R E C E N S I O N E
Recensione di Paola Tieppo
L’uscita di un album discografico è quell’atteso momento in cui, dopo immancabili annunci ed anticipazioni, il suo contenuto diventa finalmente di tutti: autori ed esecutori possono avere il riscontro del pubblico, preceduto solitamente da quello dei ‘privilegiati’ che ne hanno fruito in anteprima o che sono stati invitati ad un concerto di presentazione. Fra questi, circa una decina di giorni fa, ho avuto l’opportunità di assistere alla prima esecuzione live di Riverscape il nuovo lavoro di Fabrizio Paterlini ed è sicuramente stato interessante, dopo qualche ascolto in cuffia, recepire dal vivo quanto da lui scritto negli intensi e particolari ultimi due anni.

Fabrizio Paterlini, mantovano, assai più noto all’estero che in Italia, ha iniziato a suonare il pianoforte all’età di sei anni, crescendo si è accostato come musicista a vari generi, dal pop al rock al jazz, per poi dedicarsi definitivamente allo strumento da cui si sente maggiormente rappresentato ed iniziare a comporre per piano solo nel 2006. Alcuni anni fa, ha ricevuto dalla fotografa olandese Kristel Schneider il suo libro Variation in trees: scatti di alberi ispirati proprio dalla musica di Fabrizio, il quale colpito dalle sorprendenti immagini e dall’armonia in esse racchiusa, non ha esitato ad accettare, durante la pandemia, la proposta di partecipare al nuovo progetto di Kristel. Lei, abitante nei pressi del fiume Allier, in Francia, uno dei pochi fiumi europei rimasto ancora selvaggio, aveva infatti deciso di rivolgere la sua attenzione professionale proprio a tale corso d’acqua e pensato di far accompagnare i suoi ritratti da musica appositamente composta da Fabrizio, dando vita ad un duplice viaggio audiovisivo. Trovare l’ispirazione per Paterlini, come da sua stessa ammissione, non è stato difficile, considerato che lui stesso, ma Kristel non ne era a conoscenza, attualmente in Italia vive vicino al fiume Po e si ritrova spesso a passeggiare lungo i suoi argini, a portare i figli in estate a giocare in spiaggia, a contemplarlo scorrere, andando a ritroso con la memoria ad un ambiente già precedentemente familiare di odori, colori e suoni. Inoltre, il fascino delle storie vere ed immaginate, presenti e passate, di vite consumatesi intorno alle sue acque, spesso solo apparentemente calme, è stato garanzia di ulteriore stimolo creativo. I due artisti, pertanto, hanno lavorato separatamente ma parallelamente, condividendo a distanza immagini e cellule musicali: la fotografa dando corpo alla parte visiva ed il compositore alla sua ‘colonna sonora’ verso il comune obiettivo concretizzatosi infine in Riverscape.
Si tratta di un concept album dunque: una suite di tredici brani, la cui durata complessiva supera di poco i trenta minuti. Da sempre legato ai temi della natura, già protagonista in particolare di Fifth dello scorso anno, dedicato ai quattro elementi -aria, acqua, terra e fuoco- dapprima pubblicati in quattro ep, e poi raccolti con due inediti, generando appunto il quinto elemento del titolo, Fabrizio in quest’ultimo lavoro riprende il tema dell’acqua. I toni qui si evolvono con le sonorità, non nuove nella sua produzione, di archi ed effetti elettronici che riescono a trasmettere l’idea, di volta in volta, del flusso fluviale, calmo o impetuoso, delle sue onde che si frangono sulle rocce o sulle grandi pietre che ne modificano la direzione, di gocce tintinnanti che creano cerchi nell’acqua, di ronzii di piccoli insetti… e di questi ultimi, la cupa traccia di apertura Drowning down the river ne è la perfetta trasposizione.

Dare un’immediata immagine musicale di tutto ciò e cercare di stupire chi lo conosce per il romanticismo del suo piano solo è la ragione della scelta di Be in the moment come rappresentativo primo singolo. La passione giovanile per sintetizzatori e ‘workstation’ si evidenzia nella scelta di utilizzare per l’album suoni che definirei ‘campionati’ tanto è vero che sulle note di copertina figura il solo nome di Paterlini, mentre nel concerto la presenza umana di un quartetto d’archi – nello specifico: Eugjien Gargjola e Michele Braghini al violino, Eva Impellizzeri alla viola e Silvia Dal Paos al violoncello – ha aggiunto uno spessore, visivo ed emozionale, notevole. Il tutto poi supportato da video con le immagini di Kristel Schneider: oltre all’acqua corrente, nei suoi infiniti percorsi, i canneti, le foglie galleggianti, i colori che mutano a seconda delle ore della giornata e dell’avvicendarsi dei mesi.
Ovviamente ogni motivo rispecchia con il titolo e con le “pennellate” musicali, come le definisce Paterlini, una sorta di scatto sonoro: la nebbia di Misty down on the river, i colori delicati di Colorful joy, le stagioni che lasciano la loro impronta nei paesaggi di Spring tales e When Autumn comes… solo per fare qualche esempio. La ‘title track’ Riverscape, a detta dello stesso autore, è il riassunto di tutto l’album: il pianoforte, essenza del suo mondo e voce primaria del panorama fluviale, apre seguito dalle corde degli archi, emblematici della parte vegetativa con i suoi profumi e colori, e poi dagli effetti elettronici, sintesi del movimento della natura, con ritmo pacato ed ipnotico in crescendo, perché “il fiume è un ambiente complesso da raccontare con un solo strumento” ed infatti in questo progetto sono solo tre i brani di piano solo.
In conclusione una musica fondamentalmente rilassante, generatrice di tranquillità, che potrebbe ben accompagnare percorsi di meditazione, oltreché una tazza di tisana calda, magari in gradevole compagnia, e che, proprio come l’acqua del fiume, confonde il mio #eiovadoadormirefelice facendomi pensare che ci andrò ‘serena’: un altrettanto piacevole, e forse più duraturo, stato dell’anima.
Tracklist:
01. Droning down the river
02. Riverscape
03. Be in the moment
04. River’s voice
05. Colorful Joy
06. River Flows
07. Isolated
08. Misty dawn on the river
09. Spring Tales
10. Discoveries
11. When Autumn comes
12. Water has memories
13. Morning walk






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