R E C E N S I O N E
Recensione di Aldo Pedron
Antonio Gramentieri, in arte Don Antonio, è nato a Faenza nel 1972. Musicista, produttore, giornalista, internazionalista del suono italiano, polistrumentista, chitarrista virtuoso, fondatore dei Sacri Cuori e autore di musiche per il cinema, il teatro, la televisione e la pubblicità, ha suonato nei principali festival e club fra Stati Uniti, Inghilterra, Australia, Europa, Scandinavia e Balcani.
Si è esibito al Tiny Desk (Npr.org) di Washington D.C. nel 2019 con la sua Don Antonio band ad accompagnare Alejandro Escovedo, alla BBC1 a Londra, alla CBS a New York, alla radio e televisione nazionale svedese, australiana, olandese. Abita a Modigliana, dove di tanto in tanto frequenta il bar Il Kremlino. Un chitarrista dal curriculum infinito e dalle mille risorse.
Numerosi i suoi progetti come leader, produttore o session-man e con band differenti: Don Antonio & The Graces, Don Antonio band, i Sacri Cuori con 5 dischi dal 2010 al 2015, collabora con Hugo Race & Fatalists (2012-2016), con il Collettivo Mud, una band internazionale con Don Antonio Gramentieri, Howe Gelb e John Covertino dei Calexico tra gli altri. A suo nome, come solista ci sono almeno altri 5 lavori (dischi) dal 2017 al 2022. Un ulteriore album come Antonio Gramentieri s’intitola Here Anyway per l’etichetta Strade Blu.

Strade Blu, Folk & dintorni (partito originariamente da Modigliana) è un Festival acclamato, nato nel 2001 e con Antonio Gramentieri insieme ad Andrea Bernabei, tra i fondatori e organizzatori. In seguito, preziosa etichetta discografica. Un Festival (anche itinerante) poi diventato la prima rassegna internazionale sviluppata su circa 15 comuni del comprensorio diversificando i generi e diventando uno dei punti di riferimento imprescindibili per chi segue i percorsi del folk/roots, del blues e del cantautorato contemporaneo angloamericano. Le “strade blu” del titolo sono, appunto, quelle del libro omonimo di William Least-Heat Moon, che ha suggerito al festival non soltanto il nome, ma anche il senso del suo rapporto con il territorio.
Altra eccellenza e lunga collaborazione di Antonio Gramentieri, è alla corte di Dan Stuart (l’ex Green On Red) come Danny & Gramos o come The Slummers (visti dal vivo il 21 maggio 2014 all’1& 35 circa di Cantù e al Caffè Teatro di Verghera di Samarate in provincia di Varese). Un sodalizio eccelso e pregevole sfociato nel disco di The Slummers (Dan Stuart, JD Foster, Antonio Gramentieri e Diego Sapignoli) l’album Love Of The Amatuer del 2010. Antonio Gramentieri in qualità di produttore appare nel disco di Dan Stuart The Deliverance Of Marlowe Billings del 2012 dove troviamo un bouquet di grandi canzoni e il tocco sorprendente di Antonio con le sue scorribande chitarristiche e sonore multi tasking. Nel 2017 la strana coppia è in un tour europeo a suggellare una fitta e proficua collaborazione di quasi dieci anni.
Ennesimo fiore all’occhiello è la coppia Alejandro Escovedo with Don Antonio – The Crossing (Yep Roc Records del 2018). The Crossing è un’opera generosa per la lunghezza del racconto (ben 17 tracce), una tavolozza musicale molto ricca, quasi una summa di tutto l’Escovedo-pensiero dove spiccano la cura dei particolari e la meticolosità degli arrangiamenti, che in parte indirizzano e ricalibrano l’esuberanza di Escovedo e dove a sostenerlo c’è una band tutta romagnola, da Modigliana, guidata da Antonio Gramentieri, chitarrista vigoroso ma ricco di sfumature originali con i suoi Don Antonio.

Ma… veniamo ora al nuovo lavoro inaspettato ma assai gradito di Don Antonio.
Il titolo dell’album proviene da Lacosta o La Costa, una strada che Don Antonio (Gramentieri) percorre e ripercorre fin dall’infanzia e a cui lega molti significati, ed è oggi una delle tantissime strade ferite del nostro paese, danneggiate o modificate irreparabilmente in seguito a piene e alle frane del maggio del 2023.
È musica che parla di un rapporto molto intimo di Don Antonio con la sua terra (Lacosta, ovvero via della Costa, la provinciale che unisce Modigliana a Brisighella, N.d.r.). Modigliana sorge nella Valle del Tramazzo con i suoi poco più di 4 mila abitanti nella provincia di Forlì-Cesena ed è uno dei comuni storici della Romagna Toscana che fino al 1923 ha fatto parte della provincia di Firenze.
L’appello di Don Antonio è chiaro e perentorio… come forse avrete visto su vari servizi nazionali, il nostro paese (Modigliana) è stato fra i piu’ colpiti dagli eventi correlati alle piogge dei primi di maggio. Se il centro storico ha avuto relativamente pochi danni, tutto intorno l’impatto è stato disastroso. Il territorio ha completamente ceduto, sono crollati ponti e strade, sono collassate intere colline lasciando dapprima tutto il paese, poi comunque numerose zone della campagna irraggiungibili e inaccessibili, a tempo indeterminato. Il conto dei danni è incalcolabile. Probabilmente nell’ordine delle centinaia di milioni di euro. Ma è un conto teorico, giacche’ molte situazioni sono semplicemente irrecuperabili.
Lacosta quindi non è un disco di beneficenza, non è un crowfunding bensì un disco che cerca di raccontare la terra in cui Don Antonio è nato e vive, Modigliana, e a cui si è ispirato cercando di restituirle qualcosa.
Un disco che ha cominciato a prendere forma sul finire del 2021 ma che per una serie di coincidenze non aveva ancora trovato il momento giusto per essere completato ed uscire, fino a oggi.
I proventi di questa prima tiratura del disco, fisici e digitali, concorreranno al fondo emergenziale per Modigliana gestito dalla Pro-Loco, Protezione Civile e Nucleo Volontari Antincendio.
Il disco contiene brani brevi, composti in solitudine, con pochissimi strumenti, in un casolare di campagna, con i musicisti con cui ha collaborato in questi anni più recenti. Alcune composizioni, registrate in diverse versioni, sono state utilizzate per un film trasmesso da Rai Due, per un ciclo di spot di cantine vitivinicole delle loro colline, per una docufiction di Netflix e per altri lavori. Pur nella diversità delle committenze e dei percorsi, queste composizioni sono tuttavia figlie della medesima ispirazione e dei medesimi luoghi familiari.
Registrato a La Casina e Crinale Lab di Modigliana. Mixato da Brian Deck al Norwhal di Chicago. Masterizzato da Jim DeMain e Alex McCollough al True East di Nashville. Suonano in questo disco Don Antonio (chitarre, basso, melodica, synth), Luca Giovacchini (chitarre e dobro), Roberto Villa (basso), Nicola Peruch (organo, piano, synth), Vanni Crociani (fisarmonica), Piero Perelli (batteria e percussioni). Ci sono inoltre Enzo Vallicelli (batteria e chitarre in Vince e alla batteria su Blu Spazio Blu ed entrambi i brani sono firmati a 4 mani da Don Antonio e Enzo Vallicelli).
Stefano Intelisano all’organo e al piano è presente in Blu Spazio Blu.
Don Antonio ancora una volta e in perfetto stile suona e propone musica strumentale con un forte richiamo alle colonne sonore italiane degli anni sessanta e settanta.
Quattordici brani strumentali che spaziano nell’immaginario “americano”. Risaltano l’immediatezza e l’urgenza dei brani, quasi “live in studio” e la grazia strumentale di queste pennellate roots. Come sempre tanta qualità. Se i pensieri sono alla terra italica del suo paese, le atmosfere sono decisamente a stelle e a strisce. Sonorità riflessive e sognanti come l’iniziale Pedro di soli un minuto e 27 secondi più la reprise di 1 e 44 secondi con la chitarra dai suoni cooderiani. Eccellente La Rosa e La Spina dal tocco magico della fisarmonica. Lacosta è decisamente un brano rock.
Don Antonio e soci tessono suoni lunari e contemplativi.
Vince prende sicuramente il nome da Enzo “Vince” Vincenzo Vallicelli, forlivese doc, classe 1951, batterista di indiscutibile talento e di grandissima esperienza, diplomato in percussioni al Conservatorio di Pesaro, parte dei gruppi Hellza Poppin, Cinema House, Strada, Snaps, Zebra Crossing, Rudy Rotta Band e che vanta numerose collaborazioni con artisti del calibro di Gianna Nannini, Eugenio Finardi, Shirley King (figlia di B.B. King), Luther Allison, Sugar Blue e naturalmente Don Antonio.
Splendida Al Verde con tanto di organo e suoni alla Dan Penn. Roccaccia (un edificio storico, l’antica Rocca dei Conti Guidi nel medioevo e detta La Roccaccia), rimanda ai suoni crepuscolari di Kiko dei Los Lobos.
Altri pezzi ma direi l’intero album dà spunti adatti e perfetti per una vera e autentica colonna sonora. Sul finale ecco Blu Spazio Blu, un ritorno a certi suoni anni ’50 come se fosse una session con Ry Cooder e il cubano Manuel Galban e i rimandi al loro album Mambo Sinuendo del 2003.
I proventi del nuovo disco Lacosta saranno devoluti al fondo emergenziale per l’alluvione e Don Antonio è schierato in prima linea nella solidarietà e nell’aiuto alla sua amata terra.
Disco piacevolissimo e di grande atmosfera.
Tracklist:
01. Pedro
02. La Rosa E La Spina
03. La Quercia
04. Lacosta
05. 1979
06. Vince
07. Roccaccia
08. Uva Rossa
09. La Cava
10. Al Verde
11. Uva Rossa (reprise)
12. Non Piove
13. Pedro (reprise)
14. Blu Spazio Blu


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