A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo e immagini di Mario Grella

L’ultima giornata del festival di Nu Arts and Community, forse con l’intento di scacciare la malinconia, si apre con uno spettacolo pieno di allegria, tra i migliori visti in questa edizione, ovvero Puppets Jazz!, nato da un’idea di Enrico Intra con le marionette della Compagnia Carlo Colla & Figli e i Civici Corsi di Jazz di Milano. La storia del Jazz raccontata dalle marionette era qualcosa che ancora non avevo visto: un divertentissimo Louis Armstrong ci introduce alle vicende della nuova musica del Secolo breve. Dialogano con lui Duke Ellington, Charlie Parker, Miles Davis, John Coltrane ed anche Enrico Rava. Il Maestro Enrico Intra sembra divertirsi un mondo a far interagire i suoi musicisti con le marionette dei Colla che, a loro volta, sembrano avere non solo un corpo (di legno), ma una vera anima jazz. Pubblico in visibilio nel giardino di Nòva inondato dal sole.

L’intervallo, prima di uno degli appuntamenti clou è con il simpatico Dédicace, sorta di juke-box dove Romane Peytavin e Pierre Piton danzano brani su richiesta degli spettatori. Ed eccoci in Piazza della Repubblica per Crowd Out di David Lang, in prima esecuzione in Italia e già ampiamente sperimentato altrove: si tratta di un coro di mille persone (ma a Novara erano sì e no cinquecento), diretto da Matteo Manzitti e per la regia di Isabella Mongelli. Un testo piuttosto criptico ad una prima lettura che allude agli stati d’animo dell’individuo in relazione alla folla. Molto impegnati i coristi chiamati anche ad interpretare segni e gesti, un po’ più distratto il pubblico. NU non è fatta di puro “spettacolo”, ma anche di tante forme di sperimentazione. Tra gli appuntamenti fissi del festival novarese, quello con il pianoforte; quest’anno è la volta di Mayaka Nakagawa, fresca di Premio Alkan 2023, nell’Auditorium Fratelli Olivieri del Conservatorio Cantelli con un programma piuttosto impegnativo, con un Rameau che scorre via veloce, uno Chopin solo un poco più algido, mentre la pianista sembra dare il meglio di sé con l’Humoresque op.20 di Schumann e con un travolgente Schostakovich (Preludio e fuga op.87, n.15).

L’appuntamento finale del festival è di tutt’altro segno con l’esibizione dei Calibro 35 e il loro mix strumentale fatto di rock progressivo, funk, musica cinematica e qualche sprazzo di jazz alternativo. Termina qui l’edizione 2023 di questo festival di danza, musica, teatro, arte ed anche qualcos’altro, diverso ogni anno. Un festival di rete, come lo definiscono gli organizzatori, che insieme ad artisti di calibro affonda le sue radici anche nelle produzioni locali. Vale la pena solo accennare che il termine NU, geniale trovata di Ricciarda Belgiojoso (e Corrado Beldì, fondatore con Riccardo Cigolotti di NovaraJazz), sono le iniziali di termini come Nuovo, ma anche di Nuara, nome vernacolare della città. Logo esotico, grafica raffinata, artisti internazionali, grande partecipazione di pubblico hanno fatto di questa manifestazione un appuntamento atteso, ed ormai insostituibile, in una città qualche volta chiusa e diffidente verso la novità.

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