L E T T U R E
Recensione di Arianna Mancini
Virginia, un nome di donna; è il titolo del romanzo d’esordio di Enrico Gabrielli, uscito lo scorso 12 giugno per Wudz Edizioni. In questa incarnazione, il compositore polistrumentista dalle mille vite e progetti musicali – anche disegnatore per “lauto autodiletto”– mette in pausa lo spartito e cambia codice espressivo. Il suo esordio ufficiale con la narrativa risale al 2017 con ‘Le Piscine Terminali’ (qui l’intervista), una raccolta di racconti – definiti dallo stesso Gabrielli – di ”fantascienza nera e dell’imprevisto”. Con il suo primo romanzo quel velo di oscurità si trasforma e indossa le vesti di un noir rurale. Ora apriremo un piccolo varco in questa fitta boscaglia, ma vi avviso, ci sarà qualche lievissimo spoiler; quindi, se non avete paura… e se vi va, seguitemi.

Ci troviamo a Granducato, in un futuro prossimo non molto lontano da ora, in un tempo, forse, spostato in avanti di tre decenni. Qui c’è una casa di riposo per anziani, tale ex Villa Zanghi, edificio fascista in cui in passato furono torturate ed uccise molte persone. Lì vicino: un bosco, una strada detta delle Anime – che nome incantevole – ed una vecchia casupola. Poi, in una realtà temporale passata, non molto distante negli anni, ci sono una località chiamata Saccaro Darsena, il monte Morale e l’Isola Bella.
Due scenari naturali e temporali, distanti ma uniti. Cosa li collega? Nel corso degli eventi si palesano due omicidi: la morte di un anziano, ospite della casa di riposo, e quello di una donna. Quanti assassini o assassine ci sono? Come se non bastasse, la natura si incrina ed “esplode”; di nuovo la morte si palesa senza pietà. Chissà se ci sono stati dei superstiti. C’è qualcuno da incolpare? Se sì, quei farabutti sono stati messi in galera?
Il primo personaggio che incontriamo è Franco, “un vecchio cacciatore in esilio dal mondo”, che colleziona aculei d’istrice. Lui, con il suo hyperphone, traccia ogni animale che uccide. Chissà quale segreti nasconde questo esule. Gli animali del bosco sono tutti dotati di microchip, da vidimare con l’apposita applicazione una volta uccisi. È un mondo popolato da una tecnologia invadente (domanda: esiste una tecnologia che non lo sia?) e grottesca: insieme agli animali microchippati abbiamo body detector, droni forestali, comunicazioni olografiche. Virginia Silano farà la sua comparsa poco dopo, dalla fulminea descrizione se ne percepisce subito l’essenza: “I suoi occhi esprimono innocenza e ferocia”. Una giovane donna, con un curriculum vitae eccellente, che prende servizio come fisioterapista nella casa di riposo ex Villa Zanghi. Dopo il suo arrivo muore uno degli anziani ospiti della struttura. Sull’omicidio indagherà il PM Giacinto Damura. In questa kermesse dell’imprevisto prende corpo il giro di vite dei personaggi che popolano la storia in bilico fra finzione e realtà: gli ospiti della casa di riposo, il personale di servizio, lo staff della stazione di polizia e persino gli avventori della “marcia del Gesù Morto”. Non ci facciamo mancare niente.
Fresca di lettura del libro, a fine giugno, sono andata alla presentazione tenutasi alla libreria Spazio Sette di Roma. Nel corso dell’incontro, moderato da Martina Martorano (conduttrice e autrice per Radio, TV, Web e consulente musicale per programmi TV ed eventi), Gabrielli ci ha svelato molteplici dettagli e sfumature che lo hanno accompagnato in questo nuovo percorso creativo. La stesura di Virginia è una scrittura on the road, “da furgone”, avvenuta circa sette anni fa, nell’arco di due mesi, durante un tour con i Calibro 35.

