R E C E N S I O N E
Recensione di Aldo Del Noce
“C’è qualcosa di nuovo … anzi d’antico…” la nota citazione pascoliana, dai più percepibile in forma di antitesi o paradosso, non è poi tale se riferita alla “doppia anima” di una certa esternazione in arte, particolarmente alla glossa (ed alle implicazioni) di uno strumento trans-temporale quale ha dimostrato d’essere il violino etnico Hardanger, specie nella felice maestria del non attempato, ma già veterano Nils Økland.
Del talentuoso performer norvegese riteniamo di aver seguito l’intera recente produzione, capitalizzante le proprie ispirazioni post-folk (il termine non suoni approssimativo), investite anche in progetti di profilo elettroacustico (il paritario trio Lumen Drones in primis) ma soprattutto in una definita serialità a propria firma, della quale si pone in naturale conseguenza il presente Gjenskinn.

Nel complesso coerente con precedenti prove discografiche, che hanno segnato svariati passaggi tra Rune, ECM e l’attuale Hubro, l’album sembra espandere quanto tracciato dal precedente Glødetrådar (2021) ma soprattutto compatta la line-up richiamando la formazione da Kjolvatn (ECM, 2016).
Pulviscolare ed eterea, si conforma entro una calda pulsazione vitale la fisionomia dell’introduttiva Minimalvals, d’austero spirito, danzante e misterico, in cui la roca ed arcaicheggiante voce del cordofono viene alonata da un sound d’insieme che si conforma con gli sfumati caratteri dell’intro.
Il passo permane frenato nel clima narrativo di Framover, denso di memorie entro tiepide luci di tramonto, in cui l’esposizione si forgia in guisa di danza erratica, nella ricerca di più nitide luci.
Ancor più raccolto il clima generale di Svevn, tratteggiato da piccole scansioni percussive; misticismo orientalista nelle vibrante Kairo, in cui le voci soliste s’impregnano di colore e modi levantini, entro un procedere carovaniero.
Camerismo minimalista e contrappunti in filigrana nella sensibile e concisa Lys, preludendo a Morgenkvist, di similare concezione, ma di ben più spiccato calore e senso vibratorio.
All’insegna di forze primordiali e collidenti, la minacciosa Kraft nel suo breve sviluppo esplicita tra i passaggi dell’album il momento più catartico e coagulante, laddove l’eponima Gjenskinn nelle sue indistinte nebbie funge da vago contraltare di ristoro, pur popolandosi di sincopate figurazioni.

Verso l’epilogo del programma, il Nord del mondo rilascia il suo connotante spirito di danza nella festosa Tilley Plump, definita “collage” dal titolare Økland, che ne ha appreso l’antico tema norreno dal violinista Lell Robertson nello Shetland, base di partenza di un brano assai pervaso da inattesa e fremente strutturazione elettroacustica; le energie si ricompongono nella serotina serenità di Silhuett, tematicamente distesa ed anticata, segnando dell’arte del Nostro un mirabile punto di sintesi tra compunto e svettante.
Non smentisce quanto finora rilasciato l’arte di Nils Økland, progettualmente coerente con la visione propria ed il nobile retaggio, nell’edificazione di un nuovo quanto appagante album d’impianto evocativo e mood prevalentemente ipnotico, in cui ben s’amministrano colorismo ed interplay, giocato dall’arco con il sensibile contrappunto d’ancia di Rolf-Erik Nystrøm, oltre alle calde linee di harmonium e tastiere di Sigbjørn Apeland; influente il fronte ritmico intessuto dalla percussione di Håkon Mørch Stene e completato, in termini quasi ‘naturali’ da Mats Eilertsen, roccioso quanto imprescindibile mantice a corde basse.
Collettore sempre più diversificato ma ugualmente attento a valorizzare anche espressioni avant-folk come la presente (e che invitiamo a valutare in parallelo con le recenti proposte di omologhi strumentali, quali l’ispirata Benedicte Maurseth e le diverse sortite dell’eclettico Erlend Apneseth), il catalogo Hubro music si conferma imprescindibile riferimento nel farsi alfiere di un poliedrico mondo musicale, di cui nel caso in oggetto riescono salienti nobiltà idiomatica, incanto naturale e atemporale senso poetico.
Musicisti:
Nils Økland: violini Hardanger, violino
Rolf-Erik Nystrøm: sax alto e baritono
Sigbjørn Apeland: Harmonium, organo Fender Rhodes
Håkon Mørch Stene: percussioni, vibrafono, elettroniche
Mats Eilertsen: contrabbasso
Tracklist:
01. Minimalvals (3:00)
02. Framover (5:39)
03. Svevn (3:16)
04. Kairo (4:51)
05. Lys (2:42)
06. Morgenkvist (6:05)
07. Kraft (2:38)
08. Gjenskinn (3:44)
09. Tilley Plump (5:36)
10. Silhuett (3:12)
Photo 2 © Morten Spaberg





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