R E C E N S I O N E


Recensione di Monica Gullini

Róisín Murphy non è di certo un’artista che si può cogliere impreparata. Dj Koze, produttore dell’album, lo sa almeno dal 2018: rapito dalla sua voce, le chiede di collaborare a un paio di pezzi del suo Knock Knock. Da lì la scelta di affiancarla, anno dopo anno e a distanza (ognuno nella propria residenza, liberi di esprimere in musica il proprio sentire personale) in questa ennesima avventura musicale, Hit Parade, in uscita l’8 settembre per Ninja Tune. È un viaggio che si snoda tra soul, techno, melodie elettroniche, disco anni ’70 e visioni di due pianeti paralleli, quello dell’isola di Ibiza dove la Murphy vive e lavora ormai da anni e quello di Amburgo, punto di partenza di tutte le idee e le sonorità techno di Koze.

Occhio a ciò che dici, potrebbe finire in sala di incisione“, anticipa lui in un messaggio vocale. “Sono pronta, sono davvero pronta“, ribatte lei. Inizia così What not to do, brano di apertura che tra beats ovattati e sussurri in chiave soul sembra quasi dipingere un dialogo tra amanti (“non credevo avrei mai avuto il piacere di conoscerti“). Passione che prosegue teneramente nella seconda traccia nonché primo singolo dell’album, CooCool , spinto avanti e indietro dal tocco del dj tedesco grazie al quale diventa una ballatona romantica; pop sognante è quello del secondo singolo, The Universe con la sua chitarrina strimpellata fuori dal tempo, in balia di onde benevole e di un sole accecante.

C’è molto di autobiografico in questo disco, traspare in ogni singola nota; sembra quasi di vederla, la Róisín adolescente che si innamora, forse per la prima volta e non viene corrisposta: la delusione d’amore è il fulcro della robotica Hurts so bad, incalzante nel suo “Did I ever disappointed you” (che fa tornare in mente la famosa strofa di “One” dei connazionali U2, “ti ho mai deluso?”), e accusatoria nel suo “you sent certain signals to me” (“mi hai inviato segnali inequivocabili“). Sonorità di fine anni ’80 quelle di The House, che richiamano vagamente il giro di chitarra di “I need you tonight” degli Inxs; Spacetime invece apre al vero, grande balzo in avanti dell’album. Sulle note di “Window Shopping“, brano portato al successo da Sharon Jones and the Dap-Kings, inizia Fader, secondo singolo dell’album. Girato ad Arklow, città natale della Murphy, in bianco e nero come nella migliore tradizione hip hop degli anni ’90 (la regia di Spike Lee per Fight the Power dei Public Enemy è il primo punto di riferimento per l’artista irlandese), il video della canzone è un tripudio di ballerine, majorettes e fanfare. Un inno alla gioia di vivere, all’amore, un invito a cogliere la vita in ogni sua sfaccettatura senza darsi mai per vinti, anche davanti all’ineluttabilità degli eventi perché solo “gli uccelli liberi volano in alto verso Venere rompendo le leggi della fisica“.

Da qui in avanti l’album cambia totalmente registro. L’artista irlandese ripone gli abiti “civili” e vestita di lustrini e paillettes ci trasporta nei club più esclusivi del mondo. Anche la sua voce assume sfumature diverse: ora è gentile e sinuosa, ora sussurra, ora geme di piacere, ora urla felice, ora si lascia andare allo sconforto. Perché questo disco è sì un inno alla gioia, all’amore e alla vita, ma volge lo sguardo anche verso la morte. Sebbene gli echi disco anni ’70 di Free Will sembrino voler cacciare gli spettri che aleggiano già in Fader, la tematica affrontata la dice lunga sulla piega che l’album prenderà nell’immediato. “Quando tutto è nelle mani di un dio e hai paura di entrare nella tua parte / fai solo finta di scrivere la commedia / e molto presto non avrà molta importanza comunque / quando tutto ciò che ami sembra andare in pezzi“. Ballatona da club You Knew, ipnotica e quasi metallica nel finale, con la voce di Róisín che dapprima rimprovera con piglio assai deciso l’amore che l’ha illusa, poi sfuma e svanisce nei sussurri di Can’t Replicate, brano deep house in cui sembra voler incarnare il desiderio in tutte le sue forme. Two Ways parte come un robotico country e diviene un pezzo trap spinto avanti e indietro dagli ammiccamenti vocali dell’artista irlandese; in Eureka, brano conclusivo dell’album, il ciclo vita – amore – morte giunge alla climax definitiva. Il testo poggia su una produzione scintillante ma è più cupo che mai; le parole ruvide della Murphy roteano veloci intorno a suggestioni vespertine: “quello che ha detto il dottore / mi ha dato un’occhiata / mi ha risposto che poteva vedere / c’era qualcosa lì“. Per sua stessa ammissione il brano è stato scritto durante la malattia del padre, poco prima che morisse, nel 2021.

In definitiva, quello nato dalla mente dell’artista irlandese e del dj tedesco è un album coraggioso e ampio, nel quale grazie alla sua voce Róisín riesce a mostrare ogni lato della sua personalità, da quello più istrionico e patinato a quello più intimo e segreto. Sembra quasi di assistere ai suoi innumerevoli trasformismi, stupiti dai continui cambi di ritmo e ammaliati dalle trame vocali che riesce a intessere nota dopo nota. C’è un solo modo per omaggiare un lavoro tanto intenso, a tratti surreale e appassionato: abbandonarsi all’ascolto senza mai premere stop e ringraziare l’Universo. Perché avere due musicisti con una fantasia così fervida e inarrestabile non è cosa che si trova in tutti i pianeti. Fidatevi.

Tracklist:
01. What Not To Do (5:03)
02. CooCool (4:31)
03. The Universe (4:06)
04. Hurtz So Bad (4:37)
05. The House (3:33)
06. Spacetime (0:30)
07. Fader (4:23)
08. Free Will (6:23)
09. You Knew (7:16)
10. Can’t Replicate (7:28)
11. Crazy Ants Reprise (1:29)
12. Two Ways (4:27)
13. Eureka (4:43)

Photo © Nik Pate

One response to “Róisín Murphy – Hit Parade (Ninja Tune, 2023)”

  1. […] sicuramente meno scenico come l’Alcatraz. L’artista porterà in tour il suo nuovo album Hit Parade, che ha già strappato i grandi favori della […]

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