R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

Quando io suono entro in una sfera
e lì faccio quello che voglio.
(U.T. Gandhi)

Quale incanto, quale estasiata sorpresa nell’ascoltare Farewell Dance di U.T. Gandhi. Tutto qui suona come deve, deliziando le orecchie e l’animo. Ogni traccia è una perla che accogliamo bramosi di riporre in uno scrigno in attesa che ne venga donata subito un’altra. L’album è stato prodotto da Artesuono di Stefano Amerio e distribuito da IRD.
L’album rappresenta una grandissima fortuna per chi lo assapora ancora e ancora. Il musicista è riuscito a comporre un edificio meraviglioso.
U.T. Gandhi suona davvero di tutto: batteria, percussioni, pianoforte e Fender Rhodes, basso elettrico, tastiere e vocoder, samplers, loops e live electronics.    

L’ingresso in questo album avviene dal paese in cui il nostro vive: Os-Opum (Osoppo). Spazi sonori dilatati, sullo sfondo una voce umana artefatta, gocce liquide di synth finché non fa il suo ingresso il basso elettrico di Danilo Gallo.

Essendomi abituato a suonare sopra i dischi,
ho imparato l’importanza fondamentale dell’ascolto,
rispetto all’esecuzione,
(U.T. Gandhi)

Per andare avanti, per trovare un senso al proprio essere nel mondo, servono i dubbi su chi si è, su che cosa si è in grado di fare. Quando il musicista assiste nel 1981 a un concerto dei Weather Report, un gigantesco punto di domanda gli cresce nella testa. Può mollare tutto! Loro sono dei. Non si può suonare come loro. Nessuno può. Nessuno è in grado. Meglio alzare le mani. No, dai un altro giorno. Domani, ma oggi ci si può solo rimboccare le maniche.
Nessuno è ciò che è. Uno ci diventa con la determinazione, passando dalla frustrazione, affrontando le proprie insicurezze ogni giorno. Cibandosi di ciò che fa entrare in uno stato di tensione, che muove oltre se stessi. Spazio misterioso & luogo sacro al contempo.
Chi poteva immaginare, ad esempio, che proprio nell’abbazia friulana di Rosazzo si potessero udire sonorità provenienti dall’oriente. I luoghi sacri non rimandano tutti alla stessa complice unione di anime? In The Last Pilgrim In Rosazzo’s Abbey la tessitura sonora e percussiva offre un soffice tappeto per il suono del flauto e per le voci di Federica Copetti e Maurizio Tatalo.
Il viaggio in luoghi remoti in cui si avvicendano echi di voci tribali e percussioni prosegue anche nel brano Far East Tribes.     

Per me lui era il massimo, un leader molto forte,
carismatico e un grande maestro di sensibilità musicale.
Ho sempre cercato di mettere nella musica
quello che ci metteva lui, la forza espressiva.
(U.T. Gandhi, a proposito di Joe Zawinul)

Farewell Dance, lo ripetiamo, è la pregevole testimonianza di quanto è stato appreso in decenni di lavoro dal vivo e in studio con musicisti di gran calibro.
Diciassette tracce registrate tra il 2009 e il 2021 per 82 minuti di musica che ci ha scosso nel profondo!

Che cosa è la vera musica? Un mezzo per trasportarti altrove.
Che cosa è un musicista? Un umile strumento che fa accedere le persone a una dimensione ulteriore.   
Joe Zawinul da questo punto di vista ha fortemente stimolato U.T. Gandhi, tanto che ben quattro brani sono del musicista austriaco: Badia, Music For The World, Second Sunday In August e la celeberrima In A Silent Way dell’omonimo album davisiano.
Qual’è la lezione che gli viene dal tastierista europeo? L’apertura. Accogli. Prendi tutto quello che puoi. Viaggia. Conosci. Assorbi modi, suoni, odori. Affina il gusto. Diventa una spugna e comporrai in maniera unica, conservando traccia di quello che ti ha toccato profondamente. I brani di Joe Zawinul non sono tributi, ma modi in cui il polistrumentista si è ritrovato e, coerentemente, ha voluto dare a Cesare quel che è di Cesare.

Badia, ad esempio, è ipnotico e programmatico, grazie al cantato mediorientale, al suono dilatato del Fender Rhodes di Paolo Corsini, al sassofono soprano di Nevio Zaninotto e al lavoro misuratissimo di Michele Rabbia alle percussioni.
Se non bastassero i brani riletti dell’amato collega, ecco Zawinul’s Spirit Lives in cui possiamo godere di una corposa ritmica funky, cui si aggiungono sonorità e voicing etnici.

A chiusura è doveroso ricordare anche gli altri musicisti che hanno dato il proprio contributo a questo lavoro: Rudy Fantin al Fender Rhodes, Massimo De Mattia al flauto e Denis Biason all’oud.
Michela Nale è l’autrice delle foto in bianco e nero di U.T. Gandhi che corredano il booklet.
Siamo davvero lieti che questo musicista si sia preso il tempo necessario per produrre un gioiello come Farewell Dance.       


Tracklist:
01. Os-Opum
02. Badia
03. The Pilgrim In Rosazzo’s Abbey
04. Santa Colomba’s Cave
05. Music From The World
06. Far East Tribes
07. Second Sunday In August
08. Infinite Searcher
09. Remembering Joe
10. Curandero en Salta
11. Last Boogie Woogie
12. Dance For Palmira
13. Milestones
14. Zawinul’s Spirit Lives
15. In A Silent Way
16. Farewell Dance
17. Ryuichi San (Bonus Track)

Foto © Luca A. d’Agostino/ Phocus Agency

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