E V E N T O – L I V E _ R E P O R T


Articolo di Barbara Guidotti

Il mio primo gioco da tavolo è stato Rischiatutto, dal programma condotto da Mike Bongiorno. Lo adoravo, al punto che non mi stancavo mai di giocarci; aveva un cicalino di latta per prenotarsi a rispondere – che per l’uso nel tempo si era sverniciato -, i segnapunti di cartoncino, una clessidra per il tempo di risposta, il tabellone per le giocate e un libretto con i quesiti più disparati, che alla fine conoscevo a memoria quanto le soluzioni. Ah, dimenticavo gli occhiali finti per entrare nella parte del conduttore! E poi Scarabeo, Monopoli (valgono anche Indovina Chi? e L’allegro Chirurgo?), il Gioco dell’oca
Crescendo ho preferito libri e videogame (da Pong in poi), e i giochi da tavolo li ho un po’ messi in disparte (non ho mai amato studiare le istruzioni, come mi succede anche con dispositivi vari), ma sentire parlare di un evento sul gioco ha risvegliato tanti ricordi.
Conoscere le persone che ne erano l’anima non ha fatto che aumentare la curiosità e la voglia di entrare nel mood dell’iniziativa: giovani, motivati, animati dal desiderio di fare di Salsomaggiore un luogo in cui accogliere le tante declinazioni di un’esperienza che, attraverso il divertimento, fa crescere e confrontare con gli altri.

(Ph. Shutterbrothers)

Per Marco, che è uno dei promotori dell’iniziativa, si è trattato di un ritorno alle origini:
“mi ero avvicinato al mondo dei giochi da tavolo anni fa, quando mi occupavo di fumetti con Ade Capone (fumettista e autore televisivo scomparso nel 2015, ndr), poi ho seguito un’altra strada; li ho riscoperti giocando con mia figlia, che si è appassionata, e abbiamo creato un gruppo di gioco fatto di persone di età e professione diversa. I bambini sono comunque i più bravi e intuitivi a giocare. Quest’anno si doveva organizzare a Salsomaggiore un evento legato ai cosplayer ed è nata l’occasione di creare qualcosa di più ampio. La storia dei giochi in certi casi è particolare, a volte sono stati inventati in passato, rivisitati e aggiornati. Alcuni risalgono addirittura all’antico Egitto. Oggi ne escono 2000 all’anno, e anche tra noi ci sono degli autori. All’evento ci saranno associazioni specializzate in giochi diversi, come il gioco di strada, il gioco astratto…”

Silvia, Daniele e Christian compongono il direttivo: li ho incontrati prima dell’evento e il loro entusiasmo mi ha conquistato. Hanno competenza diverse, ma condividono la passione per il gioco e mi hanno raccontato come ha preso corpo l’iniziativa e quale sia il mondo di significati che intendono portare avanti. Emerge, dalle loro parole, un’esigenza di apertura alla comunità e di ritorno alla prossimità, come sottolinea Christian:
“l’obiettivo è creare un evento che possa coinvolgere un pubblico più ampio dei soli giocatori di ruolo o giocatori al tavolo o di magic, perché i nostri valori principali sono quelli dell’inclusività, della sana condivisione e della creatività; abbiamo cercato di unire mondi diversi, il che in questo ambiente non è così scontato…Molte associazioni hanno aderito con entusiasmo e si sono proposte da altre realtà regionali. Hanno superato le rivalità, perché tutti si sono sentiti accomunati dalla stessa passione. Noi abbiamo anche limitato la parte commerciale, a differenza di quanto accade in altri eventi, per dare priorità al piacere del gioco… perché è bello giocare online, ma dopo due anni di pandemia è bella anche la socialità. Si crea un incentivo per stare insieme su un terreno comune e i ragazzi possono sperimentare qualcosa di nuovo rispetto ai giochi tecnologici. Io da piccolo giocavo ai party game in famiglia, poi sono stato invitato a partecipare ai board games, che possono anche essere non troppo complessi ma sono divertenti. Mi piace giocare insieme ad altri, stare in gruppo.”

(Ph. Shutterbrothers)

Per Daniele “a tutti piace giocare, ma bisogna trovare i giochi adatti ai gusti personali. Anche nelle serate che io faccio in famiglia o con amici cerco di trovare il gioco giusto e di farlo provare, e da lì le persone scoprono la loro preferenza. Io ho fatto un corso da game designer e sono anche un aspirante autore. Come molti, mi sono dedicato ad altre attività e dopo una pausa ho ricominciato a giocare, ritrovandomi poi a condividere questa esperienza con persone che non conoscevo o non avevo visto per anni ma con cui mi sono trovato subito in sintonia. Abbiamo messo in pratica un progetto a cui tante associazioni hanno aderito con entusiasmo.”

