R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Del Noce

Suona intrigante l’idea di un meeting in arte tra Sonny Rollins e… Egberto Gismonti, riuniti alle Hawaii in un ritiro yoga ed ivi collaboranti ad un album (stando almeno ai credits). È però probabile che dall’avvio dell’ascolto si possano evocare (anche) altri riferimenti e legacies, ad esempio la bonomia mulliganiana ispirata dalla gamma bassa del sax ma soprattutto la compostezza d’insieme della regia del titolare André Roligheten.

Trattiamo di un tenorista ed autore alla seconda esperienza a propria firma (a seguire il trio di Homegrown del 2017), per nulla ignaro di forma border-line e trasgressiva (come attestano le militanze presso la Trondheim Jazz Orchestra o il Jon Rune Strøm Quintet), ma che sembra piuttosto preferire, nel tracciare i percorsi propri, una composita fusion che autorizza magari eterogenei riferimenti ma nella sostanza s’esplicita entro un’ampia ed energica gamma coloristica e scenografica. Tentando magari di stemperare cotale e cotanta concretezza espressiva, Roligheten accampa premesse peculiari, descrivendo i brani come «realtà parallele» combinanti elementi retrospettivi ma anche orientati al futuro, connotandoli in termini di ‘concreto/assurdo’ e ‘concreto/spirituale’, poli opposti fonti di energia ed attrito.

Si diceva dunque dell’avvio, che dal titolo (Sonny River) chiama in causa un sommo padre mainstream del tenore e di composte circostanze, movimentando lo scenario entro una danzante ed esotica impostazione jazzy, di fitto ordito grazie al lacerante concorso della chitarra e della sezione ritmica di scultorea polpa; suona come un contrasto naturale la pacificazione delle tensioni nella successiva Ariel’s Song, che dell’ispirativo spirito d’aria mutua le disposizioni flautate del sax, acquisendo fluidità ulteriore grazie ai sognanti melismi della pedal steel.
Sviluppo in agilità della corale Whale Waltz, il cui soundscape incorpora utilmente il dinamismo delle lamine del vibrafono ed invenzioni ulteriori della spettrale chitarra, oltre alla pulsazione ritmica accurata e vivida, mobile tappeto per le assertive esternazioni d’ancia del leader.

Si perviene in Lagoon Mist ad un inatteso clima destrutturato quanto surreale, le cui timbriche riportano ad un esotismo sci-fi da Sixties, riprendendo in Pyramid dance la dimensione ‘calypso’ del brano d’apertura, tornando ancora ad un serotino intimismo rollinsiano nelle composte quanto sensuali increspature di Moon Shade.
Il quintetto erompe dagli argini nella catartica dilapidazione delle energie in Twin Bliss, che posta a termine di programma avrebbe sancito un finale all’insegna di una rockeggiante carica, ma si preferisce segnare l’epilogo nei languori notturni di Liv Sover, assortendo ulteriormente la gamma emotiva su cui si articola la raccolta.

Nell’insieme impeccabile la ripartizione dei ruoli e la messa a punto dell’ideazione, ed  il presente ascolto fornisce argomentato spunto per rivisitare precedenti prove del sassofonista, particolarmente nel citato trio per Clean Feed, così come nelle fila del quartetto Acoustic Unity facente capo a Gard Nilssen, ulteriori agganci di connotazione del profilo del Nostro, che non sembra pagare pedaggio alcuno al Nu-jazz più comunemente inteso (per quanto esteso sia il ventaglio delle sue incombenze), qui rilasciando una sequenza di otto brani segnati dal gusto e dalle impellenze personali, in ciò assecondato e ben adiuvato da quattro partner di strutturata quanto autonoma identità, laddove si riscontra, quanto ad Odin records, come la scuderia si confermi vettrice di una “altra” eterodossia della contemporanea scena scandinava.

André Roligheten: sax tenore
Johan Lindström
: pedal steel guitar
Mattias Ståhl
: vibrafono
Jon Rune Strøm
: contrabbasso
Gard Nilssen
: batteria

Tracklist:
01. Sonny River (7:53)

02. Ariel’s Song (6:14)
03. Whale Waltz (6:48)
04. Lagoon Mist (3:52)
05. Pyramid Dance (6:59)
06. Moon Shade (3:13)
07. Twin Bliss (6:53)
08. Liv Sover (7:50)

Sito ufficiale André Roligheten

Marbles su Bandcamp

Catalogo Odin Records

Photo © Francesco Saggio

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