Il titolo originale era ‘Giallo Morale’: giallo come il colore della pietra calcarea, giallo come il genere narrativo, Morale come il nome di una montagna menzionata nel racconto. Giallo Morale sarà poi anche il titolo di un articolo di giornale, rinvenuto da qualche parte, in qualche luogo, nella storia. Gabrielli racconta che lo spunto nasce da un’intuizione: ”Una persona molto giovane, piccola, subisce un torto atroce e devastante. Un torto in cui sono implicate delle persone. Con il trascorrere degli anni, se i responsabili sono ancora vivi e a portata di mano, cosa passerà per la testa della vittima?”
La scintilla d’inizio s’intreccia poi al gioco della finzione legandosi ad elementi autobiografici. Dietro la località di Granducato si celano le terre toscane, dove è nato Gabrielli. Invece la casa di riposo per anziani, menzionata nel racconto, è ispirata a Villa Rubeschi (Capannole – AR), struttura in cui l’autore ha fatto il servizio civile. Alcuni personaggi del romanzo sono in parte ispirati a persone realmente incontrate lì. Alla matrice autobiografia s’incastra perfettamente l’atroce attualità, quella riferita ai disastri naturali (come la valanga di Rigopiano nel 2017). Le conseguenze e le impunità, la macchina giudiziaria che non si muove. ‘Virginia’ è una storia di vendetta, di demoni che tornano per far sentire la propria voce. È anche una storia di speranza, perché in fondo alle macerie dell’essere, lì dove ogni speranza per un futuro sembra vana, ci sono vite che rinascono dalle proprie ceneri come l’Araba Fenice, embrioni che germogliano. Ci sono sguardi volti al futuro. Quel futuro che sarà il sequel di Virginia, a cui Gabrielli sta già lavorando.
Il ritmo narrativo è articolato e coinvolgente. Variegato nello stile e nella “velocità”. Se la osservi bene, pure la parola scritta (se ben scritta, come in questo caso) riesce a evocare melodie, arie. Il suo eclettismo musicale si riflette nella sua scrittura, è classica ma aperta alla sperimentazione e al “sabotaggio” . I dialoghi sono realistici – ad esempio, gli anziani della casa di riposo parlano con venature dialettali, ma ben comprensibili – e riflettono le dinamiche reali tra i personaggi. Anche i monologhi, i pensieri acquistano spessore. Gabrielli usa un linguaggio ricco di dettagli, crea immagini vivide che aiutano il lettore ad immergersi completamente nell’ambientazione e nelle esperienze dei personaggi. Le descrizioni, in particolare degli scenari naturali, sono spesso poetiche ed evocative, dipingono scene che sembrano quasi tangibili. I flashback e salti temporali arricchiscono la narrazione, mantengono desta l’attenzione, ma restiamo sulle spine sino alla fine quando il puzzle si completa e chi legge, con stupore, comprende gli incastri e ciò che muove la storia
È una lettura fluida, immediata. Una volta entrati nelle dinamiche della storia ci si schiera, inevitabilmente. E nella nostra mente si tifa per qualsiasi tipo di vittima e si urla vendetta per i potenziali malfattori. Il narratore è molto invadente, esprime i suoi punti di vista, si prende le proprie responsabilità. Non ha paura di parlare, nessuna omertà.
Dalle note alla parola scritta; cambio di registro, di codice espressivo. L’inchiostro si fa vivo e diventa narrazione. In Virginia la parola ammalia, ti inchioda, apre porte su riflessioni a catena. Questa è l’arte della narrazione, l’ingegno e la creatività di saper tessere storie, la magia di attrarre, sedurre e far restare desta l’attenzione. Un’altra sfumatura che esprime il talento multiforme di Enrico Gabrielli. Se amate i rituali, mentre leggete il libro ascoltate ‘Out of the Woods’ degli Oregon, formazione statunitense jazz-fusion, new age. Enrico ci ha confessato che è stata l’unica colonna sonora in fase di scrittura e correzione. Lasciatevi catturare dalle pagine di ‘Virginia’, seguendo il flusso che ne ha cullato la stesura.
Intanto, io vi confesso che sto già aspettando di leggere ciò che verrà…





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