R E C E N S I O N E
Recensione di Elena Colombo
Si chiama Earthling il nuovo album di Missincat, nome d’arte di Caterina Barbieri, uscito il 13 settembre. Si tratta di un’esplorazione delle dinamiche umane da una prospettiva esterna, o più precisamente, aliena. Earthling significa infatti “terrestre”: nei dieci brani che lo compongono, le storie dei terrestri sono raccontate in tutta la loro umanità, fatta di sogni, amori, frustrazioni, speranza e soprattutto imperfezione.
Missincat è una cantautrice, polistrumentista e produttrice italiana che risiede a Berlino dal 2007. È un’artista molto conosciuta nel panorama indie tedesco, un po’ meno in patria, ma forse questo album potrebbe essere la giusta occasione per riscoprirla. Ha una voce eterea, che a me ricorda un po’ quella della cantautrice norvegese Aurora, non tanto per la tonalità (Aurora è certamente una soprano mentre Missincat canta su tonalità più basse), quanto per quel mix di delicatezza ed energia che non è facile trovare in un equilibrio così ben riuscito. Proprio per esaltare la sua voce, nell’album gli arrangiamenti musicali sono minimalisti, fatti di beat elettronici 808, batterie acustiche (suonate da Matze Proellochs), chitarre e sintetizzatori, senza dimenticare alcune sezioni d’archi, opera del violoncellista Marius Kiefer.

L’album, spiega Missincat, è stato un lavoro estremamente collaborativo. Per la prima volta, ha infatti cooperato con un’altra artista nella scrittura di alcuni testi: si tratta della cantautrice australiana Alexia Peniguel (alias Alex St. Joan). Inoltre, tre brani sono stati co-prodotti con l’artista islandese Anton Líni: Hit My Heart, Mad About Me e Masquerade.
Missincat si è poi affidata alle opinioni dei propri amici: «Durante la produzione di questo disco sono stata particolarmente ricettiva a pareri esterni il cui contenuto, anche quando informale, è diventato parte integrante della genesi dei pezzi. La leggerezza con cui ho condiviso i brani, anche nella loro fase iniziale, è forse dovuta al fatto che appartengono a momenti della mia vita molto diversi. Questo mi ha permesso di avere un po‘ di distacco, non ho sentito la necessità di proteggerli, né di esercitare controllo artistico assoluto.» Infatti, aggiunge l’artista: «Questo album ha avuto una gestazione molto lunga. Alcune delle canzoni sono rimaste su un hard disk per molti anni. Nel frattempo, ho pubblicato due album, sono andata in tour, e ho fatto molte altre cose. Un giorno, finalmente, le ho riprese e ho continuato a produrle».
Dal primo ascolto, mi ha conquistata Masquerade, che si trova proprio all’inizio: i suoni di sottofondo sono semplici, la vera protagonista è infatti la voce di Missincat. Si parla di due cuori vuoti che si cercano a vicenda, o meglio cercano un contatto, forse un tentativo di mettere fine a quella “masquerade”, alla finzione dei sentimenti, per rivelare il proprio vero essere. “Stars collide, we are looking for each other / Under the darkest sky / Hollow hearts clash into one another / Trying to connect”.
Segue Calling Your Name: i beat iniziali coinvolgono da subito l’ascoltatore. Arriva la voce di Missincat, che dimostra la sua versatilità, sembra convogliare speranza e desiderio.
Come the dawn gioca sulla ritmicità inattesa, fatta di pause inaspettate e inizi in levare, valorizzati dagli schiocchi di dita, i battiti di mani e i campanelli. I cambi di tonalità contribuiscono alla complessità e alla bellezza di questo brano.
In concomitanza con l’uscita dell’album, Heart of fire è uscito in rotazione radiofonica lo stesso giorno. Il brano è accompagnato da un videoclip diretto da Marco Jeannin, girato sui tetti di una Berlino al tramonto. Le parole sono dolci e malinconiche, si parla di una luce che si spera possa tornare a brillare in un futuro. “Light will break through / When the starts align / It will raise you /To an open sky”.
Seguono Mad about me, caratterizzata da suoni armoniosi e talvolta discordanti, perfetta fusione di elettronica e acustica; Twice, che intreccia poche note di pianoforte con suoni elettronici e la voce soffusa di Caterina, Hit my heart, dove ancora il pianoforte accompagna la voce della cantante con delicatezza. Turn back time è un brano malinconico che gioca sui sospiri e le sospensioni, Christmas Rose un racconto della cantante mentre cammina per Berlino: uno storytelling dolce e caldo, che rispetta le aspettative del titolo. Questi brani sono gradevoli, a mio parere un po’ meno innovativi rispetto a quelli iniziali. L’album si conclude con una cover di Karma Police dei Radiohead, non facile ma ben riuscita.
Tracklist:
01. Masquerade
02. Calling Your Name
03. Come The Dawn
04. Heart Of Fire
05. Mad About Me
06. Twice
07. Hit My Heart
08. Turn Back Time
09. Christmas Rose
10. Karma Police






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