Silvia è psicologa e ama il gioco di ruolo fin da quando era una ragazzina; ne ha fatto uno strumento di crescita personale e una risorsa per sperimentare nuove strategie terapeutiche. A lei pertiene, all’interno dell’evento, l’organizzazione di panel con obiettivi educativi e formativi:
“in questo evento tutti potranno giocare, lo scopo è abbattere quel muro fra chi gioca e chi non gioca, che percepisce spesso questo tipo di attività come qualcosa per esperti che richiede particolari conoscenze. Noi abbiamo fatto anche incontri formativi in questo senso, per educatori, insegnanti e per chiunque intendesse prendere familiarità con i giochi da tavolo e di ruolo. Il mondo ludico è anche fatto di aree che si sovrappongono, e vorremmo incentivare progetti territoriali per dare un’alternativa rispetto ai giochi tecnologici, che spesso creano dipendenza. Io ai genitori consiglio sempre di fissare un appuntamento periodico in cui la famiglia si riunisce, gioca e si smuovono dinamiche diverse, basate sullo scambio dialettico e sulla relazione. Si danno ai genitori strumenti per gestire problematiche tipiche del rapporto con i figli adolescenti. Porteremo testimonianze sui valori che vengono trasmessi attraverso il gioco: l’obiettivo non è vincere a tutti costi, riuscire nella missione, uccidere i mostri, ma conta la storia che si crea. Ci saranno genitori che hanno figli cresciuti a gioco da tavolo e giochi di ruolo, per far capire come queste parti ludiche abbiano influenzato l’autostima, la fiducia in se stessi, le abilità sociali e relazionali. C’è un mondo dietro. Io utilizzo i giochi da tavolo e di ruolo anche come terapia per migliorare le relazioni o abilità sociali e comunicative. Si è arrivati a portare la gamification nelle aziende e nelle scuole, come metodologia nuova di insegnamento, applicando tecniche che provengono dai giochi nella terapia: l’immedesimazione nell’eroe preferito aiuta a superare le difficoltà e a crescere. Del resto il gioco è l’attività primaria con cui il bambino apprende a entrare in contatto con il mondo.”

(Ph. Shutterbrothers)

Dalle parole di tutti loro si intuisce la ricchezza del progetto che stanno realizzando, e si avverte la sensazione che questo sia solo l’inizio di un’esperienza che potrebbe sviluppare sul territorio nuove realtà aggregative, soprattutto per i giovani, vista anche l’accoglienza positiva da parte dei soggetti istituzionali.
Dopo queste premesse, sono entrata nel Palazzo dei congressi con l’unica aspettativa di catturare lo spirito di Salso Ludix, e Salso Ludix mi ha catturata. Ho visto la fase preparatoria, e il progressivo animarsi – di ora in ora – di un mondo colorato e pieno di energia. Il popolo dei giochi pian piano ha riempito le stanze, e il silenzio si è dissolto nell’intreccio delle voci dei giocatori riuniti intorno ai tavoli. Ne è uscito un piccolo “diario di viaggio”, fatto di impressioni e testimonianze che condivido con voi…

Immergersi in Salso Ludix ti proietta in una sorta di universo parallelo, un po’ per la location, che è già affascinante di suo (tra vetrate colorate, lacche e stucchi, le suggestioni esotiche e visionarie dello stile Liberty creano uno scenario perfetto), un po’ perché mai si era visto a Salsomaggiore un mondo così animato e direi eterogeneo, non fosse per il filo conduttore che lega persone di età e formazione così diversa: sono tutti qui per misurarsi col gioco.
C’è chi partecipa, chi guarda incuriosito o per capire, chi fa domande, chi cerca il tavolo che fa per lui/lei: ognuno ha la sua storia e può ritagliarsi il proprio spazio. I dadi volano nell’aria, ed è il momento di fare la propria mossa, mentre i cosplayer usciti direttamente dai cartoon a dai film fantasy e di science fiction ti attraversano la strada.
Dalle voci che risuonano nel Palazzo dei congressi, si capisce che qui c’è un piccolo spaccato di tante regioni, a sfatare il mito che il popolo dei giochi sia fatto solo di gruppi isolati che difendono i propri confini. Tutti hanno una gran voglia di raccontare e raccontarsi.

