R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Correva l’anno 1990, facevo il V ginnasio: in Medio Oriente scoppiava la prima guerra del Golfo, in Sudafrica veniva liberato Nelson Mandela, moriva Sandro Pertini e venivano ritrovate le lettere di Aldo Moro; tutto questo mentre nella nostra capitale, dalle ceneri del collettivo musicale Onda Rossa Posse, nascevano gli Assalti Frontali. Un periodo di grande fermento artistico per le autoproduzioni e la distribuzione indipendente, soprattutto grazie alla spinta dei centri sociali tanto che, in breve tempo, scoppiava il fenomeno delle Posse, a Roma come nel resto dello stivale, tutte accomunate dall’interesse per l’attualità politica, la controinformazione, l’impegno civile, la cittadinanza attiva e con una forte connotazione antifascista. Dal punto di vista musicale un bel pout purri di rock, punk, funk, reggae e rap che trovò in 99Posse, Africa Unite, Almamegretta, Ustmamò e Casino Royale i maggiori interpreti. Per gli Assalti Frontali dopo due anni dalla nascita arrivò l’album del debutto, Terra di Nessuno, primo Lp rap in italiano, venduto a un prezzo politico di 17.000 lire, quasi mi viene una botta di nostalgia a ripensarci…

Seguirono concerti storici, come quello con i Mano Negra a Forte Prenestino o quello fuori dal carcere di Rebibbia, e la colonna sonora di Sud, il film diretto da Gabriele Salvatores: insomma, nel giro di poco, riuscirono ad affermarsi tra i gruppi più interessanti del hip pop underground nostrano, distinguendosi sempre per l’impegno politico e per la narrazione della cronaca quotidiana, tanto che il secondo album, Conflitto, uscito nel 1996 venne distribuito con il giornale Il Manifesto vendendo ben 25.000 copie.
A parte una parentesi di qualche anno con la BMG (1997-2004), gli Assalti sono sempre stati indipendenti sposando spesso cause disperate, come la raccolta fondi per i processi che seguirono ai fattacci del G8 di Genova, culminati con la mattanza di Bolzaneto, ricordati nella traccia Rotta Indipendente, riff di chitarra alla Carlos Santana e paragoni scomodi con l’Argentina della dittatura e delle violenze delle forze dell’ordine.
Sarà per questo che l’antologia, uscita lo scorso 4 dicembre, non solo ripercorre le tappe fondamentali della loro carriera, ma ci serve sul piatto una vera e propria retrospettiva della cronaca italiana degli ultimi trent’anni, perché a guardare bene ne sono successe parecchie di cose e di panni sporchi da lavare ne abbiamo sempre fin troppi in questo paese. Ventiquattro canzoni, di cui due inediti, Porta per Volare e Compagno Orso, più sei singoli prodotti negli ultimi due anni e mai pubblicati su disco, tra cui Simonetta, Fuoco a Centocelle, Città Fantasma e Fino all’alba, in cui Militant A, Pol G e Bonnot non le mandano certo a dire.

