I N T E R V I S T A


Articolo di Joshin E. Galani

Cristiano Godano, artista poliedrico, è cantante, chitarrista, autore, attore e scrittore. Oltre a essere il cantante dei Marlene Kuntz, band che ha segnato la storia della musica italiana in 30 anni di carriera, è l’autore di tutti i testi (oltre 130) della band. Nel 2008 ha esordito come scrittore, con i sei racconti de I vivi (Rizzoli), dai quali ha tratto un reading che ha portato in tour in tutta Italia, nel 2019 ha pubblicato il racconto biografico in prima persona Nuotando nell’aria. Dietro 35 canzoni dei Marlene Kuntz (La Nave di Teseo). È docente all’Università Cattolica di Milano e tiene lezioni e workshop in ambito musicale e poetico. Lo abbiamo incontrato alla conferenza stampa (on line) per l’uscita del suo lavoro solista Mi ero perso il cuore. L’album si compone di 13 tracce curate nei testi e musica da Cristiano. È stato prodotto da Luca A. Rossi e Gianni Maroccolo con Cristiano Godano. Nell’album hanno suonato, oltre a Godano, Gianni Maroccolo, ed i due Üstmamò Luca A. Rossi e Simone Filippi. La versione in vinile contiene la bonus track “Per sempre mi avrai“.

Ci racconta:
Un disco che ha cominciato nella mia testa a prendere forma tre anni e mezzo fa circa, ho suonato per conto mio 50, 60 pezzi non tutti finiti, ma con buone suggestioni. Circa due anni fa ho iniziato a pensarlo in maniera fattiva. Il disco arriva adesso perché prima di accettare di avventurarmi in questo cimento ho desiderato essere sicuro di quello che facevo, trovare il momento giusto, senza turbare troppo i MK che è il mio progetto principale, amo la creatura MK, volevo essere molto cauto.
E nato perché c’è un’esigenza artistica; setto-otto anni fa ho iniziato a fare situazioni solitarie, un’ibridazione tra musica e parole, mi ritrovo con un interlocutore che mi fa domande, do risposte, inframezzando tutto ciò con sonate. Questa cosa mi ha fatto prendere entusiasmo nei confronti della sonata solitaria, con la chitarra acustica ho trovato un suono, un’interpretazione. Mi sono reso conto che non potevo continuare a suonare i pezzi del MK, era arrivato il momento doveroso di avere dei pezzi miei personali per continuare questo percorso.

Ci parla poi della scrittura dei testi:
C’è una consapevolezza, che è valore molto importante, ne parlo nel mio libro “Nuotando nell’aria“. Dall’inizio del mio percorso ho dovuto rispondere ad affermazioni impegnative, dopo i primi due dischi mi davano del poeta. Avevamo un dialogo serrato col nostro pubblico, ci mandavano delle lettere, ho avvertito un senso importante di responsabilità, non potevo solo ringraziare. Ho cercato quindi di capire i meccanismi della poesia. Tutto questo l’ho trasformato poi in una lezione che tengo ogni anno in un master all’università Cattolica. In questa esperienza cerco di dominare quello che faccio, come fanno gli scrittori. C’è l’ispirazione, ma va lavorata.

Il disco è presentato come “Il coraggio della paura” ci spiega: 
ci vuole un po’ di coraggio a mettere in pubblico la parte vulnerabile di se stessi, è anche connesso al ruolo che rappresento, sono il front man di un band che ha un pubblico molto affezionato, ho un un ruolo che alimenta un immaginario fatto di mitizzazione.
Tra gli aspetti della consapevolezza c’è anche questo. Per molti artisti, non è molto conveniente andare nel territorio della confessione, c’è il timore di togliere la componente mitica alla propria figura, meglio far vedere qualcosa di funzionale. Artisti vicini al mio sentire come Bob Dylan, Neil Young, Nick Cave, non si sono mai tirati indietro quando hanno voluto parlare in maniera riflessiva, intimista e vulnerabile; lo trovo molto affascinante, anche le debolezze dell’artista hanno fascino.

Sulle collaborazioni ci parla di Gabrielli e l’utilizzo dei fiati, in stile completamente diverso dai Marlene:
I fiati di questo disco sono ineffabili, il clarino è bizzarro, quasi giocoso e festoso, sembra uno gnomo che si muove nella natura che racconto nel testo. I flauti sono il presupposto di una dimensione a tratti spirituale. Adoro quello che ha fatto Enrico. L’arrangiamento è opera dei musicisti che hanno suonato con me e li ringrazio, Simone Filippi, Gianni Maroccolo e Luca Rossi. Io prima di entrare in studio, ho parlato molto con loro, per far capire cosa mi aspettavo, conoscono il mio songwriting chitarra e voce. Gli ho spiegato il mio mondo di riferimento, quello che avrei voluto sentire come suoni ed arrangiamenti. Gianni mi consigliava di andare  ancora di più verso la scarnificazione, le canzoni stavano in piedi anche da sole, non avevano bisogno di arrangiamenti fastosi, era importante mantenere l’intimità del songwrinting originario. Hanno fatto la cosa più giusta possibile. Gabrielli e Cosma hanno portato idee innovative. Gli arrangiamenti sono l’esito di un lavoro comunitario. Gianni lo conosco da 25 anni, ho fatto dei tour con lui, ci intendiamo benissimo. Con Simone e Luca, che fanno parte degli Üstmamo, ho condiviso la scena degli anni 90. Non avevo mai suonato con loro, la curiosità era tantissima, sono stati acuti e disponibili. Appena abbiamo iniziato ho capito che il disco andava nella direzione giusta.
Per quel che riguarda i testi, ci sono alcuni pezzi che hanno una fortissima intensità, la cifra stilistica dei testi è uno dei tratti più riconoscibili dei MK e anche queste canzoni mantengono quel pathos. 
Ci sono poi 2 o 3 pezzi del disco che hanno un’anima country… Dimenticativi del cliché Godano e Marlene e provate ad ascoltare buona musica!
Credo che i testi vadano anche letti, è un dei motivi per cui i Marlene non sono pop, e non sono per tutti. Vanno letti se li si vuole comprendere, io ammicco con le parole, faccio collegamenti intertestuali, utilizzo intendimenti quasi metaletterari, che soltanto leggendo si possono intercettare.
“Ti voglio dire” è stato un tentativo di canzone con i MK assieme a “Lamento del depresso”. L’avevo condiviso coi Marlene in una sessione creativa che poi abbiamo abbandonato, pensando fosse meglio far passare tempo. Quello che vorrebbero fare i Marlene col prossimo disco è allontarsi da quanto fatto fin d’ora, un reset di se stessi.
Ho quindi ripreso questi brani perché i Marlene ora vanno in un’altra direzione. Non sarebbero venuti così coi Marlene, sarebbero stati intensi, delicati, ma non così precisi come i miei sogni speravano.

Il 2 luglio Cristiano Godano tornerà live a Bergamo, live particolare per la situazione in cui ci troviamo e per il luogo simbolo del dolore della pandemia:
Sarà il mio primo live dopo la pandemia, sarà un’emozione, finalmente sta accadendo! Dopo tre mesi in cui abbiamo confabulato tra di noi musicisti, col sentimento della paura – è drammatico non sapere quando tornare a suonare – ora ci siamo sbloccati un po’. Sarà un’emozione decuplicata essere a Bergamo, in un luogo che nell’immaginario di molti italiani è diventata una città martire. In quell’occasione suonerò alcuni brani del disco e sarà una chiacchierata con un interlocutore.

Del video di “Ti voglio dire” ci racconta Cristiano che è nato in emergenza assoluta. Ho cambiato i piani, ho scelto il brano, a Roma ho trovato persone magnifiche che mi hanno aiutato a creare i presupposti per un video fatto di corsa. La mia suggestione era quella di due amici che interagissero, volevo un attore, che facesse la persone depressa. Poco alla volta abbiamo immaginato un video in b/n, rappresenta l’angelo di Wenders, e lì abbiamo messo a fuoco che potesse ricordare il cielo sopra Berlino. La canzone si chiede come sia possibile che si stia tornado a certe turbolenze, sta tornando il razzismo, non è da sottovalutare; la canzone si chiede come sia possibile, che la classe politica mondiale non capisca che siamo vicini alla dead line. Sono in sintonia con Greta Thunberg che indica la luna mentre tutti guardano il dito. La deriva del sovranismo porta alle divisioni, nazismi e fascismi sono nati da paesi non uniti. Nel video ci sono io che performo e dietro di me una carrellata di immagine che definiscono a cosa si allude…
Certe inquietudini sono ciò da cui il disco è venuto fuori, l’album è figlio di un inquietudine che vivevo prima e vivo anche ora. C’è la vulnerabilità, cose che già percepivo tre anni fa, quel sentimento. Sento che il mondo sta andando in una brutta direzione, le cose che accadono in America, anche l’episodio con protagonista Floyd.
Ho la sensazione che il mondo stia rischiando turbolenze sociali, è uno dei motivi che mi ha spinto a far uscire adesso il disco, contiene molta vulnerabilità. Una parte di persone ha uno strascico di paura, per quelle persone questo disco potrebbe avere una forza empatica di condivisione.