che fossimo diventati tutti dei criceti. Da lì credo che non siamo più usciti. Proporla oggi, in tempi di quarantena, ci pareva azzeccato.
Gigi: Da noi si usa il termine “rotonda” ma il concetto rimane sempre quello. L’immagine di un “eterno ritorno all’uguale”. Chi dice che usciremo cambiati da questa svolta epocale, ha una visione evolutiva viziata da un vizio ideologico. Siamo quasi tutti chiusi nella gabbia social che ha comportato un mutamento antropologico che sarà tutto da analizzare nel prossimo futuro. Si riorganizzano le forze e le pulsioni e l’unica differenza è semplicemente qualche giro in più.

Le immagini dei video spaziano dai pattinatori a registrazioni casalinghe con Marko Skazzo Prati e Lorenzo Loz Ori, ci sono interviste di repertorio dove siete ragazzi e più recenti, ho letto poi la ferocia della vita rappresentata dall’uomo travestito da orso. Ci parlate dei contenuti e della realizzazione dei video?
Gigi: Effettivamente manca nei nostri video la scritta “Immagini girate prima del Co-vid 19”. Ho dato fondo a materiale che avevo stoccato in files mai riordinati. Le immagini dell’orso sono prese da una festa popolare che si tiene tutti gli anni a Urbiano – Susa (TO). Mi piaceva l’idea di contrapporre immagini nostre vecchie e più recenti per poi cercarne l’origine, l’archè. Orso, in greco antico, si dice arktios.
Skazzo e Loz (Lorenzo) sono invece dei veri e propri “demoni” nel senso di Daimon (δαίμων) platonico. Ma sono naturalmente tutte sovrainterpretzioni.

La qualità musicale e compositiva dei brani ci fa sperare in un album, è una previsione auspicabile ? Fateci sognare e diteci di sì… 🙂
Simone: Assolutamente no. Sono una persona seria, lavoro nelle istituzioni della mia città. Sono un grigio burocrate, mica faccio il cantante.
Gigi: Lo prendo come un sì.

Grazie a Claudio Modonese per le immagini