L I V E – R E P O R T
Articolo di Monica Gullini, immagini sonore di Katia Castignani
Comincia nelle Badlands, sotto enormi dinosauri di gesso, Motel Chronicles, la nuova avventura musicale di Emidio Clementi e Corrado Nuccini, questa sera live all’Auditorium Zut di Foligno. Un saluto veloce a Mimì prima dell’inizio e ci accomodiamo, pronti ad assistere a un viaggio ispirato all’omonimo romanzo di Sam Shepard.
Ad accompagnare Mimì e Corrado sul palco, Emanuele Reverberi alla tromba e al violino e Valentina Gerometta al synth e alle voci. La chitarra di Nuccini introduce A Rapid City, la voce della Gerometta dipinge una stupenda notte stellata e sull’entrata in scena di Mimì tutto ha inizio. Siamo nelle Badlands, il protagonista ha pochi mesi di vita e viaggia in una Plymouth con sua madre, che col ghiaccio gli tampona le gengive dolenti. Nuccini, sempre attento alla sua pedaliera e a ogni suono elettronico prodotto, alterna giri di basso e chitarra con sapiente maestria; la voce di Mimì e le trame vocali della Gerometta (abilissima anche al synth) ci trasportano altrove, in un mondo onirico dove si può imitare il sorriso perlaceo di Burt Lancaster seminando terrore o cadere in stato catatonico durante la distribuzione del cibo agli animali dello zoo.

È un’atmosfera rarefatta quella creata allo Zut: qua e là campionamenti e piccoli bagliori elettronici ci riportano sulla terra, gli assoli di violino del bravissimo Reverberi e i sussurri della Gerometta fanno da eco alle parole ferme e decise di Mimì, che con piglio fiero e maestoso racconta la discesa verso gli inferi di questo Motel Chronicles.
Siamo tutti qui, in religioso silenzio, ad ascoltare la tromba di Reverberi capace di rendere tangibile la solitudine di una diva come Nina Simone, “colei che mirava ai bianchi“, il momento più alto, bello ed elegante di tutto lo spettacolo; claustrofobico e straniante è invece “È una notte di delitti efferati“, con il suo fugace ritmo elettronico e la tromba di Reverberi che fissa il tempo e lo incastona lì, nel colpo di pistola che a sorpresa ci riconsegna alla luce, “perché qualsiasi luce è meglio del buio“. La chitarra di Nuccini si dissolve nel finale e introduce il pezzo seguente, Petaluma Ca, brano interamente strumentale costruito al synth e riecheggiante di parole lontane.

Dal suo sgabello Mimì continua a recitare parole, a spargere tutto intorno quei semi meravigliosi e tragici che Shepard ha lasciato lungo tutto il suo romanzo, semi che fioriscono grazie a quattro musicisti eccezionali, capaci di evocare mondi paralleli all’interno di quattro mura buie.
Chiudono il concerto con un bis e un brano inedito, Diario di Navigazione (tratto dall’omonima opera di Shepard), a corredo di un viaggio in un’America spietata e crepuscolare, lasciandosi alle spalle una piccola certezza: quell’America così lontana, con i suoi ambienti asettici, imbellettati e impomatati, non è poi così distante dallo sfacelo e dalla morte che aleggiano sul vecchio Continente (a riprova di ciò, un piccolo campionamento vocale sull’ultimo pezzo, Ero sprofondato in mezzo a cento ettari di pascolo, quel “When you die” che si ripete senza sosta).
Il tutto vedendo scorrere auto, storie, esistenze, senza giudicare.
“La vita è solo a una fermata da qui, basta una moneta per raggiungerla“, recita un vecchio adagio.
Voi, se potete, raggiungeteli ovunque siano.













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