R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Furlan

La mia falsa identità è il nono album in studio del cantautore milanese Paolo Saporiti che allo scoccare dei cinquant’anni si concede un progetto ambizioso e importante, apice di un’evoluzione artistica in costante crescita. Il suo percorso si evidenzia come uno dei risultati migliori nell’ambito dell’attuale canzone d’autore italiana, dove l’espressione artistica totalizzante e l’urgenza di raccontare le proprie emozioni attraverso una peculiare cifra stilistica prevalgono su esigenze meramente commerciali. È un disco doppio, composto da venti canzoni, indubbiamente impegnativo, ma estremamente gratificante all’ascolto. Non solo, è un’opera elegante e raffinata, che unisce tensione lirica e pulsioni ritmiche, forma cantautorale classica e sprazzi elettronici, folk e accelerazioni rock, arrangiamenti orchestrali e sperimentazione. Un quadro complesso e variegato che indica ricerca e approfondimento, il tutto tenuto insieme dalle sapienti mani di Raffaele Abbate (patron della Orange Home Records) alla produzione.

photo © Mariagrazia Giove

«Conoscerai un grande dolore, ma in quel dolore sarai felice. Ascolta il mio comandamento: nel dolore cerca la felicità». (Fedor Dostoevskij)

La rielaborazione del lutto, la ricerca della felicità, la musica come fondamentale elemento di crescita e metafora della vita stessa dell’autore, sono temi centrali nel disco. Un tragico episodio, in particolare, ha segnato la famiglia Saporiti: nel 1956 a Busto Arsizio (Va) un pazzo assassinò i due bisnonni e il fratello del nonno di Paolo nel loro panificio, un lutto che ha attraversato più generazioni, causando dolore e sofferenza, che ora vengono sublimati con delicatezza nella sognante suite Sei bellissima / La dignità di Elena, uno dei brani più coinvolgenti, accompagnata con tono fiabesco da una clip animata ad opera di Marta Reina. Lo spunto autobiografico si traduce così in una ballata che procede in crescendo, condotta dai tratteggi acustici della chitarra intrecciati agli archi, dalla voce morbida ed evocativa, dai tocchi parsimoniosi della batteria, fino all’inquieta chiosa elettrica.

Diviso in due capitoli, Lo sfratto e La zattera, l’intero album è un concept in cui Saporiti affronta i propri demoni e le proprie fragilità, indaga relazioni che si allacciano e si perdono, cerca senso e ragione alla complessità del vivere, tende la mano per chiedere e offrire aiuto. Tante le domande in un susseguirsi di riflessioni così acute e penetranti da risultare destabilizzanti, esposte coraggiosamente con crudezza nel continuo lavoro di elaborazione e ricostruzione di dubbi e certezze. L’autore non offre verità precostituite: si espone in prima persona e fa riflettere. Insieme a lui compiamo un viaggio che parte dalle insicurezze, da una condizione di instabilità e straniamento, come una pietra che rotola, ancora senza una direzione precisa (lo sfratto). Ci vuole forza per muoversi così fino a quando non si intravede un approdo, un’ancora di salvezza (la zattera). Al termine del viaggio, nell’ultimo brano, quello che dà il titolo al disco, si accende una luce, la consapevolezza di sé è finalmente raggiunta. È necessario sbarazzarsi delle finzioni che spesso erigiamo intorno a noi come una barriera e che non ci permettono di liberare il vero “io”, quello che ci rende persone autentiche, con tutti i pregi e difetti che ci caratterizzano. Si raggiunge così la felicità? Non è dato sapersi, ognuno fa i conti con sé stesso, di certo Saporiti indica una possibilità, una strada da percorrere che, per quanto ardua, è l’unica via per una reale crescita interiore.

