A R T E – M O S T R E
Articolo di Mario Grella
La prima volta che ebbi un contatto diretto con un’opera di Gae Aulenti fu nell’aprile del 1987, quando misi piede per la prima volta al Musée d’Orsay che era stato inaugurato il primo dicembre dell’anno precedente. In questi casi si dice che “fu una rivelazione”, ed effettivamente lo fu, in primis per l’imponenza della Gare d’Orsay che, fino a qualche anno prima, era stata a tutti gli effetti una stazione ferroviaria della linea Paris-Orleans, in secundis, perché da quel giorno il nome di Gae Aulenti divenne sinonimo di novità oltre che di eccellenza femminile e più precisamente di eccellenza femminile italiana. Del resto Parigi è piena zeppa di eccellenza italiana dai capolavori del Louvre a Renzo Piano e ai nomi della moda e della cultura. Quando ho visto il manifesto che presentava la piccola, ma bella mostra su di lei alla Triennale di Milano, un brivido mi ha scosso: la fotografia di autore anonimo del manifesto, ritrae in uno splendido b/n Gae Aulenti, in posizione da diva del cinema anni Trenta con sigaretta tra le dita, sotto l’imponente volta della Gare d’Orsay.

Anche solo questa fotografia riesce a far percepire la personalità del grande architetto italiano, davanti all’immensità del lavoro da svolgere e ci fa riflettere sulla distanza temporale, che oggi sembra essere abissale, da quegli anni Ottanta. Una volta all’interno della mostra della Triennale, egregiamente curata da Giovanni Agosti, ascolto le parole di una giovane stagista che si offre di accompagnare i visitatori (ottimo servizio offerto da Triennale Milano). La giovane ragazza introduce il lavoro di Gae Aulenti, incominciando dagli anni Sessanta e dal padiglione della XII Triennale, mostrando le figure danzanti di gusto Anni Trenta che accoglievano i visitatori. Si passa poi allo showroom Olivetti a Parigi, ad alcuni allestimenti per Fiat ed arredamenti di case privati. Quando si arriva al Musée d’Orsay, del quale è riprodotta in scala più piccola una seduta e un basamento per statue, la giovane ragazza si rivolge a me chiedendomi se fossi già stato per caso al Musée d’Orsay. Rispondo di esserci stato una ottantina di volte mentre la ragazza prosegue dicendomi “a parte gli scherzi…”, solo che non scherzavo affatto, perché ad Orsay, ci vado ormai da molti decenni, non solo per la collezione e per le mostre, ma anche per passare qualche pomeriggio dentro l’architettura di Gae Aulenti.

A parte il ricordo personale, la mostra documenta con prospetti, piante, studi di particolari e una serie di fotografie, il lavoro sul Musée d’Orsay che resta un caposaldo fondamentale dell’opera dell’Aulenti, così come ben documentati sono gli apparati che ricostruiscono la sua carriera nella redazione di Casabella, sotto la direzione di Rogers e, ancor prima, come assistente di Giuseppe Samonà all’università di Venezia. Tra gli oggetti di design esposti, ricordo la lampada Pipistrello del 1965; inoltre sempre nell’ambito del design vanno anche ricordate certamente le lampade Glicine e Parola del 1980. Del 1970 impossibile dimenticare la ristrutturazione dell’appartamento milanese, in zona Brera, dell’Avvocato Agnelli, gioiello pop al cui interno erano custodite innumerevoli opere d’arte, da Bacon a Lichtenstein, collezione nata dalla serrata frequentazione di Agnelli con Leo Castelli: il progetto fu chiamato “Casa di un collezionista” e alla Triennale sono esposte le fotografie scattate da Ugo Mulas all’interno della abitazione. In quegli anni la Aulenti coordina un gruppo di architetti, sociologi, grafici e semplici cittadini per la pubblicazione di un testo ciclostilato, il cui titolo la dice lunga sull’impegno civile degli architetti, un progetto incentrato sulla trasformazione del modo di vita cittadino mediante una trasformazione del traffico.

Titolo emblematico scelto per il volume, fu Milano invece di Milano: il progetto prevedeva “l’esclusione metodica delle automobili private dal centro della città”, la creazione di piste ciclabili e di marciapiedi mobili coperti, la collocazione di un numero infinito di alberi e un museo dentro il carcere di San Vittore. Il progetto, successivamente divulgato alla cittadinanza tramite pannelli e manifesti stradali, raccolse l’appoggio entusiasta di architetti, urbanisti ed intellettuali tra i quali Pier Paolo Pasolini. Negli stessi anni del Musée d’Orsay, Gae Aulenti si dedicherà anche al rifacimento, molto discreto, degli spazi espositivi del Centre Pompidou. Nella mostra grande spazio è dedicato alla sua intensa attività per il teatro a cominciare dalle collaborazioni con Luca Ronconi. Gae Aulenti appartiene a quella genìa di architetti-intellettuali che sembra ormai essere di un’altra epoca, quando il progettare non poteva essere scisso da una più vasta attività intellettuale. Oggi purtroppo, con le dovute eccezioni, l’architetto è un progettista che svolge operazioni tecnico-progettuali che sembrano distaccate da una visione del mondo o quantomeno da specifiche convinzioni. Potremmo dire, e per una volta mi sia consentito usare l’espressione con accezione negativa, “non è più ideologizzato”, manca cioè di quella capacità di inglobare la progettazione architettonica in un sistema di valori coerenti con la propria attività intellettuale.

Fatta questa considerazione da “boomer” torniamo al teatro. Esposti i bozzetti della straordinaria scenografia scaligera per Il viaggio a Reims per la Prima del 1985, de La Torre di Hugo von Hofmansthal per il Piccolo Teatro del 1977, de Le Baccanti di Euripide (del Laboratorio Teatrale di Prato tenuto con Ronconi nel 1976), lo straordinario Wozzec di Alban Berg della stagione scaligera 1976/1977. E infine, vorrei ricordare un progetto (ed una realizzazione) che suscitò nell’opinione pubblica italiana, e in particolare milanese, uno degli ultimi “dibattiti culturali” sull’architettura. Intendo riferirmi al rifacimento di Piazzale Cadorna a Milano, con l’infinita polemica (di cui oggi nessuno si ricorda più) sulla scultura Ago, filo e nodo dell’artista Claes Oldenburg. La mostra della Triennale, proprio a due passi da quell’opera, è aperta fino al prossimo dodici gennaio ed è un’occasione ghiotta per ripercorrere l’itinerario creativo di una grandissima artista.


Photo credits:
1-3 © Mario Grella, 4-6 © Alessandro Saletta – DSL Studio, 7 autore non identificato




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