R E C E N S I O N E


Recensione di Nicola Barin

Antonio Borghini è un contrabbassista attivo da diversi anni nella scena italiana ed europea, già collaboratore del collettivo bolognese Bassesfere. Le sue partecipazioni sono le più varie ed eterogenee e lo vedono insieme a Sean Bergin, Gianluca Petrella, Hamid Drake, il David Murray trio e quartetto, l’Anthony Braxton quartet e la Butch Morris Orchestra.
Nel 2009 si sposta a Berlino avvicinandosi al movimento echtzeitmusik e ne scaturiscono altri progetti e collaborazioni: con Tristan Honsinger’s Hopscotch, nel quartetto di Alexander Von Schlippenbach, in quello trionfale con Günter Sommer, Manfred Schoof e Gianluigi Trovesi; nella formazione Sequoia con Klaus Kürvers, Meinrad Kneer e Miles Perkin, in Umfundisi, combo dedicato alla musica di Sean Bergin con Matthias Schubert, Tobias Delius e Christian Lillinger.

Primo album per questo nuova formazione, per la sempre attenta etichetta We insist! Records, che comprende Pierre Borel al sassofono alto, Tobias Delius al clarinetto e sassofono tenore, Anil Eraslan al violoncello, Rieko Okuda al piano, Steve Heather alla batteria. Nelle note di copertina Borghini ci informa che: «…è il mio desiderio di riunire alcuni dei migliori musicisti con cui ho suonato, e celebrare con loro il mistero dell’unione. Per loro ho scritto canzoni, schizzi e frammenti come invito al contrappunto conviviale. Questa musica è dedicata a questi musicisti e a tutti i maestri che sorridono quando li derubiamo». Spesso non si tratta di rubare idee o concetti di altri musicisti o artisti ma di sviluppare ciò che di non detto si situa in un pensiero, come ricorda il filosofo Giorgio Agamben  – […] ogni pensiero che non nasconde il proprio non-detto, ma incessantemente lo riprende e lo svolge, può, eventualmente pretendere all’originalità».

È proprio di questa originalità che si nutre l’album: già dalla prima traccia, The Flop, ci accomodiamo ad un convivio allegro, sghembo, capriccioso alla cui tavola ci si diverte si improvvisa, si scherza, si esagera con il vino, si balla giocando con il blues e con lo spettro di Mingus che aleggia sorridente. Più che dare una forma al materiale sonoro tutti si impegnano a ricreare atmosfere, a introdurre colore ogni singolo attimo. Umfundisi inizia con un caos apparentemente informe in cui la concitazione prende il sopravvento, le ance la fanno da padrone ma poi tutto si risolve in forma di blues.
C’è un carattere profondamente cinematografico che serpeggia ovunque, ed ecco lo swing di Lobster Promenade: il sassofono dal colore rugginoso e sonnnechiante ci introduce in una vecchia taverna fumosa, il violoncello ci sorprende, pare che sia nato per l’idioma jazzistico. Un frullare di archi e fiati che instaurano una fitta conversazione caratterizza Second Dialogue. Gli scambi sono serrati e man mano che si giunge al  termine il confronto diventa esclusivo tra violoncello e contrabbasso. A Banquet Song si manifesta apparentemente come un colloquio continuo ma dai contorni  imprecisi: il piano mantiene l’attaccamento alla terra, archi e fiati pare tentino di fuggire verso l’alto, lontano, ma qualcosa li trattiene. Improvvisamente tutti convergono verso un’idea, una marcetta divertente e spassosa.

Tra echi blues, momenti di avant-jazz, riferimenti espliciti a Mingus, citazioni continue sia musicali che extramusicali e, una innata propensione per il gioco, il progetto è dannatamente convincente: caldo, mondano, brillante. Borghini nelle sue composizioni esprime tutto l’amore per la musica e il divertimento di poterla condividere con quei musicisti con cui si è instaurata un’amicizia e un’intesa vibrante.

  

Tracklist:
01. The Flop
02. First dialogue
03. Umfundisi
04. Lobster promenade
05. Second dialogue
06. Parade
07. Third dialogue
08. A banquet song

Photo © Cristina Marx

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