R E C E N S I O N E
Recensione di Monica Gullini e Andrea Notarangelo
È inutile girarci intorno: Cutouts di The Smile, progetto dei soliti Thom Yorke, Johnny Greenwood e Tom Skinner, è un disco molto interessante. Non è all’altezza dei precedenti ma le suggestioni che lo animano appartengono a tre musicisti dall’estro geniale. Il titolo suggerisce quasi l’intenzione di raggruppare ritagli dei lavori passati e per certi versi Cutouts e Wall of Eyes risentono della stessa spinta creativa, essendo nati nello stesso studio e con la benedizione di Sam Peets Davis. La premessa è doverosa per chi, forse in un gioco di rimandi, si attendeva che questo Cutouts rappresentasse per i The Smile ciò che era stato Amnesiac per i Radiohead dopo la pubblicazione del capolavoro Kid A, e cioè una prosecuzione di Wall Of Eyes (ne abbiamo scritto qui). Non è però questo il caso, e avremo modo di approfondire e valutare la solidità del nuovo lavoro del trio che è de facto costituito da tracce inedite e pezzi mai usciti su disco ma che risalgono ai primi momenti della band.

Il primo brano, Foreign Spies, stupisce già per la presenza di alcuni elementi insoliti. Sembra quasi di ascoltare Vangelis in una delle sue tante sperimentazioni sonore e invece l’intro è frutto della mente inarrestabile di Yorke che si diverte dietro il synth analogico. Gli archi accompagnano la sua voce che diviene sempre più profonda e matura nel tempo e preparano il terreno per Instant Palms, ballad che non avrebbe affatto sfigurato nella scaletta di Ok Computer. Meraviglioso è il contributo della London Contemporary Orchestra (altro elemento di connessione con Wall of Eyes), ma una delle punte di diamante è il singolo Zero Sum, che guarda con orgoglio al prog e al jazz. Greenwood suona la chitarra come fosse un banjo, usando la tecnica del fingerpicking e avventandosi sulle corde a velocità supersonica, quasi a ricordare la Present Tense dei Talking Heads del futuro. Il pattern di Skinner è l’apertura perfetta a Colours Fly e qui di influenze ce ne sono a bizzeffe: le corde arabeggianti ricordano le atmosfere di Dream Brother di Jeff Buckley, i fiati rimandano al mondo dei Noir Desir, specie nel loro tormento finale, mentre la struttura dell’intera traccia possiede un afflato psichedelico molto caro ai King Gizzard. Con Eyes & Mouth arriva l’ennesima riprova del talento di Tom Skinner, preciso sul rullante ed estroverso sull’hi-hat come il più ispirato Copeland. La memoria riporta indietro, a quel 17 luglio 2022 all’Arena Sferisterio di Macerata e a quella canzone in scaletta non presente in A Light For Attracting Attention (ne abbiamo scritto qui), ipnotica nell’identico riff di chitarra e, guarda caso, differente dal pezzo che ora conosciamo solo per un Just posto all’inizio di una bocca e di un paio d’occhi che dialogano benissimo insieme. Don’t Get Me Started ci conduce in un luogo impervio attraverso una base spartana, sintetica, che rimanda ai videogiochi arcade degli anni ’80. Poco meno di un minuto dall’inizio, Yorke si insinua con un canto che sembra apparentemente asettico e invece aggiunge un carico di disperazione. L’introduzione cede il passo, circa due minuti, a un sussulto tribale ad opera di Skinner che ci coglie alla sprovvista. Il suggerimento vocale ci spinge a non aver paura, mentre il fraseggio di Thom, poco alla volta, acquista un effetto eco molto interessante che riempie la traccia. È quasi un’improvvisazione più che un vero e proprio pezzo ambient. Le tastiere in parte sostituiscono la batteria nella conduzione del ritmo, mentre una piccola pioggia di suoni digitali crea un effetto straniante prima che il brano accenni nuovamente la parte iniziale e si concluda in un effetto dissolvenza.

Tiptoe è forse una delle canzoni più belle di questa nuova raccolta. Calda, elegante, si sviluppa sulle tastiere e pochi accordi di piano che creano un’atmosfera perfetta per il cantato delicato e quasi bucolico. Non succede nulla fino alla fine ed è perfetto così. The Slip, a seguire, ci beffa con quell’inizio in aria Massive Attack ma che ritorna presto sui binari dei Radiohead dell’era Kid A/Amnesiac. Qui si può apprezzare il perfetto innesto dell’inconfondibile chitarra nervosa di Greenwood, qui impegnato con una sorta di retaggio della band madre ai tempi della scrittura delle trame intricate di Ok Computer. Skinner riprende in mano il timone in No Words attraverso una batteria semplice e cadenzata che non muta dall’inizio alla fine. Nel frattempo il basso mantiene il ritmo e segna il terreno giusto perché Yorke si insinui con una melodia calda e perfetta. E’ forse la canzone più debole del lotto, non brutta ma nemmeno memorabile; più semplicemente si può dire che non apporta un valore aggiunto. La conclusione viene lasciata a Bodies Laughing, una traccia rilassata che inizia in sordina e si sviluppa attraverso una sezione ritmica perfetta e mai invadente, nella quale i Radiohead nell’incarnazione di Hail to the Thief (There There, ad esempio?), tornano a trovarci e a regalarci una gemma umbratile ricca di emozione e già conosciuta in precedenza dai fan. Meritevole di menzione la versione del Live at Primavera, risalente al giugno del 2022, dove però il basso crea un effetto più dub e la chitarra funge da mero accompagnamento. E’ interessante questo tipo di confronto perché fa comprendere all’ascoltatore i vari momenti di lavorazione di un pezzo e quali soluzioni vengono decretate come vincenti.
Cutouts è indubbiamente l’ennesima riprova del valore del progetto The Smile, il quale affonda le radici nelle esperienze precedenti dei musicisti (sarebbe impossibile non rifarsi all’immenso bagaglio dei Radiohead), fino a spingerle a livelli di sperimentazione estrema. Tuttavia, in questo ultimo capitolo musicale non c’è un filo che connette i brani. È chiaro l’intento di voler dare una forma omogenea alle canzoni per poterle raccogliere, e forse è proprio la mancanza di compattezza il tallone d’Achille del disco. Conosciamo le doti del duo Yorke – Greenwood, innegabili peraltro, ma qui ciò che stupisce una volta per tutte è la maestria e il talento di Skinner, vero nocchiero del progetto. Grazie ai colori e alle fantasie che riesce a infondere con i suoi interventi diviene il trascinatore, l’anima di una festa che a tratti sembra spegnersi e accartocciarsi su se stessa.
Alla prossima puntata, dunque. E se il caro Jonny è riuscito a fare questo da un letto d’ospedale, chissà cosa può succedere una volta che torneranno a calcare un palco…
Tracklist:
01. Foreign Spies (04:48)
02. Instant Psalm (04:18)
03. Zero Sum (02:47)
04. Colours Fly (04:55)
05. Eyes & Mouth (03:59)
06. Don’t Get Me Started (05:55)
07. Tiptoe (03:30)
08. The Slip (04:29)
09. No Words (04:16)
10. Bodies Laughing (04:57)
Immagini © ShinKatan x Weirdcore




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