Ogni singolo brano di La mia falsa identità merita un ascolto attento, ascolto che di volta in volta sarà premiato dalla scoperta di nuove suggestioni e sfumature. Se dal lato testuale ci troviamo di fronte un’opera potente per contenuti e visione, altrettanto accade sul versante musicale. Punto cardinale del disco è la fruttuosa collaborazione di Saporiti con il chitarrista elettrico Alberto Turra e il batterista Lucio Sagone, iniziata già con Acini Live Trio (2020) in cui i tre hanno messo a fuoco quanto ora viene qui ampliato e sviluppato con un pregevole interplay, sulla cui base poggiano l’uso accorto di synth ed elettronica da parte di Raffaele Abbate, gli archi orchestrati dal violoncellista Stefano Cabrera (GnuQuartet, GnuS Cello) e l’utilizzo sporadico dei legni. La qualità complessiva è alta, la grana degli arrangiamenti particolarmente curata e ben calibrata sulla vocalità di Saporiti, che si fa ora dolce e suadente, ora graffiante e incisiva nel fornire ai brani un’ampia palette di colori.

photo © Mariagrazia Giove

Un breve excursus tra i venti brani mette l’accento sull’anima rock della piacevolmente dondolante Vince lei, la lunga e meditativa Sei bellissima / La dignità di Elena, l’apertura in grande stile della classicheggiante Grandi verità, che fonde con discrezione antico e moderno, tenui arpeggi di chitarra ed elettronica, la sofferta Tu con chi stai?. Menzione particolare merita la vena malinconica di Un sogno ancora da inventare, autentica magia in musica che ospita lo stupendo oboe d’amore di Mario Arcuri. L’elenco potrebbe continuare citando la preziosa architettura da camera di L’autobomba, confezionata insieme allo Gnu Quartet, o l’orientaleggiante So navigare benissimo, tesa ed elettrica con un furente Alberto Turra che qui compie un lavoro eccellente.

L’ultima necessaria annotazione riguarda Sai nuotare benissimo, paradigma dell’abilità di scrittura di Saporiti, un gioiellino che non smette di emozionarmi. «Dimmi come stai e quanto te ne andrai, con quella nebbia dipinta negli occhi: dimmi chi sei. Se ti assomiglio un po’, credo che potrei dormire al tuo fianco e portarti giù al lago, dove non tocco neanch’io». Quanta empatia in questi versi, quanto desiderio di aprirsi all’altro, quanta disponibilità all’ascolto. Magnifico!

La mia falsa identità è un lampo di luce nel buio che rischiara il panorama asfittico della musica italiana, un atto di resistenza contro l’omologazione verso il basso dettata da anonimi algoritmi che pretendono di scegliere al posto nostro. La canzone d’autore è viva, questo ne è un fulgido esempio. Io ho scelto Paolo Saporiti, fatelo anche voi!

Tracklist:

Capitolo 1: Lo sfratto

  • Grandi verità
  • Il bacio di Giuda
  • Vince lei
  • Tu con chi stai?
  • Muore un’altra balena
  • Lettera dal plotone
  • Sei bellissima/La dignità di Elena
  • Be your God
  • Un sogno ancora da inventare

Capitolo 2: La zattera

  • Mio figlio e il rallentatore di passi
  • L’autobomba
  • So navigare benissimo
  • Lucciole
  • Le cicatrici dell’imperatore
  • Sai nuotare benissimo
  • La versione di Penelope
  • Ti cambierò il destino
  • Noi due, città sole
  • Falce nera
  • La mia falsa identità

One response to “Paolo Saporiti – La mia falsa identità (Orange Home Records, 2023)”

  1. […] sei mani – di Lucciole, quarto singolo estratto dal doppio album La mia falsa identità (qui la recensione), pubblicato lo scorso 24 ottobre da Orange Home Records. Si tratta di una sorta di […]

Rispondi a Paolo Saporiti – Lucciole [anteprima video] – Off TopicAnnulla risposta

In evidenza

Scopri di più da Off Topic Magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere