L I V E – R E P O R T
Articolo di Fabio Baietti e immagini sonore di Andrea Furlan
La perfetta combinazione tra spazi, arte e clima predispone l’animo nel migliore dei modi. Prima della Musica a venire, si apre un pertugio, un’importante storia di Amore e Resilienza; quella capace di portare avanti, con passione ed affetto, una storia condivisa da tanti fans. Da Luciano a Daniela, un attimo di intensa commozione che da inizio alle danze. Una sorta di pozione magica servita in un calice prezioso, un benefico balsamo con i profumi del Quartiere Francese.
Luke Winslow King, nomade per vocazione e di irrequieta curiosità per scelta, è un compendio vivente della figura dell’Artista.

Musicista eclettico, entertainer di gran classe, generoso nel lasciare spazio a chi condivide il palco con lui, empatico nel post concerto nel non sottrarsi all’ammirazione del folto pubblico assiepato nello splendido giardino di Villa Litta. Forte di un songwriting che, nell’impasto liricomusicale, amplia abbondantemente i confini di genere. Ecco, quindi, materializzarsi spicchi di cantautorato, echi blues, speziature bayou-oriented, brandelli di rootsrock. Un melange che racchiude una carriera che sembra già lunghissima, nonostante i soli 40 anni del Nostro.

Alter-ego perfetto per far indossare alle splendide composizioni il miglior outfit possibile, Roberto Luti lascia un segno quasi visibile. Come se la sua chitarra fosse una spada ed i (meravigliosi) suoni emessi fossero la sua personale ‘Z di Zorro”. Un tocco che non mi è stato concesso di ascoltare molte volte, nemmeno da idolatrati axemen stranieri. A volte tagliente nel fendere l’aria ma pure suadente nell’incastrarsi perfettamente nel puzzle sonoro di LWK.

Cadillac, Michigan e Livorno, Tuscany; il gemellaggio indelebile. L’ascolto, tra le altre, di canzoni come How could I forget, Leaves turn brown, Lissa’s song e Have a ball, certifica ed autorizza l’entusiasmo che il set ha scatenato. Dove pure il cameo “rezofonico” di Cek Franceschetti, talento impetuoso come le folate di vento sulle rive dell’Iseo, è stato come la canonica ciliegina sulla torta. Last but not least, lodi senza indugi alla sezione ritmica. Enrico Cecconi, preciso e solido dietro i tamburi, e Simone Luti, serafico nell’aspetto ma di instancabile dinamismo alle linee di basso.
Una serata di puro godimento, quelle che servono per “gettare le paranoie nel mare“, come avrebbe detto un abruzzese dall’accento pulito.














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