R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

Chi ha avuto la fortuna di fare un salto oltre il lembo di mare che separa il “continente” dalla meravigliosa Sardegna, ha potuto assaporare, appena tocca terra, un’energia del tutto particolare. E non si tratta solo del fatto che si approdi laggiù per una vacanza estiva. In quella regione si deve procedere a piccoli passi, prendendo spunto proprio dalle danze tradizionali locali.
Questa regione pulsa in un modo del tutto singolare. C’è qualcosa che attira il turista, ma anche qualche cosa che lo mette in allerta. Terra occupata dagli stranieri. Terra mai conquistata. Sardegna orgogliosa del proprio passato, perché del futuro non sa che farsene?
Anzi.
E adesso spiego.

L’organettista ovoddese Pierpaolo Vacca inaugura con questo album la EtnoTŭk, sottoetichetta della Tŭk Music che fa capo al celeberrimo Paolo Fresu (se dici Sardegna e se dici musica, il nome del trombettista è quasi un… “obbligato”!), che pubblicherà progetti di musica tradizionale ed etnica. Non vediamo l’ora di ascoltare le prossime uscite, se queste sono le premesse!
Confesso che la musica popolare sarda rappresenta per me un mistero, grazie al godimento che mi regala in tutte le sue forme: che sia quella suonata da uno o più musicisti o quella cantata. E poi le danze! Che gioia intensa mi trasmettono ogni volta questi appassionati e abili ballerini.
Il titolo dell’album è Travessu che significa “a ritroso”, ma anche “di traverso, controcorrente”. Nome quanto mai programmatico che mantiene fino in fondo le promesse: dalla musica elettronica, al jazz contemporaneo a quella etnica per approdare alle proprie origini.
Molti gli incontri e le suggestioni. Immagino già che cosa penserebbero e replicherebbero i musicisti tradizionali sardi di questa affermazione: “Noi SIAMO contemporanei!”. E avrebbero ragione.

Il CD si apre con Danzas | Sardstep e vede la preziosa collaborazione di DJ Cris alla batteria elettronica, sintetizzatori, scratch, live electronics e campionamenti. Veniamo proiettati in una piazza: donne, bambini, adulti e anziani che ridono, parlano ad alta voce e, ovviamente, ballano. La voce registrata di un documentario d’epoca, che aveva un evidente intento etnologico, annuncia: “Il ballo fa parte della festa. Rappresenta il momento in cui, in maniera rituale, si corona in letizia l’avvento di questa giornata… Ogni paese ha la sua danza caratteristica…”. Ecco la prima sorpresa: la musica è sì quella tradizionale, ma contaminata da beat, loop di launeddas, drumming elettronico, scratch… E il duo conquista immediatamente piazza e pubblico. E ovviamente anche il sottoscritto.
Tziu Soddu recupera la forma del canto a tenore con i Cuncordu de Ovodda – Boches de Ovodda. Ospiti nella seconda parte del brano Fabio Calzia alla chitarra e Nanni Gaias alla batteria. La parte suonata che segue quella cantata, a tratti così magnificamente aspra, è dolce e struggente.
In Ballu Travessu la melodia suonata all’organetto si apre alla contaminazione jazzistica ed elettronica, modificando il suono dello strumento. È un gioco di contrapposizioni tra linee musicali che paiono mettersi, appunto, l’una “di traverso” all’altra.
Altra traccia contaminata è Campid Afro in cui il musicista senegalese Pape Ndiaye suona la tama, il tamburo parlante. L’organetto di Pierpaolo Vacca percorre grandi distanze dilatando il proprio suono. L’incontro con l’Africa avviene in modo molto gioioso.
Cappotto e Vinza Manna sono state composte a quattro mani con il pianista Dino Rubino. Della prima, così morbida e sognante, possiamo apprezzare come ciò che suona uno strumento si perda in quello che suona l’altro in un flusso e riflusso continui, come il movimento delle onde. Il secondo brano, nel modo del valzer, manifesta una dolce leggerezza e un lirismo un po’ malinconico.
Abbiamo affermato che questo è un album che dal futuro torna al passato, ma sarebbe più corretto affermare che attualizza la tradizione, proponendocela in tutta la propria nuda bellezza.
Le ultime cinque tracce sono celebri melodie popolari: Dillu, Ballu Tzoppu, Passu Torrau, Ballu Tondu e Danza. I piedi sotto la scrivania iniziano a muoversi e così pure i fianchi. La testa segna il tempo come un metronomo scombinato. Davanti a noi compaiono i ballerini che in tondo si muovono sulla punta dei piedi.
Perfino l’immagine di copertina, intitolata Juvoc Juvales e truncos, realizzata da Lorenzo Vacca, ribadisce questo concetto: il disegno compare su di un fondo arancione e su di uno giallo. Vi sono alcuni contadini con un’ascia in spalla e due buoi che trascinano il tronco di un albero. Per analogia: la stessa immagine è anche un’altra immagine. La stessa musica è anche un’altra musica. 

Ricordo personale. Ebbi la fortuna di partecipare a un ballu tondu a Cagliari, nella piazza del centro storico da cui si può ammirare il porto e il mare sottostanti, intanto che uno stormo di fenicotteri attraversava il cielo al tramonto. A insegnarmi i passi della danza fu una signora molto anziana che mi prese sottobraccio e mi fece entrare nel cerchio di quanti stavano già ballando. Un ricordo e un’emozione che rivivo ogni volta che ascolto la musica di Travessu. Grazie anche per questo Pierpaolo!  

Tracklist:
01. Danzas | Sardstep (4:17)
02. Tziu soddu (5:39)
03. Ballu travessu (4:58)
04. Cappotto (4:59)
05. Campid Afro (5:13)
06. Sa hesta ‘e santu predu (4:56)
07. Vinza manna (3:46)
08. Ispossoriu (3:40)
09. Dillu (3:55)
10. Ballu tzoppu (2:21)
11. Passu torrau (3:47)
12. Ballu tundu (5:13)
13. Danza (3:31)

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