L I V E – R E P O R T


Articolo di Nadia Cornetti

Ogni concerto dei Marlene Kuntz al quale assisto ha un potere magico che non ha nessun altro: quello di apparire ai miei sensi più potente del precedente. Non so davvero come sia possibile. E questa attesissima celebrazione dei trent’anni del loro primo album, Catartica (trent’anni, devo riscriverlo per crederci, tanto non pare vero) a cui ho assistito all’Alcatraz di Milano non ha costituito eccezione.
A introdurre i Marlene è toccato, nell’ordine, ai giovani e talentuosi Speakeasy e, subito dopo una minima attesa, all’incredibile Umberto Maria Giardini, che mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta per la potenza della resa live dei suoi pezzi, normalmente, in versione studio, molto più melodici e meno incazzati.
Puntualissimi, poco dopo le 21:00, di fronte a un Alcatraz strapieno ed emozionatissimo, fanno il loro ingresso Cristiano, Riccardo, Lagash, Davide e Sergio (Carnevale, ex batterista dei Bluvertigo, che ora sostituisce in punta di piedi il caro Luca Bergia, da poco mancato all’affetto della sua famiglia Marlene).

Nel periodo che ha preceduto il tour, la band ha preparato i fans postando sui social il programma della festa di Catartica; per quanto ci si potesse preparare, una volta iniziato il concerto è il suono a prendere il sopravvento, e non si è mai pronti a quel che succederà.
E così lo tsunami noise ha inizio. La festa esordisce con Trasudamerica: nei primi accordi, dalla mia fortunata posizione di transenna sinistra, intuisco che la perfezione di Marlene musicisti stasera lascia un pochino il posto al passato: qualche iniziale scordatura di chitarra e i suoni talvolta imperfetti mi riportano indietro ai primordi marlenici – che con mio grande dispiacere non ho potuto vivere sotto al palco per via di un’impossibilità anagrafica – fatti di distorsione, energia e rumore. Il concerto prosegue con i brani del disco protagonista, Canzone di domani, Gioia (che mi do), Fuoco su di te, che accendono tutti; ma l’omaggio non è solo a Catartica, vengono celebrati anche i restanti anni Novanta della band dei successivi lavori: dall’EP del ’98 Come di Sdegno la bellissima Aurora, e poi, ancora, dai dischi capolavori Il Vile (del 1996) e Ho Ucciso Paranoia (del 1999) si susseguono la potentissima L’agguato, l’onirica Lamento dello sbronzo, le soavi Infinità e Ineluttabile.  Ammetto che ogni volta devo impegnarmi moltissimo per non farmi sopraffare dall’emozione di assistere, ancora una volta, all’esibizione del gruppo che – forse più di tutti, diciamocelo – ha plasmato i miei ascolti, e ci metto tutta me stessa, ricordandomi che poi vorrei raccontarvi con parole oggettive quello a cui ho assistito.


Instancabili Cristiano e i suoi colleghi proseguono con la stessa energia: ogni volta mi chiedo come facciano a conservare quell’energia che consente loro di riproporre perle come 1° 2° 3°, Festa Mesta, MK, e soprattutto l’acclamata e immancabile Sonica – che i fan implorano a ogni concerto, anche a quelli dedicati agli album più recenti. Persino la meravigliosa Ape Regina ci viene proposta, al primo bis, subito dopo il dovuto momento di rispettosa dedica a Luca con Ti Voglio dire – splendido brano di Cristiano Godano solista – e la bellezza tagliente della chitarra di Come stavamo ieri.
Lo spettacolo è concluso proprio con Bellezza, ad apostrofare ciò che si è verificato questa sera, e che questa band è spesso in grado di proporre; le ben due ore di concerto terminano, dunque, e noto che Godano e i suoi soci sono ancora una volta riusciti ad apparire perfetti alle mie orecchie – e al mio cuore – pur nell’imperfezione.
Più ascolto e più osservo ciò che i Marlene mettono in scena (preciso che queste canzoni le ho osservate e ascoltate molte, molte volte dal vivo), più penso che incredibilmente esista un’arte per la quale il tempo non passa mai. È vero, trent’anni o poco meno non saranno molti per un disco, ma nemmeno pochi: ci sono volte in cui l’anacronismo di quel che ascolti stona e ti fa pensare che forse è giunta l’ora di smettere di commemorare. Non è il caso dei Marlene Kuntz, una band che ha tanto consenso ancora oggi perché è sempre risultata fedele a se stessa, senza mai rinnegare nulla, semplicemente comunicandoci quello che dovrebbe essere chiaro quando si segue una band: il tempo trascorre, l’arte evolve – è normale – come le persone che la realizzano. Quando è sempre stata genuina, e non un seguito della moda del tempo però, quest’Arte dura di più, supera il tempo e diventa immortale.
Quindi, MK, complimenti per la festa, una festa (non) del cazzo!

Scaletta:
Trasudamerica
Canzone di domani
Gioia (che mi do)
Fuoco su di te
Aurora
L’agguato
Lamento dello sbronzo
Mala Mela
1° 2° 3°
Infinità
Ineluttabile
Lieve
Festa Mesta
Sonica
Nuotando nell’aria
.
Ti voglio dire
Come stavamo ieri
Ape regina
MK
..
Bellezza

Immagini Sonore © Marlene Kuntz (pagina Facebook)

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