Apre le danze il funk di Porta per Volare, il regalo che si sono fatti per un traguardo così importante, un modo per celebrare tre decenni di militanza tra amore per la musica e impegno sociale, bello come la citazione di Willy Duarte. Si prosegue con la frenetica Batti il tuo tempo, dal repertorio di Onda Rossa Posse, un sound tipicamente anni ’90 che strizzava un occhio al hip pop americano di Public Enemy e soci, con tanto di campionamento iniziale di una celebre aria di Ennio Morricone e scratchata in mezzo agli slogan “fotti il potere” e “batti il tempo”. Non risparmiano proprio nessuno con le loro frecciatine velenose, dai giornalisti ai politici, dai poliziotti all’alta finanza, tutti etichettati come antagonisti nel terzo brano, Categorie a Rischio. Man mano che si va avanti nell’ascolto si riavvolge indietro il nastro del tempo, in Assalto Frontale, bel mix di rock e rap con chitarre distortissime alla Beasty Boys, mentre nei brani successivi ritorna il tema della fratellanza e del senso di appartenenza alla Posse, come nella più lenta Gocce di Sale, o nella chiamata alle armi contro il razzismo di In Movimento. Fatta eccezione per Va Tutto Bene, brano acustico con arpeggio di chitarra che racconta di una storia d’amore finita e di strade che si separano, il leit motiv della loro discografia è sempre quello della battaglia contro le ingiustizie, per cui “ogni uomo ha un motivo per alzarsi al mattino e mettersi in cammino”, in Banditi, o in Denaro Gratis, ferma condanna per l’opportunismo e il parassitismo dell’alta finanza, così come la lotta contro ogni forma di fascismo e la xenofobia di Enea Superrap o di Roma Meticcia. Non c’è solo l’impegno politico nei loro testi, ma anche il desiderio del riscatto delle periferie, di un’ecologia sociale, come in Il Lago che Combatte, dove la scure  si abbatte sulla cementificazione selvaggia delle città ad opera di palazzinari senza scrupoli e amministrazioni corrotte, o l’amore per una scuola inclusiva che dia a tutti le stesse opportunità, come in Cattivi Maestri e in Simonetta: “ne ammazzano più dieci penne che dieci pistole/voglion che lasci la scuola e che ragioni come un merlo/sapere è potere”. Per chi non la conoscesse, la Simonetta di cui si canta insieme a Filippo Andreani è Simonetta Salacone, maestra a Centocelle e a San Basilio, che consentì a Militant A di entrare nelle scuole e portare avanti il progetto di un laboratorio di inclusione, Singing for Peace, in Italia e in Medio Oriente nel 2017. Gli ultimi pezzi sono tutti dedicati, invece, all’attualità: dalla pandemia, con l’omaggio agli infermieri in Il Rap dell’infermiere, e la Città Fantasma, messaggio di resistenza contro il virus della solitudine, alla morte di Lorenzo Orsetti, in Compagno Orso, anarchico fiorentino partito per combattere l’Isis a fianco dei curdi e ucciso a Baghuz nel 2019. Li accomunava infatti il grande sogno di costruire una società più giusta, con l’emancipazione della donna, la cooperazione e la democrazia, oltre alla consapevolezza, chiara nella sua lettera testamento, che ogni battaglia combattuta per i propri ideali, seppur persa, è comunque un successo.

Voto 10/10: perché gli Assalti Frontali incarnano al meglio la missione del rap, nato nelle periferie delle metropoli americane dei primi anni ’80 come musica di denuncia e di protesta, che non può e non deve esimersi dal tema delle battaglie sociali per sprofondare nel cliché “musica/droga/auto di lusso/bella vita” tanto caro invece agli artisti hip pop di seconda generazione, scimmiottati, ahimè, dai nostrani trappisti.

Tracklist:
01 Porta per Volare
02 Batti il tuo Tempo
03 Categorie a Rischio
04 Assalto Frontale (feat. Lou X, Brutopop)
05 Gocce di Sale (feat. Valentina)
06 In Movimento (Ice One Remix)
07 Verso la Grande Mareggiata
08 Banditi
09 Va Tutto bene
10 Rotta Indipendente (feat. Brutopop)
11 Mi Sa Che Stanotte Pt1 
12 Mappe della Libertà
13 Il Rap di Enea
14 Roma Meticcia (feat. Bonnot)
15 Cattivi Maestri
16 Il Lago che Combatte (feat. Il Muro del Canto)
17 Io Sono con Te
18 Piazza Indipendenza
19 Fino all’Alba
20 Simonetta (feat. Filippo Andreani)
21 Fuoco a Centocelle (feat. Bonnot)
22 Il Rap dell’Infermiere
23 Città fantasma (feat. Lo Zoo di Berlino)
24 Compagno Orso (feat. Er Tempesta, Nummirium)