R E C E N S I O N E


Recensione di Arianna Mancini

Lo avevamo lasciato nel 2016 con M:FANS, suo ultimo atto sonoro pubblico. Con quel disco John Cale riportava alla luce una sua vecchia creatura: Music for a New Society (1982), la sua missione personale era quella di attuare una sorta di esorcismo dando una nuova veste al passato, una rilettura e riscrittura dei dieci brani originari con l’aggiunta di tre inediti, tutti cesellati e rimodellati da nuovi e sofisticati arrangiamenti elettronici. In realtà la sua esplorazione dell’elettronica si era già manifestata vividamente in Shifty Adventures in Nookie Wood del 2012, oggi questo nuovo percorso di ricerca si erige a vessillo e John Cale inaugura il nuovo anno pubblicando un nuovo lavoro, Mercy, in uscita il 20 gennaio per Double Six / Domino.

Il compositore, polistrumentista e produttore gallese ha ottant’anni, alle sue spalle brillano una strada dedicata alla ricerca e all’esplorazione di nuovi linguaggi musicali e una fitta rete di iconiche collaborazioni. La certezza sulla via da percorrere è già chiara in giovane età e studia musica al Goldsmiths College di Londra. Terminata l’accademia, desideroso di apprendere ulteriormente e sperimentare, parte per New York. Qui i pianeti si allineano e inizia una nuova vita: la borsa di studio di musica classica, l’incontro con il compositore John Cage ed il suo circolo avant-garde, con La Monte Young dopo il quale entra a far parte dell’ensemble minimalista sperimentale Theatre of Eternal Music. La connessione con Lou Reed con cui fonda i Velvet Underground e in cui suona il piano, la viola elettrica ed il basso. Segue l’incontro con Andy Warhol, loro promotore che disegnò l’iconica copertina del loro primo album con la banana. Il sodalizio elettivo con Nico, che si manterrà vivo nel corso degli anni, anche dopo la sua morte, tutt’ora intatto nel suo mondo interiore. Terminata la parentesi Velvet, inizia il suo percorso solista affiancandolo e alternandolo a collaborazioni (Brian Eno, Nico, Manic Street Preachers), al lavoro di produttore discografico per The Stooges, Nico, Nick Drake, Patti Smith, The Modern Lovers e alla composizione di colonne sonore.

L’animo inquieto di Cale ci ha regalato fino ad oggi diciassette album, una carriera solista di suoni mutanti: gli esordi folk – pop con Vintage Violence (1970), i ritorni al classicismo, il meraviglioso e lunare rock orchestrale di Paris 1919, esplorazioni dark e granitiche, art – rock, pop sperimentale e scoperte elettroniche. Ad un’età in cui molti musicisti trovano un quieto approdo, Cale cavalca ancora il futuro e le avanguardie sperimentali e in Mercy, oltre che azzardare giochi più complessi, coinvolge in queste acrobazie una consistente schiera di giovani artisti, spiriti fecondi del variegato panorama indipendente internazionale: Actress, Animal Collective, Fat White Family, Laurel Halo, Sylvan Esso, Tei Shi e Weyes Blood.
     
Senza alcuna ombra di dubbio si può affermare che l’ultimo album di Cale è una continua sorpresa, un ambizioso progetto di dodici brani che mesce in maniera libera e certosina classicismo e sperimentazioni elettroniche, l’etereo incanto degli archi e del pianoforte che si contaminano di pulsazioni e mutanti echi sintetici di variegata densità e forma. La voce che muta, dalla limpidezza alla ruvidità, all’eco fino a risuonare in un riverbero. Nei componimenti troviamo il suo universo interiore inquieto, le incrinature del mondo scaturite dagli accadimenti dell’ultimo decennio, una sorta di analfabetismo dell’anima e dei valori, ricordi che omaggiano amici (Nico e David Bowie) e desiderio di rapporti umani più solidali.

Il brano eponimo apre l’album, qui troviamo Laurel Halo a pilotare i droni a fianco di Cale che si profonde in quella che sembra essere una supplica laica, utilizzando la sua voce-strumento mentre gioca ad accordarla in sfumature di varie tonalità, ripetendo spasmodicamente la parola mercy in più contesti: “I’m looking for mercy more and more”, “Mercy one more time”, “Mercy on me”.
Sempre dalla scena elettronica, in Marilyn Monroe’s Leg, il testimone passa ad Actress che affianca Cale in un viaggio in cui il minimalismo si fonde a suoni indefiniti di liquida ampiezza che acquistano spessore con il dipanarsi del brano fino a modellarsi su sfumature sacrali, che si chiudono con apparizioni di viola elettrica, cori ed echi di voci indistinte. Un contrasto che fulmina per l’immensità.
C’è ancora posto per l’amore nell’universo inquieto di Cale e la nostalgica Noise of You ci parla proprio di questo sentimento, una struggente malinconia per una figura indistinta del passato. Come evoca lo stesso incipit del video commemorativo diretto da Pepi Ginsberg, “Sì, è una canzone d’amore”. La voce di Cale qui viaggia fluida incorniciata in un letto di sintetizzatori.

