R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Apparentemente è difficile scrivere di un lavoro musicale realizzato da un batterista, soprattutto perché non è molto consueto che un batterista realizzi un disco, anziché mettersi a rimorchio di pianisti, saxofonisti, trombonisti e chitarristi. In realtà scrivere di Asher Gamedze e del suo Dialectic Soul, non è affatto difficile semplicemente perché si tratta di un gran bel disco, dove la batteria non ha  un ruolo preponderante (ma si sa i batteristi soffrono di egocentrismo in misura molto minore degli altri strumentisti), poi perché alla batteria è dato il ruolo del controcanto (quello della libertà dell’anima africana) e per una volta la parte del cattivo la fa proprio il sax, strumento venerato e venerabile nel jazz, che qui riveste il ruolo simbolico delle interferenze colonialiste.

Ph. Elijah Ndoumbè

Certo il discorso può sembrare un po’ troppo schematico e strampalato, ma la musica non lo è affatto. A fare compagnia al batterista, sudafricano di adozione, ci sono il “cattivo” Buddy Wells al sax tenore, il suo braccio destro Robin Fassie-Kock alla tromba, il fiancheggiatore Thembinkosi Mavimbela al basso e la straordinaria voce di Nono Nkoane. Si comincia con una suite in tre movimenti che non poteva che intitolarsi State of Emergence Suite, con uno strettissimo e dialettico confronto tra batteria e sax nel primo movimento (Thesis), integrato dalla tromba nel secondo (Antithesis), magnificamente risolto nel terzo (Synthesis). Ed è proprio ogni movimento dialettico, nella musica come nello spirito, ad affascinare Asher Gamedze. Dopo questa “intro” aspra, ma hegelianamente ineccepibile, è bello lasciarsi cullare dalla dolcezza di Siyabulela, africana nell’anima e dalla forma sonora che sposa mirabilmente tradizione, progressive e free jazz. Seguono le domande che la bella e calda voce di Nono Nkoane pone all’ascoltatore in Interregnum, poi la stringente Eternality, la composita, multicolore e bellissima Hope in Azania (che a tratti ricorda persino le ballate africane del folk-singer Tony Birds in “Sorry Africa”). L’album si chiude con l’enigmatico e filosofico The Speculative Fourth.
Lavoro denso, impegnativo e profondo che Asher Gamedze aveva pensato addirittura come accompagnamento alla sua tesi di laurea. Un disco che deve molto alla lezione di tanti grandi musicisti come Zim Ngqawana, Ornette Coleman, John Coltrane, Archie Shepp, Louis Moholo, Alice Coltrane, ma che ci restituisce un colore dell’Africa che va oltre il nero e si tinge dei colori, inevitabilmente “arcobaleno” del jazz contemporaneo.

Tracklist:
01. State of emergencysuite
      – thesis
      – antithesis
      – synthesis
02. Siyabulela
03. Interregnum
04. Eternality
05. Hope in Azania
06. The speculative fourth