R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

John Leslie “Wes” Montgomery nasce ad Indianapolis, Indiana il 6 marzo del 1923.

Autodidatta, impara a suonare la chitarra molto tardi, a 19 anni, dopo aver ascoltato alcune registrazioni di Charlie Christian. Nel giro di qualche mese ottiene un contratto al Club 440 di Indianapolis suonando nelle orchestre locali; poi con i suoi fratelli Buddy e Monk, forma un trio The Montgomery Brothers. Il suo vero debutto professionale lo avrà nella big band di Lionel Hampton, che segue per due anni in tournée (1948-1950).

Ritornato nella sua città natale, per sei anni lavora di giorno in fabbrica e di notte suona nei club, o in trio, o con i Mastersounds, quartetto composto dai suoi due fratelli più Richie Crabtree (pianoforte), e Bennie Barth (batteria). Cannonball Adderley lo scopre alla Missile Room nel 1959 e lo raccomanda ai dirigenti della casa discografica Riverside per la quale, nell’ottobre dello stesso anno, Wes registra il suo primo album con Melvin Rhyne all’organo e Paul Parker alla batteria. Negli anni seguenti pubblica altri dischi e con la prestigiosa rivista Down Beat colleziona premi come “new star” e come “miglior chitarra” per Metronome oltre ad essere “musicista più promettente dell’anno” secondo Billboard. Wes Montgomery ha in seguito registrato con Jon Hendricks, Cannonball e Nat Adderley. Bobby Timmons, Harold Land, Joe Gordon, Vic Feldman, Ray Brown, Hank Jones, George Shearing, Wynton Kelly Trio, Johnny Griffin, Herbie Hancock, Jimmy Smith e molti altri.

photo credit © Simon Whittle

La sua tecnica personale e spettacolare da lui sviluppata è basata sull’abbandono del plettro a beneficio del polso della mano destra che, usato con una prodigiosa mobilità, genera un suono di ammirevole purezza, a mezza strada fra la chitarra acustica e lo strumento amplificato elettricamente da renderlo unico e inimitabile. Uno stile immediatamente identificabile sollecitando le corde con l’interno dei pollici anziché con il plettro da lui creato per necessità per poter suonare a basso volume in modo da non disturbare i vicini di casa quando da ragazzo si esercitava, autodidatta, imitando i dischi di Charlie Christian.

Ciò nonostante, il suo stile diventa il riferimento musicale e tecnico di tutti i chitarristi della nascente generazione e per ogni generazione futura.

Il suo linguaggio deve molto alla scuola del “bop”, ma conserva soprattutto nelle “ballads” una tenerezza melodica che rimanda direttamente allo stile di Djiango Reinhardt.

Resta senza alcun’ombra di dubbio il chitarrista più importante degli anni ’60 e uno dei più influenti nell’intera storia del jazz. La sua incredibile musicalità, la straripante fantasia improvvisativa e il suono “pulito e perfetto” della sua chitarra lo si possono ampiamente apprezzare nei suoi dischi o anche in alcuni DVD (un esempio è il tour europeo del 1965).

Tra il 1959 e il 1965 tutti i suoi dischi ottengono un enorme successo spingendo Montgomery verso una dimensione maggiormente orientata all’intrattenimento commerciale a volte a discapito dell’interesse musicale. Muore nel giugno del 1968 a soli 45 anni.

Tra i suoi album migliori da consigliare Full House per la Riverside registrato dal vivo con la sezione ritmica di Miles Davis e il sax sempre graffiante e imprevedibile di Johnny Griffin. Oltre un’ora di jazz ottimamente registrato con l’entusiasmo del pubblico assai tangibile e prestazioni strumentale dei solisti davvero maiuscole.

Altro album essenziale è Smokin’ At The Half Note (Verve Records, 1965) definito da Pat Metherny come il “più grande album di chitarra in assoluto mai esistito e il disco che gli ha insegnato come suonare”.

Lo stesso Bill Frisell (nonostante la musica avanguardistica che suona ora) ricorda essenziale Wes Montgomery di cui ad inizio carriera ha suonato Bumpin’ On Sunset (dall’album Tequila su Verve del 1966) ed in seguito sia corso ad acquistare tutti i suoi album.