(Ph. Shutterbrothers)

Entrando si apre lo spazio dedicato ai board game; è un ambito vastissimo, in cui la contaminazione fra gioco e realtà raggiunge il suo apice nei War games, la passione di Claudio, che ci fa un racconto emblematico:
“la mia passione per i board games storici non è stata il classico colpo di fulmine, ma una tappa nel percorso da bambino ad adulto. Da piccolo ero affascinato dalle tavole che illustravano le battaglie degli antichi romani nell’enciclopedia ‘Conoscere’, nel sussidiario alle elementari e poi nei libri di testo delle medie. Cresceva la mia passione per la storia, la curiosità per i comportamenti degli uomini nel trionfo ma soprattutto nelle più devastanti sconfitte. Mi piacevano e mi piacciono armature, elmi e formazioni di battaglia. Ho iniziato a prendere libri in biblioteca proiettando verso l’esterno le sensazioni che provavo a leggere di eroi e di fanti. Poi, durante il servizio militare, ho scoperto i boardgames ed ho comprato il mio primo gioco: una leggenda, ‘Alexander’ della Avalon Hill. Da allora ho continuato a comprarne, trovando per mia fortuna un negozio a Modena molto rifornito e poi a Verona, un vero Valhalla dei giochi ancora aperto…sono convinto che se dovesse chiudere e morire…potrebbe perfino resuscitare. Non so quanti ne possiedo ora…ma non abbastanza. Quello che mi ha sempre interessato è rivivere l’emozione del generale nella notte che precede la battaglia.”

E così via di gioco in gioco, in un continuo rimando tra passato e futuro che fa viaggiare nel tempo: la lotta fra mostri e umani ispirata alla storia di Alien si combatte accanto alla postazione dei giochi antichi, dove Marco illustra come giocavano Sumeri, Egizi, Babilonesi, Vichinghi e antichi Romani: il suo racconto è così vivido che nella mente ti scorrono fotogrammi di uomini assorti a combattere la loro battaglia incruenta lanciando nell’aria dadi piramidali.
Le associazioni hanno nomi fantasiosi: Tana dei Goblin, Orizzonte degli eventi, La Buca del Coboldo, Comelasfoglia Studios per citarne alcune, come altrettanto fantasiosi sono i nickname degli youtuber e dei Game Master che sono diventati celebrità e riferimento per il popolo dei board e dei role games (Matteo ‘TeOoh!’ Boca, Andrea ‘Master of Masters’ Rossi, Roberto ‘Orsogufo’ Rossi, Andrea ‘Il Rosso’ Lucca e tanti altri).
Sui banchi degli espositori (tra cui Dracomaca, Grumpy Bear, Ikigai Comics, Crimson Studies, Kickstarter…) incanta la raffinatezza delle illustrazioni che corredano i manuali di gioco, da cui occhieggiano mostri mutanti antropomorfi che popolano scenari post-apocalittici; altri mostri illustrati dall’amico Nicolas popolano le storie di Christian, giovane scrittore che è qui a presentare i suoi romanzi fantasy per adulti e per ragazzi, e che racconta il suo percorso da appassionato lettore ad autore. Francesca invece mi spiega l’idea da cui è nato il gioco di ruolo dark che lei presenta: uomini che non riescono a dormire, incubi che diventano realtà… un po’ la storia di Nightmare aggiornata per i Millennial, a ricordarci quanti debiti abbiamo con l’immaginario degli anni ’80. Non manca persino un’Odissea scritta dall’attore Vin Diesel.

(Ph. Shutterbrothers)


In un’altra postazione, i promotori del Role camp presentano un’interessante iniziativa strutturata sull’organizzazione di campi estivi gestiti da game designer ed educatori che offrono ai ragazzi preadolescenti e adolescenti un’esperienza formativa in cui si coniugano gioco e sport, finalizzata alla socializzazione e orientata al collegamento con le risorse di comunità. Sperimentata sull’Appennino modenese, si sta ora estendendo ad altre aree della regione.
C’è, in queste stanze, un’incredibile riserva di cose da scoprire e di persone che hanno voglia di raccontare e raccontarsi; quando parlano si percepisce la passione che li ha portati fin qui per sedersi ai tavoli a sfidarsi e confrontarsi, coinvolgendo anche un pubblico che magari per la prima volta si accosta a questa esperienza.

