R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

Labyrinth, l’ultimo lavoro della sassofonista Nicole Johänngten, è quello di una musicista che sa che cosa vuole.
-Ah, quindi c’è un suono maschile e uno femminile? Allora etichetti! Allora fai dei distinguo!
-Rispetto al jazz è impossibile non farne: che lo si voglia o no, in questo genere il testosterone dei maschietti ha sempre avuto il predominio e le donne hanno sempre avuto un ruolo ahinoi secondario, anche quando erano validissime compositrici che suonavano il piano o l’arpa (non faccio nomi, ma chi conosce il genere sa a chi alludo).
Il jazz afroamericano è sempre stato refrattario, per usare un eufemismo, ad accettare tra le proprie fila troppe strumentiste, così pure il pop e il rock!
Negli ultimi due-tre decenni, le cose hanno iniziato a suonare diversamente anche nel jazz. Sono stati pubblicati sempre più album a nome di artiste, che affermavano una propria concezione musicale molto originale. Dove gli stilemi della musica suonata dagli uomini si faceva spesso ripetitiva e davvero poco stimolante, una nuova ondata di freschezza e novità è arrivata “dall’altra parte della luna”.

Labyrinth è stato registrato in presa diretta, presso lo studio della radio svizzera a Basilea nel settembre del 2022. Il trio è composto, oltre che dalla leader, Nicole Johänngten, da Jon Hansen alla tuba e David Stauffacher alle percussioni. In due brani, il funkeggiante Simplicity, Curiosity! e la ballad Straight Blues, Baby Straight! il trio viene affiancato dal susafono di Victor Hege.
Tutte le tracce sono state composte dalla leader, che ovviamente non rinuncia alla creatività dei propri collaboratori, durante le improvvisazioni. Anche la scelta del timbro degli strumenti, che affiancano i suoi sax alto e soprano, è particolare: una tuba e un susafono, che permettono di realizzare, grazie al caratteristico suono grave, un impasto sonoro molto particolare, tipico ad esempio delle marching & brass band. Inoltre, la scelta delle percussioni e non della batteria aggiunge morbidezza e fluidità al ritmo di ciascun brano.
In
Lac Léman e In Gedanken possiamo gustarci delle sonorità tipiche dell’est Europa, senza l’esasperata ricerca del virtuosismo di molti musicisti di quelle regioni. Quello che conta maggiormente, in questo caso, è la melodia e il feeling che si palesa tra i musicisti. Immaginiamo i loro sguardi complici e i sorrisi che si scambiano intanto che suonano.
Get Up And Dance è chiaramente un invito a condividere uno spazio entro cui muoversi a ritmo di danza, e qui il linguaggio contemporaneo del jazz si fa più evidente e riconoscibile.
La chiusura di
Labyrinth avviene in modo piuttosto dolce e delicato. Dapprima è la volta di Good Night My Dear che ricorda una ninna nanna.
Infine vi sono i due brani
Little Song For Nenel e Song For Nenel, che chiudono le danze. Nel primo caso, la voce dolce di Nicole Johänngten duetta con il proprio sax. Nel secondo, vengono riprese le idee melodiche appena ascoltate sviluppandole in trio.

Abbiamo apprezzato molto questo album e attendiamo con curiosità quali altre sorprese ha preparato nel prossimo lavoro in uscita nel 2025.

Tracklist:
01. Labyrinth (04:37)
02. In Gedanken (04:36)
03. Canyon Wind (05:11)
04. Simplicity, Curiosity! (05:43)
05. Straight Blues, Baby, Straight! (06:13)
06. Lac Léman (03:02)
07. Get Up And Dance (02:39)
08. Good Night My Dear (02:05)
09. Little Song For Nenel (03:05)
10. Song For Nenel (03:07)

Photo © Daniel Bernet 

2 risposte a “Nicole Johänntgen – Labyrinth (Selmabird Records, 2023)”

  1. exelente proyecto musical..buenisimo

  2. […] notevole traccia di sè con Labyrinth, di cui Off Topic si è recentemente occupata proprio qui. In questo nuovo Labyrinth II, rispetto al precedente, non ci sono sostanziali cambiamenti di […]

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