R E C E N S I O N E
Recensione di Aldo Del Noce
La figura del giovane chitarrista norvegese Fredrik Rasten non ha tardato ad acquisire la fisionomia di autentico teorico della chitarra, già valutando gli esiti di Six Moving Guitars (Sofa, 2019), esempio di ambiziosa quanto insolita performance a progetto, e sorta di manifesto delle inattese implicazioni dell’apparato-chitarra, cui egli s’approccia per “fascinazione verso le esperienze quasi tattili dei fenomeni acustici”.
Entro il patrimonio ispirativo del Nostro, già articolato lungo più esperienze discografiche, sembra di cogliere un sentire ‘minimalista’, in virtù del carattere degli schematismi compositivi, non disgiunti da peculiari propensioni meditative, comuni anche a differenti esternazioni di Rasten – si riconsideri la duale formazione Pip, in associazione al trombettista Torstein Lavik Larsen, che in ‘Possible Worlds’ (Sofa, 2019) denunciava non solo nel titolo le affinità col mondo di un Brian Eno, oltre a filiazioni orientaliste filtrate (anche) dagli stilemi di un Terry Riley.

La produzione dell’Autore non si è esaurita in casa Sofa, e ne recuperiamo anche una più recente prova per ‘Insub’ (Svevning, del 2021) cui il presente Lineaments sembra palesare le maggiori analogie, in primis in termini di impostazione generale: entrambi solistici e scanditi su due movimenti, i due lavori esplicitano con indubbia schiettezza la disposizione verso lo strumento in termini di “telaio” rappresentativo, e sul personale valore della transitività aerea delle note e del legante delle componenti interstiziali.
Sarà il caso di soffermarsi sul concetto di ‘lineamenti’ del titolo, in realtà termine geologico riferito ad elementi topografici rivelanti la sottostante struttura del sottosuolo, non mancando il riferimento alle stratificazioni degli accordi consonanti costitutivi delle ‘textures’ dell’insieme armonico. Il precedente accenno alle filiazioni orientaliste, poi, qui trova un più specifico riferimento ad una tradizione Hindustani (Dhrupad) caratterizzata dalla fusione tra corde e voce, non unica di fatto tra i complessi ingredienti della performance: in presa diretta, senza interventi di post-produzione, di fatto risulta imbastita su un sofisticato e specifico tecnicismo dell’instrumentarium, descritto in coda, e non strettamente percepibile nella fruizione del vibrante amalgama timbrico.
La risultante è in apparenza di disarmante schiettezza e semplicità d’impianto (i comuni cultori della chitarra virtuosa difficilmente ne prenderebbero in considerazione l’ascolto), articolata in due passaggi distinti per cadenza ritmica ma in apparenza omogenei strutturalmente, affidati formalmente appunto a riverberazioni ed intime risonanze dello strumento, che nelle loro micro-cicliche imbastiture sembrano in primis sottrarre valore al concento cogente del ‘tempo’ – inteso ben più nel senso cronologico che musicale.
Quasi inavvertite le interposizioni pausali e in superficie dominanti gli schematismi ‘minimal’, esitanti in un peculiare senso della teatralità (sia pur spogliata di qualunque plus-valore repertoriale, nonché emozionale).
Immaginiamo, dilatando l’ascolto verso le espressioni ‘respiratorie’ della performance, e dunque nelle sue essenze molecolari, le molte implicazioni e ricadute del fenomeno-vibrazione, peraltro alla base dell’universo esistente ma già, ridimensionando le prospettive, è ‘vibrazione’ l’articolazione della parola e dunque il fondamento della comunicazione.
Aprente (e puntante) verso ipotesi filosofiche formalmente personali – ma ‘in nuce’ non divergenti da quelle dei citati ascendenti – il bipartito ‘Lineaments’ esita in una cattivante installazione, oltre che in un semi-involontario monumento della “string theory” del Nostro.
Fredrik Rasten: chitarra acustica a plettro, chitarra elettrica ad accordature aperte,
chitarre acustiche ad arco elettronico; voce, onde sinusoidali, catena (# Lineament I)
Tracklist:
01. Lineament I (20:46)
02. Lineament II (21:44)
Lineaments su Bandcamp
Photo © Mareike Yin-Yee Lee






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