R E C E N S I O N E
Recensione di Elena Colombo
Giovedì 11 maggio è uscito Inizio Turno Fine, disco d’esordio dei Ricche le Mura, band emergente composta da cinque ragazzi valtellinesi, Carlo, Tommaso, Isacco, Alberto e Alessandro. I componenti hanno una formazione molto eterogenea, che emerge nella difficoltà a definire l’album secondo un genere musicale specifico. Se proprio si vuole etichettarli, si può parlare di indie-rock alternativo, ma dietro ogni traccia musicale si nasconde molto altro. Per esempio, tra le righe di Lusso, il primo brano, si percepisce un riferimento al cantautorato, rinvigorito dalla voglia di sperimentare dei giovani autori, poco più che ventenni. Il cantautorato, con sfumature folk, si intravede anche in Amico (mani porte), per l’intimità del testo, che parla della difficoltà a donarsi all’altro e a provare emozioni verso chi ci è vicino.

Nell’album sono presenti molti riferimenti alla notte e al giorno. Questa classica dicotomia la si può ritrovare sia in Stralis, che invita a “cercare la mattina”, sia nelle foto promozionali dell’album, dove i giovani musicisti giocano con le luci, che siano quelle delle torce, in contrasto con il buio che li circonda, o quelle accecanti del flash, che rendono i loro volti indistinguibili. Tra le fotografie, mi ha strappato un sorriso una scattata sulla cima di una montagna, in apparenza piena di persone. Ci è voluto poco per capire che si tratta solo dei cinque ragazzi, ma moltiplicati, in diverse – e buffe – pose. Forse è proprio con quest’immagine che i Ricche le Mura hanno voluto rappresentare le sfaccettature dell’individuo, quelle di cui parlano nel già citato Amico (mani porte), in cui l’individuo apatico e quello altruista sono infine la stessa persona.
Per quanto riguarda l’aspetto musicale, mi ha colpito per la sua originalità Turno, intermezzo lungo poco più di un minuto. Il brano comincia con una voce femminile, alla quale seguono presto altre, che si sovrappongono e confondono l’ascoltatore. Le parole sono incomprensibili: poco dopo, scopro che si tratta di stralci di inventari e diari di lavoro originali degli anni ’80, rinvenuti in un’industria tessile diroccata nella Valtellina. Capisco allora quei suoni industriali posti in sottofondo, resi più armonici dal suono del sax.
I brani di Inizio Turno Fine nascono da una serie di demo registrate in momenti diversi, che i Ricche le Mura hanno deciso di unire in un unico progetto, che le ha accresciute, dando loro una forma definitiva coerente. Non mancano però i link interni tra i brani: Volpi e Fennec, per esempio, si richiamano nel titolo (i fennec sono noti anche come “volpi del deserto”), nonostante la diversa ambientazione. Volpi si caratterizza per una melodia rassicurante fatta da percussioni delicate e suoni di ottoni; Fennec (della durata di solo un minuto e dieci!) si accompagna invece a una chitarra morbida, mentre l’ascoltatore è invitato a “cambiare la pelle”, sinonimo di crescita e superamento del buio.
I riferimenti alla pelle sono presenti anche in Macchie gialle e Sulla pelle nera, due pezzi che fanno parte di un’unica piccola suite. Anche qui si parla di luce, e di sole che si può trovare dentro di sé. Si ripete la similitudine animale: “Siamo salamandre, schiacciate dalle macchine”. La pelle nera è l’oscurità di questi anfibi, mentre le macchie sono squarci di luce, quasi stelle nella notte.
Conclude il disco la suite Città del sole e Ora Che il nodo è più stretto, canzoni che ci invitano a “scavare” in noi stessi e contemporaneamente rappresentano la fine della ricerca dell’utopia. Luce e ombre ritornano protagoniste, a testimonianza della circolarità del disco e della sua unitarietà, nonostante la pluralità dei generi.
Tracklist:
01. Lusso
02. Volpi
03. Fennec
04. Stralis
05. Turno
06. Macchie gialle
07. Sulla pelle nera
08. Amico (mani porte)
09. Città del sole
10. Ora che il nodo è più stretto
Photo © Silvio Deiaco
Cover Agnese Cuomo_Bluneske




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