Intanto, da una porta misteriosa entrano ed escono persone in abiti ottocenteschi: si capisce che è in corso una vestizione. È Filippo, uno degli organizzatori, di Intempesta Noctis, a raccontarci cosa sta succedendo:
“si tratta di un gioco di ruolo dal vivo, un’esperienza che nasce dalla fusione fra gioco di ruolo tradizionale e teatro. I giocatori creano i loro personaggi, che hanno obiettivi, ambizioni, posizione sociale e interagiscono – con lo stile tipico dell’improvvisazione teatrale – con gli eventi che vengono presentati dai Master. Ogni personaggio è libero di agire come crede di fronte alle varie situazioni. È un gioco di ambientazione storica con elementi gotici, ambientato all’epoca della Restaurazione nel ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, regnante duchessa Maria Luigia, dopo la morte di Napoleone. Abbiamo iniziato il gioco partendo dal 1818 e siamo arrivati al 1831. Scegliamo location particolari, che siano un contesto adatto per il gioco, che si sviluppa in un arco di tempo di 12 ore (dalle 14 alle due di notte). I giocatori provengono da tutta Italia, si trovano tre o quattro volte l’anno, e indossano costumi personali, che vengono perfezionati nel tempo.”

(Ph. Shutterbrothers)

Altre associazioni, come Divisione Hydra, la Dark Knight League e Oltre lo Specchio collaborano alla messa in scena di eventi speciali, basati sulla risoluzione di enigmi, che prevedono il coinvolgimento del pubblico.
Ai piani superiori, regno dei Role games, incontriamo Enrico e Fabrizio, che, come tradisce l’accento romagnolo, rappresentano l’associazione Riviera Nerd, costituita da vari gruppi e circoli di giocatori di ruolo della costa adriatica. Loro sono i game master di un torneo di Dungeons and Dragons, e giocano da anni. Come racconta Enrico, “la particolarità di questo torneo è che e stato inventato completamente da Fabrizio, e portato ad eventi in varie occasioni; Riviera Nerd è un’associazione con sede a Rimini in cui trovano spazio cosplaying, fumetti, giochi di ruolo, in pratica riunisce tutto quello che è parte del mondo nerd. Ci si trova, si fanno eventi, si collabora con altre associazioni per motivi di aggregazione e si condividono le proprie passioni.”

Con Davide, titolare del Dedalo di Salsomaggiore, la prima sala giochi nata in Italia, facciamo un tuffo nel passato: ha portato a Salso Ludix console retrò e cabinati arcade, che dagli anni ’80 e ’90 modifica e rigenera per venderli agli appassionati che vogliono tenerseli in casa per riassaporare il gusto del gioco con i videogame old style. Racconta di tubi catodici e componenti con l’entusiasmo di chi ha avuto la fortuna di fare della propria passione un lavoro. 
Prima di andarmene decido di partecipare al workshop “Come si spiega un Gioco” con TeOoh! Boca, per vedere all’opera questo personaggio che è autore di giochi e youtuber, e ha una comunicativa talmente pazzesca che se fosse stato lui a spiegarmi le regole di Monopoli probabilmente ci avrei giocato tutta la vita: in pratica tiene una lectio magistralis del tutto sui generis. Il clima è un po’ surreale, perché sono circondata da giocatori incalliti che parlano un gergo a tratti per me oscuro, ma sono così competenti e professionali da sembrare speaker di una convention aziendale. Ma con TeOoh!, beh, è tutta un’altra storia; quando attacca con il suo decalogo di regole basiche (non interrompere chi sta parlando, saper gestire le risorse, seguire il regolamento, lasciare che i giocatori sbaglino e apprendano dai loro errori, capire se far notare gli errori o lasciar correre, saper adattare le regole) e di concetti derivati dal mondo aziendale, evocando il concetto di frustrazione, mi fa pensare che davvero la vita sia il gioco dei giochi, solo che a forza di prenderla troppo sul serio ci perdiamo tutto il divertimento.
Me ne vado con una sensazione bella e strana, quella di lasciare un posto familiare: come quando apri una scatola di vecchie fotografie e ci ritrovi te stessa bambina. E se guardi gli occhi, ti riconosci ancora, perché la scintilla di curiosità è la stessa, e giocare ti aiuta a tenerla viva.

(Ph. Shutterbrothers)

Un ringraziamento all’organizzazione di Salso Ludix e agli Shutterbrothers (Filippo Nasi e Michele Ghisoni) per le immagini che ci hanno fornito.