R E C E N S I O N E
Recensione di Sabrina Tolve
Nel fiorire dei suoni contemporanei, talvolta sbocciano melodie che audacemente contraddicono i dettami comuni, offrendo un viaggio sonoro e concettuale unico nel suo genere.
A un pesce che esce di Nino Scaffidi si inscrive con fierezza tra queste opere ribelli. Questo debutto discografico, pubblicato il 19 gennaio sotto l’etichetta L’Amor Mio Non Muore Dischi, è una sublime espressione dell’arte cantautorale, che si eleva a vette di gran pregio.
Nino Scaffidi, figlio di terra siciliana, errante spirito dal talento luminoso e potente, plasma un’esperienza musicale che trascende il mero ascolto. Attraverso nove canti e cinque frammenti, esplora con fervore il tema del trascorrere del tempo. Il cuore palpitante di questo lavoro riflette l’infanzia che sopravvive nell’uomo maturo, affrontando le delicate dualità della vita e della morte, la ritualità del ciclo esistenziale e l’insistente presenza dell’oltretomba.

Le melodie che animano le pagine di A un pesce che esce hanno trascorso oltre dieci anni di gestazione, accarezzate e limate con cura prima di concretizzarsi in questo lavoro. Un sottile filo le intreccia, tessendo un legame con i giochi dell’infanzia, dalle pagine di Giochi di Fanciulli di Giorgio Pressburger, un’opera radiofonica eterea, un gioiello risplendente degli anni settanta, intrisa di nenie, filastrocche e puri giochi infantili. Dal punto di vista musicale, l’album si distingue per gli arrangiamenti sofisticati e i suoni ricercati, guidati principalmente dalla chitarra acustica di Scaffidi. La sua voce, dalle sfumature leggermente aspre e atipiche, funge da faro, illuminando le composizioni immaginifiche e suggestive.
Già il primo brano, Ambarabaciccicoccò, riesce ad introdurci con ironia aggraziata in un mondo di fantasia e surrealtà. Siamo catapultati in un vortice di suoni incantati e storie di amore e morte, che si ripetono anche in Da dove sto chiamando e Il sole dei morenti. Qui si attraversano le insondabili profondità del tempo, la dualità dell’esistenza. Le nozze, invece, ha un respiro diverso e si biforca tra un’introspezione congiunta a una velata critica sociale, e una riflessione più profonda sul senso di solitudine e alienazione. Conchiglia e Fondamenta Nani, i singoli che hanno anticipato l’album, hanno invece un’oscurità che sembra perdersi tra giochi d’ombra, malinconia e una tacita vitalità.
A un pesce che esce riesce a cullarci con dolcezza e delicatezza, ed a colpirci con la sua cruda e potente narrazione. Come facilmente intuibile, quest’album non è destinato ad un ascolto superficiale. È un banchetto per i palati più raffinati, che richiede attenzione e profonda immersione per essere apprezzato appieno. Ogni traccia offre un viaggio emotivo e concettuale, arricchito da testi profondi e suoni avvolgenti. In conclusione e come accennato inizialmente, A un pesce che esce è un’opera d’esordio ricca e profonda, che sfida gli schemi del cantautorato contemporaneo. Registrato da Roberto Villa (che ha curato anche la produzione artistica) e Franco Naddei, e con la visione artistica unica di Nino Scaffidi, questo album è un’esperienza musicale destinata a rimanere impressa nell’anima di coloro che hanno voglia di ascoltarla e il privilegio di comprenderla.
Tracklist:
01. Ambarabaciccicoccò
02. Fondamenta nani
03. Primo innesto: uh uh botte?
04. Le nozze
05. Il sole dei morenti
06. Secondo innesto: canzone storta
07. Via Orfeo
08. Il sole dei morenti (reprise)
09. Terzo innesto: ‘u misteru
10. Conchiglia
11. Quarto innesto: un uomo morto
12. Da dove sto chiamando
13. Quinto innesto: amélie
14. Michelle
15. Coro angelico
Photo © Lorenzo Pavani






Rispondi