R E C E N S I O N E
Recensione di Andrea Notarangelo
I Blur iniziano dal fondo. Come prego? Dirà qualcuno. Ebbene sì la nona fatica della band, uscita a meno di sei mesi da quando si sono riuniti per la prima volta in studio, si apre con un tipo di ballata che generalmente viene inserita verso fine disco, poco prima dei titoli di coda. In modo inaspettato ci accoglie quindi The Ballad, un soffio malinconico di tre minuti e mezzo nei quali Damon Albarn si ritrova sostenuto dal suo piano, dalla seconda voce del fedele sodale Graham Coxhon e poco altro. “Mi sono appena affacciato alla vita”, canta il nosto, “e tutto ciò che ho visto è che non tornerai”. La nostra condizione mortale espressa in poche righe di amore ed equità. E prosegue con “Mi sono innamorato di te, ti ho incontrato durante uno spettacolo in anticipo. Tu cadi e io cado insieme a te. Così abbiamo viaggiato insieme in giro per il mondo”. Mi soffermo molto sul testo perché da pochi passaggi si evince quanto questo nuovo The Ballad of Darren risulti ispirato. Pochi versi ma potenti nei quali mi riesce facile immaginare una resa dei conti col passato. La chiave di lettura sta tutta in quel “ti ho incontrato durante uno spettacolo”. Quale spettacolo? Forse quello della vita, nel quale a volte ti accorgi di aver incontrato la persona giusta nel momento sbagliato.

St. Charles Square, seconda traccia è anche il secondo estratto dal disco ed è uscita a fine giugno. Pezzo ‘stonato’, con una degna apertura a cura di Coxhon, il quale crea un’atmosfera sghemba e distorta nella quale Albarn narra i suoi versi prendendosi tutto il tempo necessario quasi non curante dell’operato della band e del ritmo serrato di un Rowntree in forma smagliante dietro alle pelli. Barbaric è il terzo pezzo in scaletta ed è stato presentato qualche giorno fa in concomitanza con l’uscita del disco (il 21 luglio) e suonato per la prima volta dal vivo il giorno seguente durante il Lucca Summer Festival. Per chi scrive la canzone segna definitivamente il nuovo corso della band. Come già anticipato nel report sul concerto sopra menzionato, i Blur da tempo stanno facendo i conti con il passato e questo li ha condotti a cercare (e infine trovare), una nuova via. The Magic Whip, la loro precedente fatica è datata 2015 e in quell’occasione i quattro si presentarono con un disco strano, poetico ma spigoloso e che paradossalmente doveva la sua forza espressiva alla lavorazione di tracce già preconfenzionate da Albarn ma assemblate e migliorate dalla band ad Hong Kong, durante un periodo di riposo, nel bel mezzo di una tournée asiatica. Quei giorni sono andati ma hanno lasciato un solco e oggi ci ritroviamo una nuova versione del gruppo più bilanciata e centrata, nella quale il leader porta ancora le idee, ma il contributo di tutti è ben evidente e marcato.
A proposito della gestazione, facendo solo una piccola digressione per chi se lo fosse chiesto, possiamo dire che il Darren nominato nel titolo del nuovo disco è Darren ‘Smoggie’ Evans, un collaboratore della band fin dagli esordi, nonché guardia del corpo personale di Damon Albarn. E a proposito della bodyguard, il cantante di Colechester ha commentato, senza togliere l’aura di mistero che Darren è molte persone e allo stesso tempo una persona sola. Venendo invece alla copertina, possiamo dire che la foto è ad opera del fotoreporter Martin Parr e riprende un nuotatore intento a fare qualche bracciata in tranquillità nella piscina più antica della Scozia (sita in Gourock), mentre all’orizzonte si staglia un cielo grigio come presagio del brutto tempo che arriverà. L’approccio del protagonista è quello di colui che affronta qualsiasi intemperia con una calma placida. Questo atteggiamento rilassato è ben evidente nella successiva Russian Strings, dove un cantato narcolettico nel quale si cita la Balalaika, integra e completa la base strumentale onirica, raccolta in timidi accenni di chitarra intrecciati a un basso palpabile e mai invadente. L’assolo in chiusura è imperdibile e si trasforma in un orpello semplice ma tutt’altro che banale. The Everglades (For Leonard), posta a metà disco, scivola via come la notte attraverso una chitarra acustica e accenni elettronici che si incrociano ad una tastiera sostenuta, a circa un minuto e venti dall’inizio del pezzo e assieme percorrono la strada fino al crepuscolo.
The Narcissist, primo assaggio del disco, che i fan hanno potuto ascoltare in anteprima a maggio, poteva offrire già allora un’idea ben precisa sulla nuova raccolta di canzoni. Il brano racconta di un momento spirituale (o vissuto sotto effetto di sostanze stupefacenti), nel quale il protagonista trascende e sente di essere arrivato a un passo dalla perdizione. In questa esperienza ne uscirà più forte e con la comprensione di come sopravvivere a questo mondo fatto di alternanze tra luci (della ribalta), e ombre (del dimenticatoio). A proposito di viaggi, Goodbye Albert ci tiene nello stesso mood ma attraverso una base più ritmata frutto di un ottimo dialogo tra basso, batteria cadenzata e tastiere. Questo è un caso ben riuscito di come due dita di elettronica creano un panorama perfetto nell’economia di un pezzo che suona essenziale seppur abbia una sua ossatura e solidità ben marcata. Il nostro Damon, nelle vesti di un moderno Pierrot lunare segue il corso anche con la successiva Far Away Island, ma già in Avalon corregge il tiro tornando ad essere mordente; anche in questo caso è da lodare il lavoro ai cori di Coxhon e alla sua chitarra solista che ben supporta e completa la classica suonata dal frontman. The Heights è la vera ballad e degno epilogo per una storia che ha il sapore di un nuovo corso in una situazione simile a quando osservi il mare a fine estate in una spiaggia semivuota. Si tratta di uno di quei momenti nel quale resti bloccato a metà coi pensieri e dove una parte di te desidera tornare a casa e prendere in mano nuovi progetti, mentre l’altra desidera che tu rimanga sdraiato in spiaggia rassicurato dal tepore della sabbia e da un sole non più invadente.
Bentornati Blur, ci siete mancati tanto. Troppo.
Tracklist:
01. The Ballad (3:37)
02. St. Charles Square (3:55)
03. Barbaric (4:09)
04. Russian Strings (3:38)
05. The Everglades (For Leonard) (2:56)
06. The Narcissist (4:05)
07. Goodbye Albert (4:17)
08. Far Away Island (2:58)
09. Avalon (3:05)
10. The Heights (3:24)
Photo © Reuben Bastienne-Lewis






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