I N T E R V I S T A


Articolo di Iolanda Raffaele

Kokura, nome d’arte di Miky Marrocco, è un cantante milanese che oscilla tra indie-pop e canzone d’autore e che vive la musica a 360 gradi. Il 16 ottobre è uscito l’album I luoghi comuni con la produzione artistica di LeLe Battista e la collaborazione di Paolo Messere e Christian Alati. In occasione della presentazione del video di Lexxotan, che vi proponiamo oggi in anteprima, abbiamo curiosato sulla genesi e sui possibili messaggi di questo progetto.

Ciao Miky, la pandemia sembra non darci tregua, ma la musica continua a farsi sentire, come stai vivendo questo momento da artista?
Penso che in questa situazione la sensibilità artistica possa tranquillamente passare in secondo piano. Alcuni, specie nel settore dello spettacolo, hanno perso il lavoro. Altri hanno perso persone care. Qui a Milano abbiamo vissuto mesi angoscianti ma mi ritengo fortunato perché l’emergenza non mi ha toccato così da vicino. Purtroppo in molti ancora si ostinano a negare l’evidenza, proprio perché il virus non li ha feriti direttamente. Temo che questa cecità, figlia di un individualismo dilagante, sarà ancora più difficile da debellare del virus.

Il 16 ottobre per te è una data importante perché è uscito “I luoghi comuni”, parlaci un po’ di questo album e di cosa ti ha spinto a comporlo…
I provini dei brani che compongono l’album erano nel mio hard disk da parecchio tempo, sentivo che avevano un filo conduttore ma che, allo stesso tempo, erano troppo grezzi per una pubblicazione. Mi sono quindi rivolto a Lele Battista che, oltre ad essere un valido produttore, è soprattutto un cantautore. Lele è riuscito ad arricchire i brani senza mai tradire l’intenzione minimale dei provini. Anche per la pubblicazione mi sono rivolto a una label, Seahorse Recordings, gestita da un artista: Paolo Messere ha subito colto lo spirito del disco e ha persino collaborato nella stesura del brano di chiusura. Mi piace che questo lavoro sia il frutto di diverse sensibilità e non soltanto una mia prova solista.

È un viaggio ideale che grazie alla musica ci porta per mano attraverso i “luoghi comuni” della provincia milanese. Come hai cercato di conciliare particolarismo e universalità per creare un prodotto musicale diretto a tutti?
I luoghi comuni che racconto attraverso le canzoni non sono altro che il mio particolarismo, la mia realtà. Non amo molto partire da concetti universali, penso che la nostra quotidianità, se vista dalla giusta angolazione, possa contenere più poesia di quanto crediamo. Mi piace fotografare questi istanti, quando la luce si posa sulla realtà e proietta ombre bizzarre, a volte minacciose. Lo stesso vale per la musica, trovo più stimolante la semplicità perché aiuta a mettere a nudo le emozioni. Nel disco abbiamo lavorato per sottrazione, lasciando che le canzoni rivelassero la stessa fragilità che intendono descrivere.

Sonorità pop e sprazzi di elettronica, malinconia e realtà, che messaggi hai voluto veicolare e in che modo la scelta del genere musicale te l’ha consentito?
Nel disco l’utilizzo dei sintetizzatori, dei loop e delle drum machine ruota sempre intorno a una struttura chitarra/voce che rimane l’ossatura della canzone. Questa formula piuttosto semplice mi ha consentito di raccontare in piena libertà le mie storie di provincia, di evocare gli stessi scenari urbani descritti nei testi, di lasciare spazio alle emozioni che spero si colgano nell’ascolto dei brani. La malinconia è un ingrediente portante ma lo è anche il suo prezioso antidoto: l’ironia.

Indica ai nostri lettori 3 buoni motivi per ascoltare l’album, che noi abbiamo apprezzato già molto.
Primo motivo: si tratta di un lavoro sincero che nasce da emozioni semplici, nelle quali chiunque può ritrovarsi. Secondo: alla stesura dell’album hanno contribuito diversi artisti che hanno impreziosito il mio immaginario. Terzo, ma non ultimo: il disco è piaciuto alla redazione di Off Topic, quindi piacerà sicuramente anche a voi!