L I V E – R E P O R T
Articolo di Arianna Mancini, immagini sonore di Antonio Viscido
L’11 gennaio il Glue Alternative Concept Space di Firenze ha ospitato i The Winstons – il trio composto da Enro Winston (Enrico Gabrielli), Linnon Winston (Lino Gitto) e Rob Winston (Roberto Dell’Era) – che con il loro sound unico e caleidoscopico si sono affermati come una delle realtà più affascinanti ed imprevedibili del panorama musicale italiano. In questo periodo sono in tour per presentare il loro nuovo album, Third (qui la nostra recensione e l’intervista). Ed ecco che con il live report, terza parte di approfondimento, giunge idealmente a compimento l’idea di “triade” evocata nel titolo stesso dell’album.

Il Glue è uno di quei club concepiti alla vecchia maniera, in cui amo sempre andare, e che resiste nella sua autenticità proponendo progetti artistici carismatici e indipendenti. Ero lì per sentire Third dal vivo e posso dirvi che è stato molto più di un semplice concerto: mi sono ritrovata in un flusso sonoro cangiante, un live che pulsava di passione; una serata che ha saputo mescolare atmosfere psichedeliche, virtuosismi prog e un tocco di sperimentazione. I tre formidabili e talentuosi musicisti ci hanno portato in viaggio nella loro discografia eseguendo quasi per intero il nuovo album, qualche punta di diamante dei loro dischi precedenti, per poi chiudere con una inaspettata cover a sorpresa, che sveleremo solo alla fine.

Siamo dentro, come sempre postazione fronte palco. Le luci del locale si tingono di un rosso intenso, la scena è già allestita: a sinistra si intravede l’imponente “astronave” di Enro Winston, una galassia di tastiere e fiati che promette viaggi. Al centro, la batteria ed il piano di Linnon Winston, che brillano sotto le luci come se fossero pronti a detonare. Sulla destra, ci sono le corde di Rob Winston, il suo basso e una splendida 12 corde, entrambe appoggiate come armi cariche di suoni in attesa di essere brandite. Quando i musicisti finalmente appaiono, la sala esplode in un applauso di benvenuto e un fiume di energia si riversa sul palco. Enro, con il suo fare enigmatico, si sistema fra le sue tastiere; Linnon lancia un sorriso al pubblico mentre afferra le bacchette; Rob imbraccia il basso con il suo impeccabile stile da rocker inossidabile. Il set si apre con tre brani del nuovo album: Break the Seal, Winstonland e Checkit out. Il pubblico ascolta rapito, mentre la band si muove in perfetta sintonia, alternando melodie intricate a esplosioni sonore e potenti. Enro fluttua con disinvoltura dai fiati ai synth, costruendo un paesaggio sonoro tanto ricco quanto surreale; Linnon martella i tamburi con un’energia che sembra inarrestabile, ogni colpo è un invito a lasciarsi andare; Rob ricama linee di basso e accordi con la 12 corde che aggiungono profondità e corpo al tessuto sonoro.

Quello che segue è un salto indietro, nel 2016, con il doppio set di Diprotodon e Viaggio nel Suono a Tre Dimensioni; torniamo ai tempi del loro album omonimo d’esordio. Proseguiamo nel loro trascorso discografico: con A Man Happier than You – che vide il featuring di Mick Harvey – e Tamarind Smile siamo nell’era di Smith (2019), il loro secondo album.
La performance dei Winstons è ipnotica, un viaggio psichedelico che mescola passato e presente. Ogni nota sembra trasportare il pubblico in un’altra dimensione, eppure tutto resta perfettamente ancorato al qui e ora, al Glue, gremito di ascoltatori felici, dove si percepisce il flusso trascinante della musica, che pare palesarsi come un’interrotta jam session.
Nel vortice delle note c’è anche un momento per dedicare un pensiero a chi purtroppo non è più con noi. Enro Winston prende la parola per ricordare Guido e Paolo (Benvegnù), poi introduce Song for Mark, brano scritto da Rob Winston per Mark Lanegan quando era ancora in vita. Prima che il brano abbia inizio, c’è il racconto di un aneddoto, lo stesso che ci ha raccontato Rob Winston nell’intervista e che strappa a tutti un sorriso. Qui la vena elettrica, baciata dai fiati, si fa così intima da sembrare acustica.

Ghost Town, con la sua fluida ed elettrica lisergìa ci riporta temporaneamente ai tempi di Smith, poi di nuovo nel presente con Never Never Never e Abie, quel brano che porta in sé i suoni e la memoria del mare. La carica magnetica del live è palpabile, e con On a Dark Cloud ci riserva frangenti di tempo ipnotici. Rob Winstons lascia momentaneamente da parte i suoi strumenti a corda e si sposta alla batteria, mentre Linnon prende posto al piano. La lunga intro ci avvolge, sembra essere un’orgia fra gli strumenti che sale progressivamente in intensità fino a culminare in un orgasmo psichedelico. Nella loro unicità, i The Winstons si distinguono anche per l’assenza di un frontman tradizionale: ognuno dei tre membri, a modo suo, incarna questa figura, contribuendo in egual misura alla potenza espressiva e alla presenza scenica della band.

L’uscita di scena prima del bis dura solo qualche attimo. Il primo a ricomparire sul palco è Enro Winston che ironizza sul fatto che lo mandino avanti perché lui è di queste parti. Presenta Sintagma, un pezzo scritto in giapponese, nato nello studio in cui fecero il primo album: La Sauna Recording Studio di Andrea Cajelli, che non è più con noi, e anche per lui c’è un pensiero in questa serata. Enro ci racconta poi la genesi del brano, concepito durante un suo viaggio in Giappone. Seduto in bagno, cominciano a risuonargli in mente i termini che legge su una lavatrice che gli sta di fronte: “washu, sotopuu akuriru”; ed è così che finiscono nel testo di questa canzone delirante e travolgente. Linnon e Rob raggiungono Enro sul palco e si continua a viaggiare con il loro sound magnetico, che in questo brano prende le sembianze di una jam session nipponica, davvero formidabile. A seguire, She’s my Face ci trascina nel suo ritmo e groove vorticoso mentre il pubblico balla, balla, balla.
Ed ora è tempo di svelare la cover a sorpresa: il grande classico Carpet Crawlers dei Genesis. Un finale inaspettato che chiude in modo nostalgico questa performance vibrante e speciale.

Le fotografie sono di Antonio Viscido, che ringrazio di vero cuore per aver immortalato la serata con la sua visione dal sapore prog rock, psichedelica e passionale. Gli scatti raccontano in maniera netta e inequivocabile l’energia e l’intensità del live dei The Winstons, catturando ogni momento con un vigore tale da restituire la magia dell’evento.
Scaletta:
Break the Seal
Winstonland
Check it Out
Diprotodon
Viaggio nel Suono a Tre Dimensioni
A Man Happier Than You
Tamarind Smile
Song for Mark
Ghost Town
Never NeverNever
Abie
On a Dark Cloud
Bis:
Sintagma
She’s my Face
Carpet Crawlers (cover dei Genesis)















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