L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Paola Tieppo
La giornata numero uno, ma potrebbe dirsi numero zero, della XXI edizione del Piacenza Jazz Fest, dopo la conferenza stampa e la presentazione del programma dell’anno 2024, si è conclusa come di consueto con un concerto serale di anteprima, che, all’insegna della voglia di condividere ed avvicinare più uditori possibili, anziché essere un evento per privilegiati, è aperto a tutti e con ingresso libero. Nell’auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, uno spazio polifunzionale con l’acustica perfetta della chiesetta barocca, è ritornata ad esibirsi per il Fest la cantante romana Greta Panettieri con il suo quintetto composto da Andrea Sammartino al pianoforte, Giuseppe Bassi al contrabbasso, Mimmo Campanale alla batteria e l’ospite Vince Abbracciante alla fisarmonica. Proprio il 31 gennaio era in uscita My Way il primo singolo del nuovo progetto discografico di Greta Fly me to Sinatra, dedicato ovviamente al grande Frank, e quindi la fortuita coincidenza è diventata spunto per un incontro di sicuro successo.

La partenza è con Young at Heart, standard inciso per primo da Sinatra nel 1953 e poi da molti altri, anche titolo dell’omonimo film, qui eseguito in versione voce e contrabbasso: un duo essenziale dove entrambe le parti lasciano la prima impronta emozionale profonda nell’animo dell’ascoltatore. Il timbro poderoso di Greta, fra canto e vocalese, è sanguigno come il completo pantaloni e giacca corta rossi intenso indossati con un lucido top nero. Al termine del brano, lei saluta e ringrazia, felice di essere stata richiamata dalla Direzione Artistica, dopo di che entrano gli altri musicisti. Fly me to the Moon del 1954, ci spiega la cantante, è stata scritta originariamente in 3/4 (tempo di valzer) ed in seguito riarrangiata in 4/4 proprio per Frank, diventando un altro standard dalle numerose esecuzioni. La sua inizia, accompagnata dal piano cristallino di Sammartino, anche arrangiatore del progetto, la voce che da melodiosa si libra in vocalizzi energici, lascia spazio al solo di contrabbasso e poi tutti insieme verso il deciso I love you! finale. It Was a Very Good Year, che a Sinatra fece vincere un Grammy nel 1966, brilla di swing grazie alla meravigliosa fisarmonica di Abbracciante che si intreccia ai vocalizzi della musicista. Panettieri infatti si è accostata alla musica attraverso lo studio di violino e piano per poi farsi notare grazie alle sue doti vocali, che non ha sicuramente lesinato in questa bellissima serata.

Durante la suggestiva Night and Day, celeberrimo brano di Cole Porter del 1932, interpretata con stile molto personale, appoggiando pause diverse dall’originale e creando un’atmosfera particolare, più lenta e notturna che diurna, lei a tratti siede sull’alto sgabello con gli occhi chiusi, dolcemente sorridente, in ascolto dei suoi compagni, finché non arriva il momento di sfoderare tutta la sua grinta e il microfono deve necessariamente distanziarsi dal suo viso. Il pezzo successivo, composto nel 1968 da Antônio Carlos Jobim, musica, e Chico Buarque, testo, è The Song of the Sabiá. Mi risulta sempre gradito ed interessante conoscere aneddoti e motivazioni dietro le scelte artistiche: Greta in questo caso rivela di essersi innamorata di questa ballad poco conosciuta dopo averla eseguita con Toquinho e di preferire alla prima versione quella che registrò Frank Sinatra alcuni anni dopo. Abbracciante ha qui modo di crearsi una parentesi piuttosto accesa in cui la sua fisarmonica sembra lanciare lingue di fuoco. Siamo presumibilmente a metà del concerto e la temperatura emotiva è in salita: The Lady is a Tramp, datato 1937, è puro swing con scambi vivaci fra piano, trio, fisarmonica, Bassi e Campanale che danno il meritato spazio ai propri soli e poi finale di tutto il quintetto insieme.

Nel frattempo, Greta si è tolta la giacca e, sotto il suo sguardo compiaciuto, Sammartino ed Abbracciante danno il via ad un brano che non è solo lento ma molto rallentato rispetto alle versioni che sono solita sentire, faccio quasi fatica a riconoscerlo finché il testo smaschera uno dei ‘cavalli di battaglia’ di The Voice: Strangers in the Night, anno 1966. Il lungo struggente strumentale di Abbracciante, ben sostenuto dalla sezione ritmica, conduce la voce anch’essa dilatata ad una conclusione che lascia qualche brivido. Per me una delle migliori sorprese della serata. One for my Baby, del 1943, parte con la fisarmonica, poi in dialogo con il fischiettare di Panettieri che gioca con la voce fra scat e vocalese. Attesissimo, arriva il neo pubblicato singolo My Way, reso popolare da Frank nel 1969, che, ci racconta Greta, lo ha cantato fino alla fine della sua carriera ma pare che non lo amasse tanto, mentre secondo lei è un inno alla vita e alla gioia per i risultati che tutti raggiungiamo “facendo le cose a modo nostro”. Arrangiato con nuove vivaci sonorità, il pubblico è invitato a battere le mani a tempo ed eccoci, purtroppo, a fine concerto… Anzi no, non può mancare un bis. Un altro brano di Cole Porter, del 1936, e l’ultima confidenza di Greta è che pare che Porter non avesse in gran simpatia Frank, eppure questo è fra gli emblemi del repertorio di Sinatra: I’ve Got You Under my Skin con ennesima conversazione fra voce e fisarmonica a sigillare il ‘pieno’ di emozioni.
Dulcis in fundo: saluti, foto, due chiacchiere con la gentilissima artista, con cui è piacevole ricordare un suo precedente concerto a Magenta (MI) a cui ho assistito nel 2019, ed ora, cara Greta, ringraziando l’intero quintetto, torno a casa pensando #eiovadoadormirefelice












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