R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

E se potessimo trasportare un genere musicale da un continente all’altro e per un momento sognare? Poter prendere per mano il britpop e fare il giro del mondo (e un discreto salto in avanti nel tempo) per arrivare in Australia e scoprire che le origini possono rivivere pur non rimanendo entro i confini. Succede che James Cook (esploratore inglese) ci aveva visto giusto nel navigare fino a vedere le terre del continente oceanico in tutto il suo splendore e, centinaia di anni dopo, la storia si ripete a livello musicale.

La madre Gran Bretagna scopre in una sua colonia un diamante grezzo, puro e luccicante dal nome DMA’S. Il trio australiano formato da Thomas O’Dell alla voce, Matthew Mason e Johnny Took ci riporta ai fasti degli Stone Roses, ai primi ed acerbi Oasis, ricreando in noi amanti del genere, quella sensazione avuta tanti anni fa di piccola felicità che arriva dal cuore; un cuore che batte per la grande musica, per i classici e per le nuove leve.

Iniziano a muovere i primi importanti passi nel 2016 con l’album di debutto dal titolo Hills End, facendosi conoscere dal pubblico di casa e piazzandosi in top ten nella classifica australiana. Col secondo album For Now, i ragazzi di Sydney fanno il definitivo salto di qualità, imponendosi nel mercato discografico UK e aprendo i concerti di icone come Liam Gallagher (“the new record of Dma’s is biblical”), The Kooks, Richard Ashcroft e Kasabian. E allora, visto che ci hanno preso gusto, i Dma’s hanno dato alla luce il loro terzo album dal titolo The Glow, un bagliore di luce che vuole emergere dalle tenebre, una scia luminosa che ci aiuta a trovare la direzione per uscire dal buio di questo triste ed estenuante periodo di cambiamenti e restrizioni. Vogliono stupire i ragazzi, vogliono riportare il concetto di emozione al primo ascolto a com’era prima di tutto ciò che circonda la nostra esistenza.

Il brano di apertura traccia la strada sul messaggio che vuol dare l’artista e con il brano Never Before ci fanno comprendere in modo semplice il loro intento: emozionare! Si, ci si emoziona ad ascoltare qualcosa di simile (ma accuratamente riveduto) agli esordi di Ian Brown, la voce degli Stone Roses, e la sequenza dei brani che passano creano nostalgia e voglia di vivere. L’omonima canzone che dà il titolo all’album The Glow è un inno da stadio, un ritornello effetto lacrime (“this is the end of all/this is the end of all”), il brano decisamente migliore dell’album. È potente, coinvolgente, un brano che rimane dentro al cuore di noi nostalgici amanti del genere.

Silver ricorda molto un mix fra Sad Song e Probably All in the mind dei fratelli Gallagher, idoli incontrastati del trio australiano. Criminals ha un sapore quasi sugar pop, sembra a tratti che ci sia dietro Marshmello a remixare il pezzo, che risulta comunque piacevole all’ascolto ma discordante col filo logico del disco in generale. Learning Alive e Appointment sono due perle musicali, da ascoltare e riascoltare, dove la voce di Thomas risalta in una maniera unica fra pianoforte e ballate struggenti, facendo del genere un marchio di fabbrica riconoscibile. Una nota particolare per chiudere la dedicherei al brano Strangers, molto simile come struttura alla celebre I wanna be adored, un omaggio della band ai Roses.

Difficilmente avrei potuto credere di emozionarmi per un gruppo australiano che fa del britpop un credo religioso, ma la vita è imprevedibile anche dal lato musicale, e loro hanno convinto sotto tutti gli aspetti. Un ringraziamento particolare a James Cook per aver scoperto il continente all’epoca sconosciuto… mi sembrava doveroso.

TRACKLIST

1. Never Before
2. The Glow
3. Silver
4. Life Is a Game of Changing
5. Criminals
6. Strangers
7. Learning Alive
8. Hello Girlfriend
9. Appointment
10. Round & Round
11. Cobracaine