Wes Montgomery Paris Théâtre des Champs-Elysées 27 mars 1965

Altra preziosa testimonianza è ora questa inaspettata e inedita uscita di Wes Montgomery – Wynton Kelly Trio, Maximum Swing: The Unissued 1965 Half Note Recordings edito dalla Resonance Records in una lussuosa edizione di doppio CD con allegato un prezioso libretto di 51 pagine e in triplo vinile (3 LP in edizione limitata, 180 grammi).

Incisioni inedite che risalgono al 24 settembre, al 5, al 12 e al 19 novembre e a fine 1965 all’apice della sua carriera. Il trio è composto da Wes Montgomery alla chitarra, Wynton Kelly al pianoforte e Jimmy Cobb alla batteria. Al basso invece si alternano Paul Chambers (24 settembre), Ron Carter (5 novembre), Herman Wright (19 novembre) e Larry Ridley anch’egli di Indianapolis (12 novembre e fine 1965).

Registrazioni passate da Alan Grant per alcuni radio show alla WABC-FM Portrait in Jazz e incisi all’Half Note Jazz Club, noto locale di New York City al 289 di Hudson Street.

In totale 17 brani per oltre 117 minuti (quasi due ore) in serate differenti ma ugualmente esaltanti e coinvolgenti.

Laura è una ballata in chiave jazz di David Raksin e Johnny Mercer e dal titolo del film omonimo di Otto Preminger del 1944. Cariba (di oltre otto minuti) ha il sapore latino-americano mentre Mi Cosa è un interludio chitarristico che dimostra la parte romantica di Wes Montgomery. Birks Works prende il titolo dal nome, nomignolo di Dizzy Gillespie.

Cariba, Mi Cosa e Four On Six sono tre composizioni di Wes Montgomery, The Theme e No Blues invece portano la firma di Miles Davis.

Ma se volete sentire ed ammirare in tutto il suo splendore West Montgomery è il caso di ascoltare con la sua Gibson L-5 Four On Six, un pezzo hard-bop di oltre 10 minuti sulle corde di Summertime di George Gershwin. Altri pezzi basilari sono rispettivamente Cherokee (oltre 10 minuti), un hit della Charles Barnet Orchestra da attribuire all’autore Ray Noble nel 1938, The Song Is You (16.18) di Jerome Kern e Oscar Hammerstein e Star Eyes, un classico inciso nel 1939 dalla Tommy Dorsey Orchestra e intrepretato e cantato in seguito da Frank Sinatra, Sarah Vaughan, Tony Bennett, Mel Tormé e Peggy Lee. Brano che appare anche nell’album di Wes Montgomery intitolato California Dreaming del 1967.

Tracklist:
CD 1
(Sept. 24, 1965) * Paul Chambers, bass
01. Laura (6:57)
02. Cariba (8:47)
03. Blues (3:19)
(Nov. 5, 1965) * Ron Carter, bass
04. Impressions (6:04)
05. Mi Cosa (3:33)
06. No Blues (5:39)

(Nov. 12, 1965) * Larry Ridley, bass    
07. Birks’ Works (5:56)
08. Four On Six (8:25)
09. The Theme (1:34)

CD 2
(Nov. 19, 1965) * Herman Wright, bass
01. All The Things You Are
02. I Remember You (7:11)
03. No Blues (2:44)
(Late 1965) * Larry Ridley, bass
04. Cherokee (10:39)
05. The Song Is You (16:18)
06. Four On Six (10:45)
07. Star Eyes (15:31)
08. Oh, You Crazy Moon (4:27)

One response to “Wes Montgomery / Wynton Kelly Trio – Maximum Swing: The Unissued 1965 Half Note Recordings (Resonance Records / I.R.D., 2023)”

  1. […] del calibro di Sun Ra, Sonny Rollins, Charlie Rouse, Roy Hargrove, Charles Lloyd, Freddie Hubbard, Wes Montgomery, Les […]

Rispondi

In evidenza

Scopri di più da Off Topic Magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere