I N T E R V I S T A


Articolo di James CookLucia Dallabona 

Il cantautore Andrea Arnoldi, a distanza di poco più di un anno dall’uscita de “Le metamorfosi” e di soli pochi mesi da “DIECI|VENTI”, album pubblicato per celebrare una carriera decennale, torna con un nuovo singolo realizzato insieme alla formazione che lo accompagna negli ultimi anni, il peso del corpo. “Meccanica celeste”, questo è il titolo di un brano tanto affascinante quanto enigmatico da decifrare. Ci siamo quindi rivolti direttamente all’autore per approfondire…

Sulla tua pagina Facebook, relativamente all’interpretazione del testo, ci hai dato tre indizi: ‘Meccanica Celeste’ di Maurizio Maggiani, ‘Cento poesie d’amore a Ladyhawke’ di Michele Mari e ‘Verrà la morte e avrà i tuoi occhi’ di Cesare Pavese. I riferimenti letterari a questo punto sono chiari. Rimane la curiosità di comprendere se nella canzone attingi anche dal tuo vissuto personale o se si tratta invece di una storia ispirata solamente dalle tue letture preferite…
Quando scrivo una canzone difficilmente riesco a tenere separati i piani letterale e personale. In realtà è una cosa che mi riesce difficile nella vita in generale – nella quotidianità sono costantemente immerso nei libri e nelle poesie che leggo e che rimangono come sottofondo persistente durante la noia del lavoro, mentre lavo i piatti o cucino. Il libro di Maggiani ne è un esempio – mi è rimasto incollato addosso e, anche se la canzone non ne condivide praticamente nulla, ho voluto omaggiarlo rubandogli il titolo. Negli ultimi anni ho sviluppato invece un’ossessione per la scrittura di Cesare Pavese – all’interno de ‘Le metamorfosi’ per esempio se ne può trovare traccia ne ‘Lamerica’, canzone che cerca di raccontarne in chiave metaforica e personale il suicidio. ‘Verrà la morte e avrà i tuoi occhi’ è una poesia che ha conosciuto nel tempo moltissime reinterpretazioni, soprattutto musicali – persino Diamanda Galas, che personalmente venero, ha provato a cantarla in un italiano piuttosto improbabile. La nostra sfida è stata provare a comporre una versione della poesia il più possibile intima e personale, senza cantarne i versi ma cercando di riadattarla a un’intima poetica. Nel gioco di specchi delle citazioni appare Michele Mari, altro poeta che adoro e che più volte mi ha condotto sulla strada della scrittura. Nella celebre raccolta che citate ha ideato questo divertissement postmoderno che mi ha sempre affascinato e ha citato anche la poesia di Pavese, amplificandone il significato e spingendo verso l’altro-da-sé il campo semantico dei versi – ‘verrà la morte e avrà i miei occhi ma dentro ci troverà i tuoi’. Il verso principale della canzone è nato rovesciando il senso della poesia di Michele Mari, nel tentativo di avvicinarsi alla scrittura di Pavese sotto mentite spoglie, come Odisseo che torna a casa vestito da mendicante.

“Prima di giungere alle vostre orecchie una canzone viene scritta e riscritta, cambia rotta e trova nuova ispirazione”. In effetti abbiamo notato in un video che provavate la presenza della chitarra classica, sostituita poi da quella elettrica nella versione definitiva. Forse per l’esigenza sopravvenuta in seguito di dare una carica più tesa, più drammatica alla melodia?
Sì, direi che è una buona chiave di lettura. Le chitarre elettriche sono tentativi di tensione verso un testo crudo e forte, che non veniva retto dalla chitarra classica e che aveva bisogno di un tappeto sonoro più diretto.

C’è una grande armonia fra parole e musica, protagoniste di un viaggio languido, delicato, struggente. Ascoltandoti ci siamo chiesti se è ancora questo il tuo pensiero: “lasciare che i sentimenti comandino la voce ha un potere salvifico e benevolo”.
Penso che siate riusciti a scegliere gli aggettivi che più rappresentano questo brano, e la metafora del viaggio lo riveste di un’interpretazione inedita. All’interno della canzone ho nascosto alcune parole legate al campo semantico della partenza e del ritorno – le strofe di ‘Meccanica celeste’ sono il tentativo di descrivere attraverso dei tableau vivant l’esperienza intima e unica della morte e di quello che succede a chi invece resta vivo, e cerca di sopravvivere in qualche modo alla perdita. Tornando alla domanda, negli ultimi anni cerco di sperimentare un uso della voce più lirico, intimo e quasi teatrale – anche ‘Meccanica celeste’ è un tentativo verso quella direzione.

Simone Tormento ha realizzato un video animato molto interessante, carico di suggestioni poetiche e oniriche. Gli abbiamo chiesto di spiegarci cosa l’ha ispirato e di fornirci qualche dettaglio tecnico sugli incantevoli disegni.
Ho semplicemente realizzato il video ascoltando e riascoltando la musica e aspettando che apparissero delle immagini per poi cercare di dar loro vita animandole. Tecnicamente è un’animazione, emotivamente è quello che ho sentito attraverso la musica. Queste righe spiegano brevemente come l’ho realizzato.

Per quanto riguarda il futuro prossimo de il peso del corpo, sappiamo quanto gli ultimi mesi siano stati molto difficili da gestire per tutti quanti, immagino anche per voi. Siete riusciti comunque a lavorare su nuovo materiale, avete qualche progetto in cantiere per il 2021?
Il 2021 sarà un anno molto ricco per il peso del corpo. Non pubblicheremo un nuovo album perché, nonostante la pandemia, i nostri tempi di scrittura sono biblici – per comporre un nuovo disco ci impieghiamo dai tre ai cinque anni! Però proporremo molto materiale inedito, anche per celebrare il nostro decennale, che in realtà è stato quest’anno, ad aprile, ma che per ovvi motivi non siamo riusciti a festeggiare come avremmo voluto – c’era in programma un piccolo festival con una decina di band che avrebbero suonato le nostre e le proprie canzoni, insomma, una vera festa con un sacco di ospiti e di sorprese. Malgrado fosse già tutto organizzato, non ci è stato possibile metterlo in atto – e, per come stanno le cose, la vedo davvero difficile anche per l’anno che verrà. Quindi ci piacerebbe regalare a chi ci ascolta contenuti inediti, singoli mai pubblicati, canzoni che all’ultimo sono state messe da parte e non sono entrate nei nostri album. Inoltre, sono al lavoro sul riarrangiamento di un disco che è stato pubblicato dieci anni fa in edizione limitata su audiocassetta e che quindi pochissimi hanno avuto il piacere di ascoltare. Si tratta di un album autoprodotto che incisi a casa su un registratore a tape multitraccia, suonando tutti gli strumenti e mixando le tracce con il bounce interno. Insomma, un prodotto che suona molto vintage e che è stato un piacere riscoprire. In questi giorni sto cominciando a editare e a pulire le tracce separate e nel frattempo sto registrando le batterie qui a casa mia; poi ci saranno da fare le sovraincisioni di violoncello, di contrabbasso e dei sassofoni… la nostra idea è di farlo uscire in primavera, quindi ci aspetta un gran bel lavoro!