R E C E N S I O N E
Recensione di Elena Colombo
Si chiama Sweet release, ed è davvero una dolce liberazione, il nuovo capitolo del duo Justin Adams e Mauro Durante, uscito venerdì 18 ottobre 2024 per Ponderosa Music Records. Si tratta del secondo lavoro per questi musicisti, che già nel 2021 avevano rilasciato Still Moving, album a cui sono seguiti tre anni di tournée. Il duo Adams & Durante ha iniziato un nuovo tour dal 22 ottobre, che li porterà in Gran Bretagna, Norvegia, Finlandia e Italia, anche grazie alla Programmazione Puglia Sounds Tour Export Italia 2024.
Non li conoscevo e ne sono rimasta molto colpita: l’album è fatto di contaminazioni sonore che vanno dalla Puglia al Medioriente, che hanno come costante una chitarra elettrica che sa essere forte ed energica o dolce e delicata a seconda delle circostanze. Penso che una buona sintesi dell’intero album la si possa trovare nel primo brano, Sweet release – non a caso titolo omonimo a quello del disco.

La canzone inizia con un ritmo costante e la voce profonda di Justin Adams. Quest’ultimo è un chitarrista e produttore che in passato ha collaborato con Robert Plant, leggenda dei Led Zeppelin, Tinariwen, Rachid Taha, Sinead O’Connor e il musicista dell’Africa occidentale Juldeh Cama. Canta così: “these strings and these drums, from another world they come, bringing messages of peace and songs of sweet release”. Ripete più volte queste parole, mentre già si percepisce un mutamento nelle vibes della canzone: il tamburo a cornice, suonato fin dall’inizio da Marco Durante, diventa sempre più preponderante, finché non assistiamo a un interessante mix di suoni mediorientali con i ritmi della taranta. Canta anche Durante, in dialetto salentino. Durante è violinista, percussionista e compositore, considerato una figura chiave per la sua capacità di reinventare i ritmi tradizionali della pizzica nella musica contemporanea. Ha collaborato con Ludovico Einaudi, Piers Faccini, Ibrahim Maalouf, Ballake Sissoko, Jovanotti, Stewart Copeland, Sam Lee, Enzo Avitabile, Nickodemus, Red Baraat, solo per fare qualche nome.
Da Sweet Release è stato tratto anche un videoclip dai toni un po’ nostalgici, o forse è il bianco e nero a dare questa impressione. La cover dell’album è anch’essa in bianco e nero, scattata probabilmente nelle stesse circostanze del video. Ricorda un po’ un quadro futurista: i due stanno infatti suonando, e la fotografia cattura sì il movimento, ma perde, inevitabilmente, la precisione dei tratti. Se Adams è ancora riconoscibile, il volto di Durante è offuscato, come il suo braccio, impegnato a percuotere quell’interessante strumento che è il tamburo a cornice.
I suoni della pizzica sono presenti in Leuca, un brano con un incipit bellissimo, fatto di suoni dolci che si trasformano presto in un canto ritmato, grazie alla voce di Alessia Tondo. La cantante fa parte del gruppo Canzoniere Grecanico Salentino, nato nel 1975 e acclamato e pluripremiato a livello internazionale, il cui direttore è proprio Marco Durante. Anche in Ithaca Return, che comincia con un inno strumentale, per poi dare spazio principalmente al violino, forte e potente, di Durante. Imperdibile per gli amanti di questo strumento.
Ghost Train è poi un brano in cui il rock si mescola al dialetto salentino, in un connubio che mai avrei immaginato potesse funzionare così bene. Più rock e meno Salento in Silver and Stone e Tide keeps turning: quest’ultima, cantata anche da Felice Rosser, storica voce del club newyorkese CBGB.
È interessante come nel disco siano presenti molte lingue diverse, tra cui inglese, italiano, dialetto salentino, arabo. We Habibi è la cover di un inno pasquale, nota nella versione della diva libanese Fairuz, qui cantata da Yousra Mansour dei Bab L’ Bluz. La chitarra qui si fa più delicata, mentre la canzone sembra riproporre una riflessione universale sulla sofferenza.
È cantata in italiano Aurora, ma la melodia è ispirata da una chiamata alla preghiera ascoltata all’alba in Rajasthan (India). Si ripresenta il classico motivo omerico delle “dita dell’aurora”, mentre di dice che “nuovi odori mi dissetano, la notte sta finendo”. Da amante delle sinestesie, non posso che apprezzare questo passaggio, ancora una volta accompagnato dal suono del violino.
In lingua italiana è anche in Qui non vorrei morire, una poesia del poeta salentino Vittorio Bodini, originariamente musicata e registrata da Daniele Durante, padre di Mauro, etnomusicologo e noto musicista di musica popolare salentina, direttore artistico della Notte della Taranta.
Santu Paulu necessita invece di una piccola introduzione storica. Secondo la leggenda, quando le fanciulle erano morse dalla tarantola, cadevano in uno stato di possessione che poteva essere contrastato tramite un esorcismo, pregando San Paolo. Ed è per questo che, in un’atmosfera un po’ mistica, un po’ psichedelica, l’album di chiude con questo brano.
Tracklist:
01. Sweet Release (3:53)
02. Leuca (Feat. Alessia Tondo) (5:44)
03. Ghost Train (4:11)
04. Wa Habibi (Feat. Yousra Mansour) (4:28)
05. Silver And Stone (4:37)
06. Aurora (6:22)
07. Ithaca Return (4:52)
08. Qui Non Vorrei Morire (2:59)
09. Tide Keeps Turning (Feat. Felice Rosser) (4:20)
10. Santu Paulu (5:06)
Photo © Ray Tarantino






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