I N T E R V I S T A


Articolo di Andrea Notarangelo

I Cazale sono un progetto nato nel 2018 per volontà del sassofonista Paolo Gradari, che trae il nome dall’indimenticato attore de “Il Cacciatore”, John Cazale. La proposta si muove su coordinate oniriche che utilizza stilemi classici post-rock e jazz per la creazione di interessanti trame dal sapore cinematografico. Abbiamo il piacere di proporre in anteprima il loro nuovo EP News from Mars che è la loro terza fatica discografica ed uscirà ufficialmente il 25 ottobre per la label indipendente Open Productions. Ecco qualche domanda al gruppo per saperne di più.

Trovo la musica dei Cazale evocativa. L’idea è quella di una macchina in continuo movimento, ora veloce, ora più lenta, e a tratti in stop motion. Qual è il rapporto che avete con il cinema?
Tutto il lavoro di scrittura e arrangiamento nasce proprio dal desiderio, che purtroppo al momento resta tale, di comporre per il cinema. Seguo con profondo interesse il cammino di alcuni compositori contemporanei che spaziano tra più generi, dal rock, al jazz e alla classica, con un’elasticità ed un’efficacia invidiabile. Oltre alla bellezza del risultato che ottengono, i lavori che mi colpiscono hanno una potenza tale da funzionare anche senza immagini, senza annoiare, mai. Un esempio recente è quello di “Spencer” di Pablo Larrain e della colonna sonora di Jonny Greenwood. Nel nostro caso si lavora senza immagini, ma le opere che vediamo e ascoltiamo al cinema restano dentro di noi e influenzano la scrittura dei nostri lavori futuri, ne siamo convinti.

Avete mai pensato alla vostra musica come accompagnamento a un particolare film?
Ad un film in particolare no, ma alle opere e all’immaginario di grandissimi del cinema contemporaneo sì, continuamente: Jarmush e Kaurismaki, tra tutti.

Una proposta prettamente strumentale, deve catturare l’attenzione dell’ascoltatore attraverso il suono, ma anche con i titoli, che in un certo senso concorrono alla creazione di una determinata emozione. Sono curioso, il nome dei vostri pezzi è casuale o ha qualche significato più profondo? Mi riferisco ad esempio a Castelpriore, che apre il vostro nuovo album News from Mars, ma anche a 27 dicembre (giorno dedicato a San Giovanni Evangelista), o ancora, il mio preferito Noi, tre.
I titoli hanno tutti un significato, il più delle volte legati ad un momento particolare vissuto durante la scrittura. Castelpriore è il nome di un piccolissimo paese perso tra il verde dell’Appennino romagnolo. È nata da una due giorni di prove e isolamento, cercato per comporre in questo luogo meraviglioso. News from Mars, 27 dicembre e Noi, tre sono brani che hanno in comune tre momenti diversi del 2024 e intimamente collegati alla nascita della mia “nuova” famiglia.

Avrei una curiosità per voi. Se poteste scegliere un musicista (o band), del panorama italiano e uno invece internazionale, per collaborare ad un progetto, con chi vi piacerebbe farlo?
Italiano: Vittoria Burattini
Straniero: Kathryne Joseph

La vostra musica mi ha colpito per una sorta di ‘gioco di contrasti’. Emblematico il caso di Posed Photos, quarta canzone del disco, dove ho quest’immagine nella quale mi trovo in un club fumoso d’altri tempi, mentre sono alla ricerca di qualcuno. Ogni tanto mi soffermo sui volti delle persone e questo accade quando la chitarra si introduce in modo limpido modificando la struttura precedente. Sei d’accordo con questa mia visione?
Sono d’accordo, al punto di associare la scena che racconti a una delle tante che compaiono nei film di Kaurismaki, di cui accennavo sopra.

Senza nulla togliere a tutta la strumentazione coinvolta, il sax è protagonista indiscusso delle composizioni. Ci potete spiegare come avviene il vostro processo compositivo? Si tratta di una collaborazione nata dall’improvvisazione in studio da parte di tutta la band, oppure da idee portate da uno o più membri del gruppo?
Rispondo io che sono il sassofonista e autore dei brani. Solitamente presento a Marco (chitarra) e a Gionata (basso) la stesura completa del brano, ma poi si lavora sugli arrangiamenti e in particolare sul suono e sulla dinamica. Su questi due ultimi aspetti il contributo di Marco e Gionata è imprescindibile. Il risultato finale può funzionare solo se tutti e tre siamo convinti di quello che ascoltiamo in sala prove.

One response to “Cazale – News from Mars [anteprima + intervista]”

  1. […] il nome di un quartetto romagnolo (del quale abbiamo già parlato qui, ed intervistato su queste pagine) capitanato dal sassofonista Paolo Gradari, ma anche una sorta di tributo all’attore John Cazale, […]

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