R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Luci stellari, pianeti, satelliti, vortici, mondi galattici e magiche alchimie cosmiche. Inutile, far finta di nulla, è di tutto ciò che la musica di Sun Ra si nutre. Sembra che senza la sua “filosofia cosmica”, non si possa nemmeno fare musica. Eppure la sua musica ha una esistenza “ontologica” che è difficile non rilevare, anche sganciata da tutte le sue astruse ed originalissime teorie. Però a lui piaceva così e deve piacere così anche a noi. È una delizia sopraffina ascoltare questo magnifico Swirling, nuovo scintillante lavoro della Sun Ra Arkestra, registrato al Rittenhouse Soundworks di Philadelphia, che sotto la direzione del maestro Marshall Allen, porta avanti l’eredità spiritual-musicale del grande Sun Ra; e lo facciamo magari cominciando dal pezzo che da il titolo all’album.

Abbandoniamoci subito al vortice, lasciamoci trascinare in una gioiosa e un po’ “fané” atmosfera swing anni Quaranta, magari sognando di essere in un bel salone, in una cupa sera d’autunno, mentre qualche coppia di ballerini “vortica” sul parquet così come le sfere celesti fanno nell’universo. Ad aiutarci ad immaginarlo ci sono il sax alto di Marshall Allen, il piano delicato di Farid Bannon, le trombe di Michael Ray e di Cecil Brooks e la voce calda di Tara Middleton che canta “come se non ci fosse un domani” (almeno su questo pianeta). Però chi pensasse che questo sia un disco pacificante e consueto, si sbaglia di grosso, perché non è di questa materia che erano fatti i sogni di Sun, ma di sperimentazione, di ricerca, portata avanti tra l’impronta del jazz di Chicago e quella di New York. Basta far partire Astro Black o magari Infinity I’ll wait for You per essere spediti in un altro mondo, anzi in altri mondi distanti anni luce (è sempre il caso di dirlo quando si parla della musica di Sun Ra) dalla calde atmosfere da jazz club. Qui siamo sempre in bilico tra il free più intenso e gli azzardi più impensabili, sia vocali che strumentali. Ma non basta, perché in questo straordinario lavoro c’è proprio di tutto come il travolgente blues Darkness, con il sax baritono di Danny Ray Thompson che mette in fila tutti gli strumenti per una passeggiata spaziale senza inizio né fine, un po’ come l’universo. Ho dimenticato qualcuno? Sì, Knoel Scott al sax contralto, James Stewart al sax tenore e flauto, Vincent Chancey al corno francese, Dave Davis al trombone, Dave Hotep alla chitarra, Tyler Mitchell al contrabbasso, Wayne Anthony Smith, Jr. alla batteria, Elson Nascimento alle percussioni, Stanley “Atakatune” Morgan alle congas, Tara Middleton al violino (oltre che voce dell’Arkestra). Del resto, da tradizione, la band è sempre stata nutrita fino a comprendere danzatori, mangiatori di fuoco, nani e ballerine come si dice. Non il solito disco, ma un mondo, anzi due, meglio un sistema stellare, facciamo una galassia fatta di musica, filosofia, pensiero, forse in una sola parola, “poesia”. Buon ascolto e buona permanenza nello spazio…

Tracklist:
01 Satellites Are Spinning / Lights on a Satellite
02 Seductive Fantasy
03 Swirling
04 Angels and Demons at Play
05 Sea of Darkness / Darkness
06 Rocket No. 9
07 Astro Black
08 Infinity / I’ll Wait for You
09 Unmask the Batman
10 Sunology
11 Queer Notions
12 Space Loneliness
13 Door of the Cosmos / Say