R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Notarangelo

Esattamente un anno fa ho recensito l’ultima uscita degli ILUITEQ. Il loro Reflections From The Road aveva schiuso lo scrigno dei ricordi riportandomi alla mia adolescenza attraverso immagini oniriche e legate a un periodo spensierato. Il duo, costituito da Sergio Calzoni e Andrea Bellucci, anime navigate della scena ambient italiana alla quale hanno donato contributi importanti attraverso progetti come Red Sector A, Subterranean Source, Orghanon e Colloquio, tornano tra noi avvalendosi del contributo di un terzo compagno di viaggio. Per l’occasione, infatti, si aggiunge all’equipaggio Lorenzo Montanà, il quale porta con sé un bagaglio di esperienza ultraventennale attraverso etichette quali Fax e Projekt e l’adesione a progetti di collaborazione con Pete Namlook e Alio Die. Terminate le dovute presentazioni di rito, ci ritroviamo oggi tra le mani un dischetto interessante nel quale, l’anima liquida, descrittiva e rilassata del duo si sposa con le texture di Montanà. Il risultato è la descrizione di un non luogo evocativo dove tutti gli elementi risultano bilanciati.

Katà Métron ha un obiettivo e lo centra perfettamente fin dal titolo. Ispirato alla tradizione greca, alla sua cultura e filosofia, la traduzione di questa espressione è per l’appunto “secondo la giusta misura”. Il lavoro del trio è al tempo stesso la descrizione di un ideale e una critica alla società moderna. L’essere umano dovrebbe infatti vivere in armonia con se stesso e la natura che lo circonda; condizione attualmente cercata come acqua nel deserto in una quotidianità frenetica e in continuo movimento. L’approccio capitalistico che porta l’uomo moderno a raggiungere costantemente i propri limiti per cercar di superarli va proprio nella direzione opposta a quella dello star bene e del ricercar un ‘senso della misura’ che sfugge e che richiede lavoro e tempo su se stessi.

Aletheia ci introduce in questo mondo di introspezione in punta di piedi e non è un caso che la prima traccia porti questo nome che tradotto significa “dischiudimento, rivelazione” e attraverso suoni timidi ci apre al nuovo mondo ILUITEQ, il quale inizia a dipanarsi da una nebbia fitta attraverso un basso che si insinua a metà canzone e che ci accompagna fino alla conclusione. Apeiron, a seguire, ci accoglie attraverso suoni caldi e ci ricorda I primi vagiti dell’universo e quella calma apparente che costituiva l’illimitato. Apeiron, letteralmente “infinito, indefinito”, è origine e principio costituente dell’universo e nella traccia percepiamo indistintamente un bagno di luce avvolgerci e rassicurarci sul viaggio intrapreso. Pneuma è il principio della vita, che avviene attraverso vie oscure e un disegno superiore forse creato da un architetto sconosciuto e si manifesta attraverso un pattern cupo con una ritmica scomposta. Poco alla volta il pezzo diventa più regolare e ricorda un cuore che inizia a battere. La quarta traccia che funge da spartiacque è anche quella che dà il titolo all’opera e ci narra strumentalmente il senso della misura e di come l’essere umano dovrebbe intraprendere il suo viaggio di scoperta. La canzone ha un’apertura nel finale che fa pensare di essere vicini alla rivelazione, al raggiungimento del segreto della vita attraverso il proprio istinto. Poi arriva la conoscenza. La quinta traccia, Noesi, rappresenta l’intelletto e la presa d’atto dell’esistenza di un dio onniscente che ha creato tutto e ha dato ordine alle cose. La traccia è infatti imponente e nasconde, sotto sintetizzatori dark, delicati accordi di piano che creano un’atmosfera suggestiva. Daimon è la sesta e penultima traccia e si manifesta attraverso accordi caldi, rassicuranti, pacifici e che donano una sensazione di protezione all’ascoltatore. Il Daimon greco è uno spirito guida, un messaggero divino che si colloca in quella terra di mezzo tra sogno e realtà e mantiene il rapporto saldo tra l’uomo e il dio attraverso un filo invisibile. Con accordi evocativi, come nella migliore tradizione Sigur Ros (per intenderci si fa riferimento a una parte strumentale qualsiasi dell’album bianco, ( ), quello con le parentesi), ecco disegnarsi davanti a noi il “mito di Er” raccontato da Platone nella Repubblica. In questo racconto ci viene svelato come, prima della nascita, l’anima di ciascuno sceglie un’immagine, un disegno che verrà in seguito vissuto sulla Terra, e riceve un compagno che ci guida, un daimon per l’appunto, che è unico per ogni individuo. Nel venire al mondo dimentichiamo questo aspetto e crediamo di essere lavagne vuote da riempire, ma il daimon ci ricorda il contenuto della nostra immagine ed è quindi lui il portatore del nostro destino. A conclusione del viaggio ecco giungere Archè, che in greco significa “principio, origine” e racchiude il significato del ciclo della vita. Viene qui riportato in musica il concetto cosmico che definisce ciò da cui tutto proviene e a cui un giorno tutto tornerà. Il basso pulsante preme su un ritmo costante che si fa strada su un passaggio sonoro creato da tastiere senza più né spazio né tempo. Il silenzio a cui veniamo condotti e alla conseguente calma verrà interrotto solo da una nuova Aletheia, un’ulteriore rivelazione che prolungherà all’infinito questo gioco dei mondi.

ILUITEQ e Montanà fanno centro e si confermano come una realtà indispensabile nel panorama ambient italiano. La speranza è quella ci rivederli di nuovo assieme a collaborare a un nuovo progetto, senza scadenze e senza fretta ma nel rispetto del dettame da loro imposto del creare solo nella giusta misura.

           

Tracklist:
01. Aletheia (07:26)
02. Apeiron (05:40)
03. Pneuma (05:33)
04. Kata Metron (04:50)
05. Noesi (05:18)
06. Daimon (05:08)
07. Arche (04:22)



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