I N T E R V I S T A


Articolo di Iolanda Raffaele

Off Topic ha fatto irruzione nel mondo del grunge e ha intervistato Fabrizio Pan, voce e chitarra della band THE UNIKORNI, un duo singolare con molta vitalità e grinta, che ci ha parlato del progetto e del brano Latte color plastica che anticipa il loro primo album. Fabrizio e Giorgia, i nomi dietro il progetto The Unikorni.

Come è nato e perché?

Ciao Ragazzi, qui Fabri. Prima di tutto grazie mille per l’intervista! I THE UNIKORNI nascono da una mia idea, sogno nascosto, di creare un duo Grunge Rock. Dopo aver suonato anni con i Melody Fall, un Sanremo in mezzo nel 2008 e molti tour in giro per il mondo, volevo fare qualcosa di diverso. Mi sono messo alla ricerca di una batterista. Un’impresa molto più difficile di quello che credevo. Per fortuna, quasi per caso, ho incontrato Giorgia al Pan Music Fest (Festival della mia etichetta discografica Indipendente Pan Music Production). Subito ci siamo trovati bene e ci siamo messi sotto ad arrangiare diversi brani che avevo in mente. É stato tutto molto naturale.

Grunge e chitarre distorte, melodie orecchiabili. Avete qualche artista che vi ha ispirato nel vostro percorso e nella scelta del genere musicale?

Beh, non possiamo non citare Jack White e i The White Stripes, sembra banale lo so, però effettivamente non sono molti i duo Uomo-Donna di successo nel mondo musicale. Poi sicuramente i Royal Blood per il sound sicuramente più moderno.

Il 5 giugno è uscito Latte color plastica, vogliamo parlare di questo brano molto immediato e che entra subito in testa?

La canzone parla di una di quelle furiose litigate che si hanno ad inizio relazione quando entrambi sono molto presi, ma hanno paura di lasciarsi andare. Nel testo c’è una frase che dice: “Per Amore sai mi sporcherei del tuo Latte Color Plastica”. Significa che potrei sporcarmi di qualsiasi cosa, qualsiasi colore, basta che sia il tuo… per amore… Tra tutti i pezzi che abbiamo scritto, abbiamo scelto questo come singolo. Ha tutti gli elementi portanti del Sound THE UNIKORNI. Riff semplici e ripetitivi, chitarre distorte, cantato molto melodico. Non si tratta di una canzone qualunque, ma di una tappa importante perché anticipa il vostro primo album.

Come sarà questo lavoro, se potete dare delle anticipazioni.

Strano. Abbiamo deciso di avere un approccio diverso dal solito per l’album. La cosa più interessante per me è che stiamo registrando in presa diretta, cioè suonando praticamente dal vivo. Questo perché vogliamo che le canzoni siano vive, rallentino, accelerino, senza essere legate ad un metronomo.  Faccio il produttore da 5 anni e non ricordo altre volte in cui un artista ha voluto registrare così… per questo ho deciso di farlo, mi interessava capire cosa sarebbe successo ad essere totalmente liberi durante la registrazione. Vedremo quale sarà il risultato finale.

La canzone mescola termini italiani ed inglesi, con un linguaggio che parla ai giovani da giovani, ma che riecheggia tonalità del passato. Che effetto avete voluto produrre e che messaggio avete voluto dare?

Con il mio primo progetto Melody Fall ho sempre cantato in inglese, e forse è stata la fatica ad allontanarsi da quella lingua che nel mondo rock, diciamocelo, suona molto meglio dell’italiano. Ho iniziato a scrivere e mi son detto perché non mettere italiano e inglese insieme, non ricordo altri artisti che lo facciano così apertamente. Mi è sembrato un esperimento interessante.

Quanto è duro per voi giovani inserirsi nel mondo della musica, molto variegato e spesso in difficoltà, e resistere nel tempo con le proprie canzoni?

Tanto quanto l’improbabilità che esista una band formata da una batterista e un chitarrista, fratelli, che si chiama The Unikorni.

Social e musica, concerti e società. Qual è il vostro pensiero su queste 2 combinazioni?

I primi due ormai vanno insieme e il secondo non può fare a meno del primo. La seconda combinazione è troppo antropologica.

Che cosa rappresenta per voi la musica e diventerà la vostra professione?

Per ora il nostro progetto è un divertimento, se diventerà la nostra professione te lo potremo dire tra qualche anno. Se pensi che c’è gente che non crede agli Unikorni allora forse capisci che tutto è possibile.

In bocca al lupo ragazzi per una carriera in salita