R E C E N S I O N E
Recensione di Arianna Mancini
“…Vero battesimo di fuoco, ‘Tied’ è un viaggio, un disco che lascia un tatuaggio nell’anima ai nostalgici, ai sognatori, alle anime ribelli che non si placano mai e a tutti quelli che sono sempre alla ricerca di ciò che va oltre la superficie e a ciò che non è scontato.” Terminava così la mia recensione di ‘Tied’ (leggila qui, se vuoi) album d’esordio dei Linda Collins.
A distanza di tre anni il collettivo torinese torna con il loro secondo album: ‘Choices’, uscito a fine settembre, sempre per Urtovox Records. Torna e non delude. È un secondo atto che riprende il filo delle sonorità già esplorate dando più spessore, ampiezza e consistenza alle composizioni. I Linda Collins hanno già imbastito la loro peculiare identità sonora, tale da non passare inosservati. La formazione torinese sperimenta sentieri che si aprono all’elettronica, con influenze post-rock, alt-pop, folk e dub.

Due titoli a confronto, ‘Tied’: legato, per intendere i legami della vita; ‘Choices’: scelte, quelle da compiere nel corso della vita. Due titoli intimi, introspettivi così come lo sono le sonorità dei loro brani. Le dieci tracce del nuovo album sono ballate eteree e lisergiche, intrise di rarefazione, raffinatezza e malinconia.
Prima di esplorare il nuovo disco, facciamo un piccolo ripassino per sintonizzarsi sul presente. Il collettivo Linda Collins è composto da un gruppo di artisti di varia provenienza geografica (Arnoux, benedetta– la b minuscola non è un refuso -, Karin Nygren, Manuela Canale, Neverwhere, Ramon Moro, SavantPunk, Jackeyed) impegnati anche con ed in altri progetti.
In ‘Choices’ a fianco dei tre fondatori Alberto Garbero (testi, chitarre, programming), Massimiliano Esposito (synth, programming) e Vincenzo Morreale (basso elettrico) troviamo: benedetta (al secolo Benedetta Sotgiu voce e scrittura di alcuni testi), Jackeyed (Federico Babbo – voce, testi, programming e coproduttore), Neverwhere (Michele Sarda dei The Wends – voce), Ramon Moro (tromba) e Manuela Canale (voce) che sarà presente ai concerti di presentazione del disco.
Dà il La Sunbeams, con testo e per voce di benedetta, nuovo ingresso nel collettivo torinese. È un brano che illumina l’ascolto fin dalle prime note, ti accoglie nel suo abbraccio rassicurante, quell’abbraccio che prepara al viaggio sonoro ed interiore che verrà. La voce eterea scorre sul tappeto elettronico incorniciato dalle chitarre e dal basso che sostengono questo fragile e potente equilibrio. Quando il pezzo prende quota, entra in scena la tromba di Ramon Moro, che regala spazi di brillantezza e nostalgica malinconia. La ritroviamo a dare colore e tinte di velluto anche nella title-track, dove la voce di Jackeyed ci porta a ripercorrere i momenti cruciali delle svolte, l’impasse fra trattenere e lasciar andare.
In Choices, come nel disco precedente, ascoltiamo l’audace esperimento di due versioni diverse di una stessa canzone: Black Roses e Black Roses # 2. Mi piacciono queste metamorfosi con conseguente mutamento della percezione. Il simbolismo delle rose nere può rappresentare l’inevitabilità del dolore, quel dolore che emerge chiaro alla fine, in una parte del testo non cantata e messa fra parentesi: ”Just a flebile melody in this rainy hell” (“Solo una flebile melodia in questo inferno di pioggia”). In Black Roses le voci di benedetta e Neverwhere si alternano scivolando su sonorità nebbiose e ritmi ipnotici, si respira un’atmosfera intima e oscura. Altro mondo è Black Roses # 2, in cui la voce di Jackeyed ci conduce su morbidi percorsi dalle tinte zigane e folkloristiche.
L’album è ricco di episodi onirici, dove ogni traccia si intreccia con la successiva, come un fluire costante di suoni, pensieri e sensazioni. All My World Is Around You, secondo singolo, con la voce di Jackeyed è un ponte elettronico che conduce nella rarefazione di A Lonely Planet. Un Pianeta Solitario dove benedetta ci porta ad esplorare le nebbie del nord Europa. Continuiamo a fluire con A Second Life colma bagliori post-rock e la voce di Jackeyed che oscilla fra interrogativi e dubbi. In tutto questo girovagare si arriva ad un regno. Sì, Kingdom brilla di eleganza e pathos, la voce di benedetta ci conduce sui ghiacci d’Islanda, e nella pioggerella di Bristol; in un deserto interiore in cerca di ‘un’alterità’ in cui specchiarsi empaticamente. “Watch me/ And see yourself/ Through me/ I see myself/ Through you/ Again”. In questo viaggio non mancano mondi acustici; Promise ci culla nelle linee folk di una promessa che potrà superare qualsiasi difficoltà e tempesta. Non sono neppure assenti frammenti di attualità, come in Weapons. Armi, titolo tanto atroce quanto attuale. Qui Neverwhere e Jackeyed creano un’atmosfera di magnetica ed impalpabile psichedelia.
I Linda Collins ci sono riusciti di nuovo. Anche con Choices hanno dimostrato di sapere esattamente dove colpire: contaminazioni elettive – perdonatemi la licenza poetica – atmosfere cupe, testi intimi e quel tocco di malinconia che attrae inevitabilmente (gli eterni affetti da “darkitudine” mi capiranno). Il collettivo torinese non ha bisogno di strafare o impressionare, perché la sua realtà viaggia su altre frequenze, quelle di creare qualcosa di autentico e coinvolgente.
Tracklist:
01. Sunbeams (feat. benedetta)
02. All My World Is Around You (feat. Jackeyed)
03. A Lonely Planet (feat. benedetta)
04. Black Roses (feat. Neverwhere and benedetta)
05. A Second Life (feat. Jackeyed)
06. Kingdom (feat. benedetta)
07. A Promise (feat. Jackeyed)
08. Weapons (feat. Neverwhere and Jackeyed)
09. Choices (feat. Jackeyed)
10. Black Roses #2 (feat. Jackeyed)
Photo © Luigi De Palma






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