Nella successiva Story of Blood si presenta un nuovo sodalizio, che vede come ospite la cantautrice polistrumentista statunitense Natalie Laura Mering, in arte Weyes Blood. La sua duttile voce porta magia e smussa i contorni ruvidi di quella di Cale con vocalizzi, cori ed importanti dettagli di alto spessore decorativo. Un assolo di pianoforte fa da intro cullandoci per un minuto, prima di cedere la scena alla deriva colorata da sintetizzatori, che si espandono fino ad ospitare inaspettatamente il suono dell’arresto improvviso e graffiatura di un vinile che ferma il brano per poi proseguire verso la fine in un amorevole: “I’m going back to get thеm, my friends in the morning/ Bring them with mе into the light, into the light”. L’omonimo video, diretto da Jethro Waters, intriso di sfumature rossastre, vede i due impegnati in uno strano rituale pagano alle prese con polveri e liquidi purpurei e stravaganti movenze. 

 
L’incedere greve e minimale di Time Stand Still, cambia i toni, e la voce di Amelia Meath (Sylvan Esso) ne acuisce la cupezza. Il brano è un’aperta critica alla decadenza dell’Europa che sprofonda nel fango aiutata dalla Chiesa che ne opacizza la bellezza.
I ricordi e le vecchie affinità fluiscono limpide in Moonstruck, un’aperta dedica a Nico che si apre con la magia degli archi e si mantiene aulica e angelica per tutta la sua durata. “Console me, hold me/ I’ve come to make my peace”. Altro momento commemorativo appare in Night Crawling, omaggio a David Bowie, alla loro amicizia, ai loro confronti e alle loro notti brave. Il video d’animazione diretto da Mikey Miles ci presenta i due vecchi lupi nel corso delle loro scorribande notturne.
Su Everlasting Days, Cale supportato dagli Animal Collective gioca ancora con i ricordi su tonalità dub, e nebbiose con lampi di coralità. Il senso di turbamento si fa più etereo ma ugualmente possente in Not the End of the World, in cui la voce sfumata di eco scivola su basi sintetiche, sembra un inno che proviene dall’oltretomba.
Un sound mutato ci accoglie nelle linee trip-hop industriale di The Legal Status of Ice, che vede la partecipazione dei Fat White Family. Vortici elettronici e canti minacciosi alla deriva inveiscono sul cambiamento climatico.  
Segue I Know You’re Happy, che vede la partecipazione di Tei Shi, il brano ruotando su toni melodrammatici riporta l’atmosfera ad un’apparente quiete.
In chiusura, Out Your Window richiama il sentore di una tragedia imminente e l’urgenza di salvare. Si parla di un suicidio e del tentativo di aiutare la vittima. Il pianoforte martellante apre il brano che fluisce oscuro, impreziosito di riverbero e vocalizzi minacciosi. “Se ti butti dalla finestra, io ti eviterò la caduta./ Ti terrò vicino e ti terrò calmo, ovunque tu decida di andare”. Forse è un invito per tutti a ritrovare quel senso di misericordia espresso nel titolo stesso dell’album.

Mercy lo si deve ascoltare, in prima istanza, tutto d’un fiato, fagocitandolo con voracità, quella tipica fame data dalla curiosità e dal desiderio di scoperta, ma tale attitudine poi porta ad una conseguente mitezza. Qui si apre la seconda fase d’ascolto, la lenta contemplazione di ogni brano, di ogni suono, delle sfumature, degli spazi sonori che si aprono a metamorfosi inaspettate. In ultimo subentra il desiderio dell’ascolto in loop, perché Mercy ti cattura, e lo fa con la stessa attitudine e costanza della goccia che scava la roccia e lascia il segno. Questo è un sigillo firmato John Cale, un ottantenne con un passato da istrione del suono, che guarda al futuro della musica come se quel mondo fosse tutto ancora da scoprire e reinventare. Nel suo universo sonoro la parola fine non esiste, perché non potranno che esserci molteplici nuovi inizi con inaspettate dimensioni sonore da scoprire.

Tracklist:
01. Mercy (7:00)
02. Marilyn Monroe’s Legs (beauty elsewhere) (6:53)
03. Noise Of You (5:16)
04. Story Of Blood (7:32)
05. Time Stands Still (5:21)
06. Moonstruck (Nico’s Song) (5:31)
07. Night Crawling (4:54)
09. Not The End Of The World (6:17)
10. The Legal Status Of Ice (7:24)
11. I Know You’re Happy (5:15)
12. Out Your Window (5:14)